Mercoledì, 28 Gennaio 2026

Seguici su

"La libertà innanzi tutto e sopra tutto"
Benedetto Croce «Il Giornale d'Italia» (10 agosto 1943)

"Attacco Usa-Israele a Iran in settimana", Turchia crea zona cuscinetto al confine, Teheran già in stato di emergenza - RETROSCENA

Israele spinge per una linea dura contro Teheran mentre gli USA parlano di dialogo: alleati pronti, movimenti militari in corso e Iran in stato di emergenza per un possibile attacco

28 Gennaio 2026

Iran, Arash Azizi: “Sul tavolo di Usa e Israele piano per uccidere Khamenei”, CIA e Mossad valutano cyberattacchi contro regime

Trump-Netanyahu e Khamenei

Secondo sempre più fonti del deepstate, l'attacco statunitense all'Iran sarebbe imminente, anche "in settimana", nonostante il presidente Donald Trump dica in pubblico di star trattando con Teheran. Alle spalle dell'America, starebbe sempre l'insistenza israeliana di agire un raid definitivo per "eliminare il regime" in Iran.

La temperatura in Medio Oriente non accenna a scendere. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha affermato che le difese del Paese sono pronte a una rappresaglia iraniana e che la risposta sarà fortissima, mentre Teheran è in stato di emergenza, con l'attivazione di reti eccezionali per l'approvvigionamento di servizi essenziali e di protezione del governo in caso di attacco. Inoltre, la Turchia si è pronunciata sul tema, affermando di essere in stato d'allerta e di star creando una "zona cuscinetto" al confine con l'Iran, per "evitare un'ondata di profughi" dal Paese, soprattutto curdi.

"Attacco Usa-Israele a Iran in settimana", Turchia crea zona cuscinetto al confine, Teheran già in stato di emergenza - RETROSCENA

Il confronto tra Israele, Stati Uniti e Iran entra in una fase di crescente tensione, segnata da movimenti militari, dichiarazioni contrastanti e preparativi di emergenza su più fronti. Secondo diversi media israeliani, tra cui Channel 12, Israele starebbe spingendo Washington verso un’opzione militare contro Teheran, mentre pubblicamente gli Stati Uniti continuano a parlare di de-escalation e contatti diplomatici che, nei fatti, non sembrano tradursi in un vero negoziato.

Fonti israeliane indicano che, in uno scenario di confronto diretto con l’Iran, Israele potrebbe contare non solo sul sostegno degli Stati Uniti e del Regno Unito, ma anche su quello di Giordania e Azerbaigian, pronti a fornire assistenza difensiva e logistica. Un quadro che rafforza l’idea di un fronte regionale e occidentale sempre più coordinato attorno alla sicurezza israeliana.

Sul versante iraniano, secondo quanto riportato dal Financial Times, il presidente della Repubblica Islamica ha avviato misure di emergenza per rafforzare le forniture di beni essenziali, garantire la continuità dei servizi pubblici e assicurare il funzionamento delle istituzioni statali in caso di nuovi attacchi da parte di Stati Uniti o Israele. Fonti iraniane parlano di una “decisione definitiva” di rispondere in modo immediato e globale a qualsiasi operazione militare americana, considerata ormai una minaccia esistenziale, soprattutto alla luce delle recenti proteste interne e delle dichiarazioni statunitensi sul possibile cambio di regime.

Parallelamente, si moltiplicano i segnali di preparazione militare statunitense. Secondo analisti indipendenti, diversi assetti dell’US Air Force dedicati alla ricerca e soccorso in combattimento (CSAR) si stanno spostando dagli Stati Uniti verso Europa e Medio Oriente. Due HC-130J Combat King sono decollati dalla Patrick Space Force Base in Florida, mentre un C-17 partito dalla Moody Air Force Base avrebbe trasportato personale e mezzi del 41st Rescue Squadron. A ciò si aggiunge un rafforzamento delle difese regionali: immagini satellitari cinesi mostrano l’installazione di nuovi sistemi Patriot statunitensi nella base di Al-Udeid, in Qatar.

Sul piano navale ed energetico, fonti del Jerusalem Post riferiscono che l’amministrazione Trump starebbe valutando un blocco navale dell’Iran per impedirne le esportazioni di petrolio, una mossa che avrebbe conseguenze economiche globali. Lo stesso Trump ha alimentato l’ambiguità parlando di “una grande armatain movimento verso l’Iran, aggiungendo di sperare di non doverla utilizzare e auspicando un accordo.

Nonostante ciò, versioni contrastanti emergono sul fronte diplomatico. Channel 14 ha parlato di colloqui in corso tra Stati Uniti e Iran per ridurre le tensioni, ma il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha smentito, affermando che Teheran non ha avanzato alcuna proposta negoziale e che, sebbene vari mediatori siano attivi, non è stata presa alcuna decisione né presentata alcuna richiesta formale di dialogo.

Anche la Turchia si prepara a uno scenario di crisi. Secondo Middle East Eye, Ankara starebbe valutando la creazione di una zona cuscinetto sul lato iraniano del confine per prevenire un afflusso massiccio di profughi e militanti curdi. Il confine è già stato rafforzato con muri, fossati, torri di osservazione, droni e sistemi di sorveglianza avanzati.

Da parte israeliana, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha ribadito che il Paese è pronto a “qualsiasi scenario”, sottolineando che Israele prenderà le proprie decisioni indipendentemente da Washington. Il messaggio complessivo che emerge è quello di una regione sull’orlo di un’escalation, in cui la diplomazia viene evocata ma resta fragile, mentre i preparativi militari procedono a ritmo sostenuto.

Il Giornale d'Italia è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriversi al canale e rimanere sempre aggiornati.

Commenti Scrivi e lascia un commento

Condividi le tue opinioni su Il Giornale d'Italia

Caratteri rimanenti: 400

Articoli Recenti

x