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Gaza, riaperto valico di Rafah a pedoni sotto controllo israeliano: 50 persone potranno entrare e 150 uscire al giorno verso Egitto

Il valico di Rafah riapre dopo oltre un anno, ma con numeri ridotti, controlli israeliani stringenti e nessun passaggio di merci, mentre migliaia di feriti restano bloccati a Gaza

02 Febbraio 2026

Valico di Rafah

Valico di Rafah, fonte: X, @swiss

Nella giornata di lunedì 2 febbraio ha ufficialmente riaperto al transito il valico di Rafah, al confine fra Gaza e l'Egitto. Il passaggio è strettamente controllato da Israele, che ha messo serie limitazioni: possono passare solamente pedoni, quindi non aiuti umanitari, per un massimo di 50 persone a entrare nella Striscia e 150 a uscire verso Il Cairo al giorno.

Gaza, riaperto valico di Rafah a pedoni sotto controllo israeliano: 50 persone potranno entrare e 150 uscire al giorno verso Egitto

Il valico di Rafah, unico punto di collegamento diretto tra la Striscia di Gaza e l’Egitto, ha ufficialmente riaperto il 2 febbraio dopo oltre un anno e mezzo di chiusura quasi totale. L’apertura, preceduta domenica da una fase pilota, avviene però con forti restrizioni imposte da Israele, che limitano drasticamente il numero di persone autorizzate a transitare e lasciano irrisolta la crisi umanitaria in corso.

Il valico è operativo per circa sei ore al giorno. Secondo quanto comunicato dal COGAT israeliano, circa 150 palestinesi al giorno potranno uscire da Gaza, tra cui 50 pazienti medici gravi, ciascuno accompagnato da due familiari. Solo 50 persone al giorno potranno invece entrare nella Striscia. Il passaggio di merci resta vietato. Tutti i movimenti sono soggetti a una complessa catena di controlli che coinvolge Autorità Nazionale Palestinese, Unione Europea, autorità egiziane e servizi di sicurezza israeliani, con verifiche biometriche, riconoscimento facciale, perquisizioni e autorizzazioni preventive dello Shin Bet.

La riapertura arriva in un momento drammatico: oltre 20 mila feriti e malati palestinesi necessitano di cure urgenti all’estero, mentre circa 80 mila sfollati cercano di rientrare a Gaza. Numeri che rendono evidente come l’attuale regime di transito sia largamente insufficiente. Secondo osservatori e organizzazioni umanitarie, la gestione del valico rischia di trasformarsi più in uno strumento di controllo demografico che in una risposta all’emergenza sanitaria.

Come anticipato da Il Giornale d'Italia, Israele sta lavorando affinché il numero di palestinesi in uscita superi quello in entrata, alimentando timori di una spinta forzata allo svuotamento della Striscia e alla deportazione dei gazawi. Inoltre, entrerebbe in scena l'accordo segreto fra Egitto e Israele, con cui il primo si impegna ad accogliere gli abitanti della Striscia in cambio di gnl.

Nel frattempo, un contingente di circa 40 agenti di sicurezza legati all’Autorità Palestinese è arrivato sul lato egiziano del valico, nell’ambito di un piano sostenuto dagli Stati Uniti per formare personale destinato alla gestione del “dopo-guerra” a Gaza. È atteso anche l’ingresso di una commissione tecnocratica, mentre è stato deciso di non consentire l’accesso ai giornalisti stranieri.

La riapertura di Rafah avviene inoltre sullo sfondo di continue violazioni del cessate il fuoco. Solo sabato, raid israeliani su tende, rifugi e abitazioni hanno ucciso almeno 31 civili, inclusi bambini. Dall’inizio della tregua di ottobre, secondo fonti locali, oltre 490 palestinesi sono stati uccisi e migliaia di edifici distrutti.

Rafah torna dunque a funzionare, ma come valvola strettissima: un simbolo di normalizzazione e occupazione apparente, mentre l’assedio, di fatto, continua.

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