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Usa-Iran, nuove sanzioni statunitensi contro Teheran, nel target i paesi che comprano l'oro nero persiano e 14 navi petroliere

Il messaggio è stato chiaro: proseguire con la cosiddetta “massima pressione” per strangolare economicamente Teheran

06 Febbraio 2026

Usa-Iran, nuove sanzioni statunitensi contro Teheran, nel target  i paesi che comprano l'oro nero persiano e 14 navi petroliere

Le delgazioni per i colloqui tra Usa e Iran , fonte: X @aleijaanilia33

Dopo colloqui che non si sono conclusi nel migliore dei modi, Washington ha annunciato un nuovo round di sanzioni che rischia di mettere nuovamente in ginocchio l’Iran, già attraversato da proteste interne e da forti interferenze esterne di Cia e Mossad. Questi, col fine di ottenere un cambio di regime, continuano ad alimentare le tensioni sociali e le manifestazioni contro il regime di Teheran. Nel mentre la diplomazia resta bloccata sul nodo dell’arricchimento dell’uranio. Trump dimostra nuovamente di voler raggiungere l'obbiettivo con la stretta economica. Questa è la stessa strategia utilizzata per l'ottenimento di risorse petrolifere e basi militari in Groenlandia a spese della stessa isola artica, della Danimarca, e della Francia con i dazi al 200%.

Usa-Iran, colloqui falliti in Oman e nuove sanzioni contro Teheran

Si sono conclusi in Oman due cicli di colloqui indiretti tra Iran e Stati Uniti, uno al mattino e uno nel primo pomeriggio, senza un accordo concreto. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha spiegato che le discussioni si sono concentrate su un solo punto, “l’arricchimento dell’uranio”, e che Teheran si è rifiutata di sospendere o trasferire all’estero il proprio programma nucleare. Poichè Teheran continua a mantenere la sua posizione senza piegarsi al volere statunitense, poche ore dopo Washington ha annunciato l'ennesimo pacchetto di sanzioni. Questo colpisce 14 navi e decine di entità legate alle esportazioni petrolifere iraniane. Il messaggio è stato chiaro, proseguire con la cosiddetta “massima pressione” per strangolare economicamente Teheran, in un momento in cui il paese affronta già una grave crisi sociale e politica.

Araghchi ha ribadito che “il prerequisito per qualsiasi dialogo è astenersi da minacce e pressioni, sottolineando come l’uso sistematico delle sanzioni e della forza militare mini qualsiasi possibilità di fiducia reciproca. “Abbiamo dichiarato esplicitamente questo punto anche oggi e ci aspettiamo che venga osservato”, ha aggiunto, lasciando intendere che la prosecuzione dei colloqui resta fragile. Sul tavolo negoziale pesa anche la crescente militarizzazione della regione. Gli Stati Uniti continuano a rafforzare la loro presenza navale nel Mar Arabico, mentre Teheran ha avvertito che risponderà duramente a qualsiasi attacco. Le monarchie del Golfo temono che un’escalation possa trasformarsi in una guerra regionale dalle conseguenze imprevedibili.

Per Teheran, la strategia americana appare come un tentativo di piegare il paese attraverso l’asfissia economica e il caos sociale più che tramite una reale volontà di compromesso. Nonostante tutto, entrambe le parti hanno dichiarato di voler continuare i colloqui per evitare uno scontro diretto. Ma con nuove sanzioni, minacce militari e un clima di sfiducia crescente, la strada verso una soluzione diplomatica appare sempre più stretta, mentre il rischio di un’escalation resta sullo sfondo.

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