12 Gennaio 2026
Von Der Leyen e Putin, fonte: imagoeconomica
L’Unione europea, dopo quattro anni di guerra e una pioggia di miliardi stanziati per il conflitto, riconosce che la vittoria militare non è l’unica strada e che la pace potrà arrivare solo attraverso negoziati e diplomazia. Dalla Commissione europea arriva la conferma che sarà necessario parlare anche con Vladimir Putin e che “a un certo punto ci dovranno essere colloqui”. Una presa d’atto che arriva dopo l’erogazione complessiva di 193,3 miliardi di euro dall’inizio della guerra tra invio di armi, sostegno economico e riarmo diffuso. In parallelo rimane aperta la partita dei beni russi congelati, circa 210 miliardi di euro, bloccati dal marzo 2022, insieme alla lunga stagione di propaganda antirussa, censure culturali e sanzioni.
Dopo anni di retorica del “sostegno a Kiev fino alla vittoria”, a Bruxelles emerge la consapevolezza che la pace non arriverà sul campo di battaglia ma attraverso un accordo politico con Mosca. La portavoce della Commissione per la politica estera, Paula Pinho, interpellata durante il consueto briefing, ha riconosciuto che “a un certo punto ci dovranno essere dei colloqui anche con il presidente Putin” assicurando al tempo stesso che “si sta lavorando molto duramente per la pace in Ucraina” e che “la pace in Ucraina dipende da una sola persona il presidente russo Vladimir Putin”. Parole che, fino a oggi, erano state accompagnate quasi esclusivamente da invio di armi, sostegno finanziario e processi di adesione di Kiev all’Ue.
Nessuna autocritica esplicita sugli anni trascorsi senza vero dialogo, ma Pinho chiarisce: “Speriamo che un giorno ci possano essere negoziati che portino finalmente alla pace in Ucraina”. Da mesi si parla di possibili incontri tra Zelensky e i principali leader internazionali, senza risultati concreti.
Nel frattempo, però, l’Europa non smette di finanziare la guerra e invocare la militarizzazione. La possibilità che vengano stanziati ulteriori pacchetti di aiuti all'Ucraina è concreta. La cifra raggiunta di 193,3 miliardi di euro è enorme e include aiuti militari, addestramento, rifornimenti e sostegno economico allo Stato ucraino. Paradossalmente, il riarmo europeo viene presentato come "garanzia di sicurezza futura". Il messaggio che emerge ora, però, assume una sfumatura diversa e, dopo quattro anni e centinaia di miliardi investiti, si riconosce che la pace non arriverà con altre armi, ma con un negoziato.
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