Lunedì, 12 Gennaio 2026

Seguici su

"La libertà innanzi tutto e sopra tutto"
Benedetto Croce «Il Giornale d'Italia» (10 agosto 1943)

Dall’Ucraina alla Groenlandia: promesse militari irrealistiche e il ritorno del doppio standard occidentale

Starmer parla di soldati in Ucraina mentre generali e fatti lo smentiscono. Intanto l’Occidente scopre i propri limiti tra crisi Nato, Artico conteso e un ordine globale che si sfalda.

12 Gennaio 2026

Dall’Ucraina alla Groenlandia: promesse militari irrealistiche e il ritorno del doppio standard occidentale

Donald Trump

Le promesse di Starmer e la realtà strategica

L’annuncio del premier britannico Keir Starmer sull’eventuale invio di soldati in Ucraina va letto più come un messaggio politico che come un piano militare credibile. Dietro la retorica dei “volenterosi” europei, pronti – almeno a parole – a garantire la sicurezza di Kiev, si cela una distanza abissale tra ambizione e capacità reali. Non a caso, dopo il netto rifiuto tedesco di qualsiasi dispiegamento, anche nel Regno Unito emergono voci critiche sempre più autorevoli.

Shirreff e il limite delle forze britanniche

Tra queste spicca quella del generale in pensione Sir Richard Shirreff, già vicecomandante supremo della Nato in Europa. Definire “irrealistico” l’invio di truppe non è polemica politica, ma constatazione tecnica. Mancano uomini, mezzi, risorse finanziarie e profondità strategica. Una missione credibile richiederebbe numeri paragonabili – se non superiori – a quelli del Kosovo nel 1999, ma su un teatro immensamente più vasto e letale, sotto il fuoco continuo dei missili russi.

Peacekeeping o guerra con la Russia

Il punto centrale, spesso eluso dal dibattito mediatico, è che non esiste peacekeeping senza pace. Una forza europea in Ucraina non sarebbe un contingente neutrale, ma un attore armato pronto a scontrarsi direttamente con Mosca. In altri termini, significherebbe prepararsi a una guerra aperta con la Russia, potenza nucleare e avversario strategico della Nato. Shirreff lo dice senza giri di parole: Londra non è pronta, né materialmente né psicologicamente, a un simile scenario.

Eserciti svuotati e propaganda

Le forze armate occidentali, britanniche in primis, sono state logorate da anni di sottofinanziamento e da forniture massive a Kiev mai compensate. Gli arsenali sono ridotti, la produzione industriale insufficiente, la volontà politica oscillante. In questo contesto, le dichiarazioni di Starmer e Macron appaiono come propaganda, utile a mantenere una postura aggressiva ma priva di reale sostenibilità militare.

Medio Oriente: alleati usa e getta

Lo stesso schema si ripete in Medio Oriente, dove gli attori locali scoprono ciclicamente di essere strumenti sacrificabili. La recente rivalutazione, persino nei media curdi, della figura di Bashar al-Assad è indicativa: dopo anni di demonizzazione, emerge il confronto con il caos generato da milizie jihadiste sostenute o tollerate dall’Occidente. I curdi, prima utilizzati in Siria e poi in Iran come leva destabilizzante, sono stati infine abbandonati, pagando il prezzo più alto.

Groenlandia: quando il doppio standard ritorna

Il caso della Groenlandia rappresenta forse il simbolo più evidente del doppio standard occidentale. Dopo aver invocato per anni il diritto internazionale contro Russia e Cina, Washington minaccia apertamente un’annessione per “sicurezza nazionale”. L’Europa, improvvisamente colpita nei propri interessi diretti, scopre con sgomento ciò che il Sud Globale denuncia da decenni: le regole valgono solo quando convengono.

Nato in crisi e Artico militarizzato

La reazione incerta della Nato, incapace di prendere una posizione netta contro le mire statunitensi, rivela una crisi interna profonda. L’Artico diventa il nuovo fronte della competizione globale, dove la Russia dispone di un vantaggio strutturale difficilmente colmabile nel breve periodo. Il tentativo americano di recuperare terreno passando dalla Groenlandia appare più come un atto di forza che come una strategia condivisa.

Il ritorno del realismo geopolitico

Ucraina, Medio Oriente e Artico raccontano la stessa storia: l’ordine post-1945 si sta sgretolando. Le promesse militari irrealistiche e le posture moralistiche non reggono l’urto della realtà. La Russia, piaccia o no, ha dimostrato di saper reggere uno scontro prolungato, mentre l’Occidente mostra stanchezza, divisioni e incoerenze. Il vero nodo non è se Londra invierà soldati in Ucraina o se Washington metterà le mani sulla Groenlandia. Il nodo è che l’Occidente si trova prigioniero delle proprie contraddizioni, vittima di quel doppio standard che per anni ha applicato agli altri. In questo mondo che cambia, il realismo – non la retorica – torna a essere la chiave per comprendere i rapporti di forza. E chi continua a ignorarlo rischia di pagare un prezzo molto alto.

Il Giornale d'Italia è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriversi al canale e rimanere sempre aggiornati.

Commenti Scrivi e lascia un commento

Condividi le tue opinioni su Il Giornale d'Italia

Caratteri rimanenti: 400

Articoli Recenti

x