02 Febbraio 2026
Invitato al programma "Notizie oggi - Linea Sera" su Canale Italia il 16 gennaio, l'opinionista Bruno Cesaro ha parlato del folle lockdown che è stato imposto durante la "pandemia" Covid. L'uomo ha ripreso il discorso della "resilienza", parola che in quel periodo era tornata alla ribalta, criticando la clausura di Stato e tutti coloro che obbedivano senza neanche farsi domande: "'Resiliente' è la poetizzazione del termine coglio*e".
Ha suscitato polemiche e reazioni contrastanti l’intervento di Bruno Cesaro, andato in onda il 16 gennaio 2026 su Canale Italia, durante il programma "Notizie Oggi – Linea Sera". Un intervento duro, provocatorio, che prende di mira l’uso del termine “resilienza” nel dibattito pubblico contemporaneo, soprattutto a partire dagli anni della "pandemia" e delle restrizioni sociali.
Cesaro fa riferimento a dichiarazioni attribuite a Adriano Fabris, collocandole nel contesto delle politiche che, a suo dire, hanno “tenuto la gente a casa”, chiedendo sacrifici continui ai cittadini in nome "dell’emergenza e dell’adattamento". È in questo quadro che nasce la sua critica al concetto di resilienza, definito senza mezzi termini come una “poetizzazione” di un termine ben più volgare, "coglio*e" che – nel suo discorso – indica la passività e l’accettazione silenziosa di qualsiasi decisione calata dall’alto.
Secondo Cesaro, il “resiliente” diventa la figura ideale del cittadino che non protesta, non pone domande, non disturba il potere: "Quello che sta a casa, che non rompe le scatole, a cui va bene tutto, anche se gli tolgono l’elettricità". Un’immagine volutamente estrema, costruita per denunciare quella che considera una manipolazione linguistica: cambiare le parole per rendere accettabili condizioni di rinuncia e impoverimento dei diritti.
Nel suo intervento, Cesaro insiste sul fatto che termini come resilienza siano stati caricati di un valore morale positivo, mentre in realtà – a suo giudizio – servirebbero a giustificare l’adattamento forzato a situazioni ingiuste. "Al mio tempo lo chiamavamo in un altro modo", conclude, lasciando intendere che il lessico contemporaneo edulcori concetti che un tempo sarebbero stati letti come sottomissione.
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