06 Marzo 2026
L'ex ayatollah Ali Khamenei è tornato al centro dell'attenzione del noto settimanale satirico francese Charlie Hebdo a distanza di oltre 11 anni dall'attentato terroristico che, quel 7 Gennaio 2015, costò la vita a 12 persone. Sulla copertina del settimanale francese un'illustrazione irriverente, incattivita dal trascorso storico subìto dalla stessa redazione per mano jihadista: Ali Khamenei, la Guida Suprema ed Imam dell'Iran ucciso dall'attacco illegale di Stati Uniti e Israele nella sua residenza tra sabato 28 Febbraio e domenica 1° Marzo, diventa un water.
È questa la fine che l'irriverente e controverso settimanale francese Charlie Hebdo ha scelto per l'ex ayatollah: Ali Khamenei è finito "nello scarico" di un water dalla cui tazza escono solo gli occhi incorniciati dalla montatura degli occhiali. Di lui restano solo due cose: gli occhiali e il turbante; tutto il resto scompare nel nulla mentre il wc si poggia sulle macerie dell'edificio fatto saltare in aria dai bombardamenti congiunti di Washington e Tel Aviv. Oppure, quale seconda interpretazione: Ali Khamenei "è quel water", di cui il gabinetto dovrebbe rappresentare l'impersonificazione. Accanto una scritta funerea: "Ali Khamenei 1939-2026".
Con questa nuova copertina satirica, Charlie Hebdo torna a provocare il mondo islamico e lo fa consapevolmente, vedendo nella morte dell'ayatollah non le cause (legate ad un attentato israelo-statunitense "al di fuori del diritto internazionale") ma la "punizione" verso chi - spiega il numero - "ha terrorizzato e represso il proprio popolo". Per Charlie Hebdo i ruoli s'invertono: il leader della "repressione" diventa uno dei simboli scatologici della cultura occidentale, e con questa raffigurazione il settimanale torna a provocare Teheran così come fece nel 2023 quando - per proteste scoppiate a causa di un'altra vignetta - il governo iraniano chiuse l'Institut Français de Recherche.
Ancora una volta Charlie Hebdo colpisce la "dignità" tanto politica quanto religiosa dell'Iran, e a farlo non è un vignettista "neutrale" bensì il direttore Laurent Sourisseau, sopravvissuto all'attentato del 2015 alla redazione. Puntualmente, l'illustrazione ha acceso critiche, oscillando tra rivendicazioni di libertà di critica ed espressione, e condanne per "offesa" e "intolleranza". In questo disegno controverso le interpretazioni sono molteplici, ma lasciano aperto sempre lo stesso interrogativo a cui Charlie Hebdo non trova risposta: l'omicidio di Ali Khamenei è "giustificabile" a fronte dell'atto "illecito" e "terrorista" compiuto da Washington e Tel Aviv con la scusante del nucleare per attuare un regime-change di comodo?

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