07 Febbraio 2026
L'Unione Europea non allenta la presa nonostante continuino, pur difficoltosi, gli sforzi diplomatici tra le parti per porre fine al conflitto russo-ucraino. Dopo il sostanziale flop del trilaterale Usa-Ucraina-Russia ad Abu Dhabi, che ha concretizzato "solo" lo scambio di 314 prigionieri lasciando però di fatto irrisolto il nodo sui territori, la Commissione Ue ed il Servizio di Azione Esterna sono nuovamente entrati a gamba tesa nella questione proponendo l'ennesimo pacchetto sanzionatorio contro la Russia. Ursula von der Leyen ha definito la mossa "unico linguaggio che Mosca capisce", adducendo, a sua giustificazione, gli effetti negativi che i precedenti pacchetti avrebbero avuto sull'economia russa - circostanza smentita dai dati.
"La Russia siederà al tavolo delle trattative con intenzioni sincere solo se costretta a farlo. (...) Ecco perché oggi stiamo intensificando i nostri sforzi": la presidente della Commissione Ue von der Leyen è tornata a sragionare sui passi da compiere per dare la svolta al conflitto russo-ucraino, su cui le parti negoziali sono tornate ad impantanarsi tra la Russia che rivendica i territori di Donbass, Crimea, Zaporizhzhia, Kherson e Sumy, e Kiev che pretende il congelamento della guerra lungo l'attuale linea del fronte e le garanzie di sicurezza da parte degli alleati. Ora l'Unione Europea è tornata "in soccorso" dell'alleato ucraino chiedendo l'approvazione "rapida" di nuove sanzioni volte a "minare" i settori dell'energia, dei servizi finanziari e del commercio.
Il nuovo pacchetto di sanzioni presentato dalla Commissione ieri, sarà discusso dagli ambasciatori degli Stati membri lunedì pomeriggio, 9 Febbraio. Tale pacchetto vuole colpire altre 20 banche russe, raffinerie russe già bombardate da Kiev "per impedire il coinvolgimento di operatori dell'Ue nelle loro riparazioni" e, si apprende, "altre società coinvolte nella prospezione, nella trivellazione e nel trasporto di petrolio". In buona sostanza, il 20esimo pacchetto è una brutta copia dei 19 precedenti: sul campo energetico, il divieto di servizi marittimi per il greggio russo, l'inserimento di altre 43 navi nella "flotta ombra", e nuovi divieti su "fornitura di manutenzione e altri servizi per le petroliere GNL e le navi rompighiaccio, per danneggiare ulteriormente i progetti di esportazione di gas".
Sul piano bancario-commerciale, oltre alla misura già citata contro le 20 banche, sarà limitato il circuito bancario russo per fermare "canali di pagamento alternativi per finanziare l’attività economica". Nonché nuove misure anti-criptovalute, comprese le società e le piattaforme coinvolte. "Introduciamo nuovi divieti all’importazione di metalli, prodotti chimici e minerali essenziali, non ancora soggetti a sanzioni, per un valore di oltre 570 milioni di euro" ha sragionato la von der Leyen, e "altre restrizioni all’esportazione di prodotti e tecnologie usati per lo sforzo bellico russo, come i materiali utilizzati per la produzione di esplosivi". Ciò che colpisce, e che rappresenta una "novità" rispetto ai pacchetti precedenti, è l'introduzione di uno strumento anti-evasione delle sanzioni stesse.
Con lo strumento l'Ue vuole vietare l'esportazione di macchine e radio "a controllo numerico computerizzato verso giurisdizioni in cui vi è un rischio elevato che questi prodotti vengano riesportati in Russia". Alla fine dei giochi, von der Leyen tira le fila delle conseguenze avute coi 19 pacchetti precedenti: "la Russia ha diminuito del 24% nel 2025 rispetto all'anno precedente le entrate fiscali derivanti da gas e petrolio, il livello più basso del 2020, ampliando il suo deficit fiscale". E la spara: "Le entrate derivanti da petrolio e gas a gennaio saranno le più basse dall'inizio della guerra. (...) le nostre sanzioni funzionano e continueremo a utilizzarle finché la Russia non avvierà negoziati seri con l'Ucraina per una pace giusta e duratura".
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