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"Usa hanno creato crisi economica e proteste in Iran, alzando sanzioni e inflazione", l'ammissione del segretario Tesoro americano Bessent - VIDEO

In Senato il Segretario al Tesoro Usa riconosce gli effetti delle sanzioni: carenza di dollari, inflazione e proteste come strumenti di pressione sul regime iraniano

06 Febbraio 2026

In un'audizione della Commissione bancaria del Senato statunitense, il segretario del Tesoro dell'amministrazione Trump, Scott Bessent, ha ammesso che sono stati proprio gli Usa a "creare la crisi economica e le proteste in Iran": una missione ottenuta con l'innalzamento delle sanzioni, la carenza sistematica di dollari nel Paese e il picco dell'inflazione.

"Usa hanno creato crisi economica e proteste in Iran, alzando sanzioni e inflazione", l'ammissione del segretario Tesoro americano Bessent

Per la prima volta in modo esplicito, un alto rappresentante dell’amministrazione statunitense ha ammesso pubblicamente gli effetti destabilizzanti della strategia economica americana contro l’Iran. In un’audizione davanti alla Commissione bancaria del Senato, il segretario al Tesoro degli Stati Uniti Scott Bessent ha descritto senza ambiguità l’impatto delle sanzioni e della politica di “massima pressione” adottata da Washington.

Quello che abbiamo fatto è stato creare una carenza di dollari nel Paese”, ha dichiarato Bessent. Una strategia che, secondo lo stesso Segretario, ha raggiunto il suo “culmine” nel dicembre scorso, quando una delle principali banche iraniane, Ayandeh Bank, è fallita a seguito di una corsa agli sportelli. La banca centrale iraniana è stata costretta a stampare moneta, innescando una spirale di svalutazione del rial e un’impennata dell’inflazione.

Le conseguenze sociali non si sono fatte attendere. “La valuta iraniana è entrata in caduta libera, l’inflazione è esplosa e, di conseguenza, abbiamo visto il popolo iraniano scendere in piazza”, ha affermato Bessent, collegando direttamente la crisi economica ai disordini interni. Una lettura confermata anche dal Wall Street Journal, che ha attribuito un ruolo centrale al collasso di Ayandeh Bank nel suscitare proteste diffuse nel Paese.

Secondo quanto riportato, l’istituto aveva accumulato perdite per circa 5 miliardi di dollari in prestiti concessi a progetti legati al regime, attirando milioni di risparmiatori con tassi d’interesse elevatissimi, descritti da funzionari iraniani come una vera e propria “struttura Ponzi”.

Bessent ha infine aggiunto che l’élite iraniana starebbe trasferendo capitali all’estero in modo massiccio: “I topi stanno lasciando la nave”, ha detto, suggerendo che la leadership di Teheran percepisca il regime come prossimo al collasso.

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