13 Marzo 2026
Shield of the Americas: la nuova coalizione di Paesi del Centro e Sud America "uniti", con gli Usa di Donald Trump, per rafforzare la lotta continentale a stupefacenti, criminalità e immigrazione illegale. È questa la nuova iniziativa annunciata dall'establishment trumpiano con l'obiettivo di "proteggere" il continente americano dall'illegalità e dalla delinquenza; peccato che - esattamente come per il Board of Peace per Gaza - anche questo controverso organismo diplomatico stia sempre più venendo considerato un'ombra lunga dei piani coloniali del tycoon nei vicini Stati d'America Latina.
La notizia della nascita di un Board of Peace all'americana risale allo scorso 7 Marzo, quando a Doral, in Florida, alla presenza di Donald Trump, si riuniva un gruppo selezionato di capi di Stato e di governo dell'America Latina. Non un'occasione qualunque: in quel frangente Kristi Noem, ormai ex Segretaria della Sicurezza interna degli Usa, veniva rimossa dal suo ruolo all'interno del Department of Homeland Security senza però uscire totalmente di scena. Anzi: venendo ricollocata proprio all'interno di questo nuovo organismo, col ruolo di inviata speciale per conto del Presidente Trump. E il nome preciso di questa "coalizione" ne svela la natura politico-strategica: lo Shield of the Americas, ovvero lo Scudo delle Americhe (dove "scudo" riprende consapevolmente il logo "rassicurante" del Board of Peace), è stato presentato dalla Casa Bianca nell'ottica di una strategia di cooperazione regionale di (quasi) tutti i Paesi latinoamericani - guidati dagli Usa - per combattere il narcotraffico, la criminalità organizzata transnazionale, l'immigrazione irregolare.
Ma le finalità dichiarate di questa nuova architettura della sicurezza rivelerebbero anche l'intento di cooperazioni militari e competizione geopolitica. In quell'occasione a Miami, non è un caso che a prendere posizione a fianco del tycoon vi fossero governi in gran parte allineati con l'amministrazione Trump. Primo fra tutti, quello argentino di Javier Milei, seguito poi da Bolivia, Cile, Costa Rica, Repubblica Domenicana, Ecuador, El Salvador, Guyana, Honduras, Panama, Trinidad e Tobago, Paraguay. Né stupisce che all'appello mancassero Paesi come la Colombia di Gustavo Petro, il Messico (che pure non è entrato nel Board of Peace criticando la mancanza di rappresentazione diplomatica palestinese), il Brasile (questi ultimi governati da leader di sinistra), e il Venezuela.
Questo dettaglio non è sfuggito agli analisti, che hanno evidenziato come, trattandosi di una "alleanza" a guida Usa, l'inclusione dei Paesi membri si sia probabilmente basata su selezione politica. Tuttavia, l'organigramma e la struttura stessa dello Shield of the Americas rimangono ad oggi poco chiare: incerto è il ruolo effettivo di Noem così come l'ampiezza del suo mandato; dubbi aleggiano sulla rappresentanza e la consistenza politica dell'iniziativa, da molti considerata ancora allo stato di una "piattaforma" in fase di costruzione.
Quel che risulta evidente è però il ruolo di controllo regionale giocato da Washington in un continente che rivendica "di suo controllo", e su cui si era già espresso a Dicembre con la pubblicazione della "Nuova Strategia Nazionale" incentrata sulle priorità Usa in America Latina - promessa che sembra essere venuta meno con la corrente ingerenza contro l'Iran in Medio Oriente. Lo Shield of the Americas potrebbe costituire il nuovo strumento pseudo-democratico con cui Trump rivendica la sua Dottrina Donroe: cioè una politica di controllo rigido travestito da "sicurezza" e avvallato dai partner considerati più affidabili. "Proprio come abbiamo formato una coalizione per sradicare l’ISIS, ora dobbiamo fare lo stesso per sradicare i cartelli" ha detto Trump nascondendo le reali logiche sottese al progetto: riorganizzare l'emisfero occidentale intorno alla leadership Usa estromettendo il più possibile ingerenze russe e cinesi.
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