22 Gennaio 2026
"Gaza First Planned Community", fonte: Telegram, @Esteri_24h
Il Centro di Coordinamento Civile e Militare (CMCC) di Kyriat Gat, in Israele, guidato dagli Stati Uniti, ha prodotto un documento riguardante la "prima comunità pianificata" che sarà costruita a Gaza: un'area residenziale per soli palestinesi, ma che molti osservatori internazionali e Ong hanno già etichettato come una "prigione a cielo aperto". Un punto in cui sarebbero ospitate fino a 25 mila persone, su territorio israeliano e completamente controllato dall'Idf. I palestinesi sarebbero controllati sia dai militari, sia dalla sorveglianza biometrica: tutti i loro spostamenti sarebbero tracciati.
Documenti riservati rivelano l’esistenza di un piano presentato la scorsa settimana dal CMCC, organismo guidato dall’esercito statunitense, per la creazione di una “Gaza First Planned Community” destinata a ospitare fino a 25 mila palestinesi. Il progetto è stato illustrato presso la sede del CMCC a Kiryat Gat, in territorio palestinese occupato, e solleva interrogativi gravissimi sul futuro della popolazione di Gaza.
Secondo i documenti, la comunità pianificata consisterebbe in una zona residenziale altamente controllata, collocata all’interno di un’area sotto pieno controllo militare israeliano. L’accesso e l’uscita sarebbero consentiti esclusivamente attraverso un checkpoint gestito dall’esercito israeliano, con procedure di sicurezza analoghe a quelle imposte in Cisgiordania: perquisizioni, interrogatori e restrizioni arbitrarie alla libertà di movimento, già ampiamente documentate come fonti di abusi sistematici.
Il piano prevede inoltre la registrazione biometrica obbligatoria di tutti i residenti. Dati biometrici e numeri di identificazione palestinesi, rilasciati in coordinamento con il COGAT (l’ente militare israeliano che gestisce gli affari civili nei Territori occupati), verrebbero utilizzati per monitorare spostamenti, accesso ai servizi e vita quotidiana. Un’infrastruttura di sorveglianza che, secondo i critici, non ha nulla di umanitario e molto di carcerario.
Di fatto, la “Gaza First Planned Community” appare a molti osservatori internazionali e Ong come "un campo di concentramento a cielo aperto": una zona recintata, militarizzata, dove una popolazione già devastata da genocidio, assedio e sfollamenti forzati verrebbe confinata in spazi limitati, privata della libertà di movimento e sottoposta a un controllo totale. Non un piano di ricostruzione, ma una strategia di contenimento e gestione coercitiva.
In questo schema, Gaza non viene ricostruita come territorio abitabile, ma frammentata in enclavi chiuse, dove i palestinesi vengono concentrati, sorvegliati e resi dipendenti da un apparato militare che ne controlla ogni aspetto dell’esistenza. È una visione che trasforma la sopravvivenza in amministrazione militare e la “sicurezza” in prigionia permanente.
L’iniziativa del CMCC segna un ulteriore passo verso la militarizzazione totale della questione umanitaria, dove il linguaggio della pianificazione urbana maschera un progetto politico di controllo demografico e territoriale, esattamente come anticipato da Il Giornale d'Italia con il disvelo del piano "Aurora": la deportazione di palestinesi con loro sorveglianza anche biometrica che precede il trasferimento forzato in altri Paesi.
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