28 Gennaio 2026
Gli Stati Uniti sarebbero pronti ad un attacco contro l’Iran entro 24 ore in assenza di negoziati sul nucleare, mentre Teheran assicura di essere pronta a reagire immediatamente a qualsiasi aggressione. Nel frattempo, l’Europa avvia l’evacuazione del personale diplomatico non essenziale dal Medio Oriente. Al Senato americano, intanto, il Segretario di Stato Marco Rubio ammette la possibilità del regime-change.
Le tensioni tra Stati Uniti e Iran tornano a salire rapidamente, con il rischio di un’escalation militare nelle prossime ore. Axios, citando fonti informate alla Casa Bianca, riferisce che "Trump darà all'Iran una scadenza di 24 ore per accettare di abbandonare il suo programma nucleare e missilistico balistico." Un ultimatum che, secondo le stesse fonti, escluderebbe la riapertura immediata di negoziati e lascerebbe sul tavolo l’opzione dell’uso della forza.
Nel frattempo, diversi Paesi europei stanno procedendo all’evacuazione del personale non essenziale dalle sedi diplomatiche in Medio Oriente. Un aumento significativo dei voli cargo e dei jet privati europei diretti nella regione e di ritorno verso l’Europa indicherebbe che le operazioni di rientro sono già in corso, segnale di un allarme crescente per la sicurezza nell’area.
Da Teheran arriva una risposta durissima. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha lanciato un messaggio di deterrenza, ribadendo la disponibilità militare del Paese: “Le nostre coraggiose Forze Armate sono pronte — con il dito sul grilletto — a rispondere immediatamente e con forza a QUALSIASI aggressione contro la nostra amata terra, il nostro spazio aereo e il nostro mare. Le preziose lezioni apprese dalla Guerra dei 12 giorni ci hanno permesso di rispondere in modo ancora più deciso, rapido e incisivo. Allo stesso tempo, l’Iran ha sempre accolto con favore un accordo NUCLEARE reciprocamente vantaggioso, giusto ed equo — su un piano di parità e libero da coercizioni, minacce e intimidazioni — che garantisca il diritto dell’Iran alla tecnologia nucleare a fini PACIFICI e assicuri l’ASSENZA di armi nucleari. Tali armi non hanno alcun posto nella nostra strategia di sicurezza e NON abbiamo MAI cercato di acquisirle”.
A Washington, il dibattito politico accompagna la pressione militare. Il Segretario di Stato Marco Rubio, intervenendo al Senato, ha affrontato apertamente l’ipotesi di un cambio di regime in Iran, sottolineandone, però, l’estrema complessità: “È una questione aperta. Nessuno sa chi prenderebbe il potere. Il loro sistema è diviso tra la Guida Suprema e l’IRGC, che risponde direttamente a lui. E poi ci sono questi… individui quasi eletti, quelli che in televisione indossano il completo, che fanno parte dei rami politici, ma che in definitiva devono sottoporre tutto ciò che fanno all’approvazione della Guida Suprema. Non credo che nessuno possa dare una risposta semplice su cosa accadrebbe dopo in Iran se la Guida Suprema e il regime dovessero cadere. Immagino che sarebbe molto più complesso rispetto allo scenario che stiamo descrivendo in Venezuela, perché stiamo parlando di un regime in piedi da moltissimo tempo. Quindi sarebbe necessaria una riflessione molto attenta, qualora un’eventualità del genere dovesse mai presentarsi”.
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