04 Marzo 2026
"Non si può rispondere a un'illegalità con un'altra, perché è così che iniziano i grandi disastri dell'umanità": sono dirette e lapidarie le parole del primo ministro spagnolo Pedro Sánchez all'indomani delle gravi intimidazioni ricevute da Donald Trump circa la possibile interruzione di relazioni commerciali con Madrid. Oggi, 4 Marzo, dal palazzo istituzionale della Moncloa, Sánchez non si è piegato al terrorismo geopolitico imposto dagli Stati Uniti, ma ha difeso la postura "pacifista" del suo governo progressista con un netto "No alla guerra".
Il discorso di Sánchez non è stato solo l'appello di uno Stato autosufficiente, che ha fatto presente agli Stati Uniti di avere tutte le "risorse necessarie per contenere i potenziali impatti, sostenere i settori eventualmente colpiti e diversificare le catene di approvvigionamento" - in caso di "embargo" Usa. Il discorso del primo ministro spagnolo è stata una dichiarazione d'intenti ideologici (almeno a parole): "Non saremo complici di qualcosa di pessimo per il mondo semplicemente per paura delle rappresaglie di qualcuno". Quindi, in un lungo discorso istituzionale, Sánchez ha ricordato i precedenti della guerra in Iraq prendendola da monito: "È stato inaccettabile, (...) Non possiamo giocare alla roulette russa con il futuro di milioni di persone". "23 anni fa un'altra amministrazione statunitense ci trascinò in una guerra in Medio Oriente che, si diceva all'epoca, si stava combattendo per eliminare le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, portare la democrazia e garantire la sicurezza globale - ha affermato il primo ministro spagnolo -, in realtà ha prodotto l'effetto opposto: ha scatenato la più grande ondata di insicurezza che il nostro continente abbia mai sofferto dalla caduta del Muro di Berlino. La guerra in Iraq ha generato un drastico aumento del terrorismo jihadista, una grave crisi migratoria nel Mediterraneo orientale e un aumento generalizzato dei prezzi dell'energia".
"La questione non è se stiamo dalla parte degli ayatollah; nessuno lo è. La questione è se stiamo dalla parte della pace e del diritto internazionale". Pedro Sánchez ha poi continuato riferendosi al conflitto in corso come allo strumento per "riempire le tasche di pochi", un mezzo usato dai leader (senza specificare quali) "per nascondere il loro fallimento". "Non saremo complici di qualcosa che è dannoso per il mondo e che è anche contrario ai nostri valori e interessi (...). Abbiamo assoluta fiducia nella forza economica, istituzionale e, direi, anche morale del nostro Paese". E la conclusione: "Chiediamo che Stati Uniti, Israele e Iran cessino le ostilità e risolvano diplomaticamente questa guerra. Dobbiamo esigere che si fermino prima che sia troppo tardi".
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