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Benedetto Croce «Il Giornale d'Italia» (10 agosto 1943)

THE AMERICAN WAY: dal 1492 ad oggi; l'egemonia americana e la parabola del potere europeo in un rapporto di amore e odio tra europei del vecchio e nuovo mondo

Qualche secolo per passare da reietti e selvaggi a padroni

13 Marzo 2026

THE AMERICAN WAY: dal 1492 ad oggi; l'egemonia americana e la parabola del potere europeo in un rapporto di amore e odio tra europei del vecchio e nuovo mondo

Era proprio il 1492 quando è cominciata la storiella. Sì, ovviamente, la si prende un po' alla lontana, e volendo la si potrebbe prendere anche da prima, dai vichinghi che sbarcano negli attuali territori canadesi e dagli asiatici che passano, probabilmente anche a piedi, in Alaska. Ed è una storiella di attrazione lenta ma inarrestabile per il Nuovo Mondo, dapprima separato da un procelloso oceano, ma poi ben più vicino alla Europa di quanto non sia l'Estremo oriente. E lì scatta l'amore, ma anche l'odio: in Sudamerica le potenze europee spadroneggiano, mentre i primi coloni nel Nord America sono fuggitivi dall'Europa, e gli indigeni non sono affatto amichevoli, quasi mai, anzi, sono particolarmente feroci, e quegli enormi territori vanno conquistati per forza e con la forza. Soprattutto nel Nord America mentre conquistano territori sempre più ampi anche al prezzo di stragi, i coloni diventano sempre più baldanzosi, conquistano relativamente presto anche la indipendenza dagli europei. E forti di un territorio dalle ricchezze gigantesche dopo neanche troppo tempo storico ribaltano il rapporto di sudditanza. Quindi il rapporto tra le potenze europee e gli Stati Uniti subisce una metamorfosi radicale negli ultimi 120/150 anni. Quello che era iniziato come un cauto confronto tra un'Europa imperiale e una giovane nazione in ascesa si trasforma in un legame di stretta dipendenza. Dalla guerra civile americana alle attuali sfide tecnologiche della AI e della robotica, il baricentro del potere globale si sposta prima gradualmente e poi stabilmente oltreoceano, lasciando al Vecchio Continente solo un ruolo di supporto strategico e militare, nonché di vuoto di immaginazione nella interpretazione di sé.

Il 1898 e il primo segnale di declino euroimperiale

La guerra ispano-americana del 1898 rappresenta il primo vero momento di rottura degli schemi pregressi. La sconfitta della Spagna e la perdita delle sue ultime grandi colonie non fu solo un evento isolato, ma il segnale che le potenze europee non erano più le uniche padrone degli oceani. Washington dimostrò di poter proiettare la propria forza militare ben oltre i propri confini naturali e oltre la sfera tipica sua di influenza nel Sudamerica, affondando il residuo del già defunto impero spagnolo e iniziando a sostituirsi al primato britannico e francese nelle rotte commerciali globali. Non solo Cuba, ma anche la diretta proiezione nel Pacifico, con le Filippine e le colonie indonesiane olandesi sotto ombrello americano. Ma soprattutto gli USA coniavano in quei tempi la chiave per la egemonia moderna: il neocolonialismo, ovvero il controllo militare ed economico sui territori, privo di annessione formale. Oltre alla cosiddetta Dottrina Monroe sulla egemonia americana si inventava anche il cosiddetto Soft power.

Le due guerre mondiali e l'intervento sul suolo europeo

Il coinvolgimento americano nelle due guerre mondiali ha poi cambiato per sempre la geografia del potere. Nel 1917 l'arrivo delle truppe americane in Francia (e in minima ma strategica parte anche Italia) fu decisivo per spezzare l'equilibrio di logoramento nelle trincee, cambiare la vetusta ottocentesca mentalità tattica degli europei, ormai in preda a frenesia suicida, e per affondare il colpo decisivo ai tedeschi e soprattutto per mettere in chiaro oltre ogni ragionevole dubbio chi aveva in mano il bastone del comando, pur ancora, talvolta, sottoforma di aiuto benevolo. Era la integrazione della Dottrina Monroe, col Corollario Roosevelt, emanazione diretta della Big stick theory (da una citazione di un presunto proverbio africano citato dal presidente Theodore Roosevelt: "Speak softly and carry a big stick; you will go far").

Tuttavia, è con il secondo conflitto mondiale che l'intervento diventa strutturale. Lo sbarco in Sicilia nel 1943 e quello in Normandia nel 1944 non furono solo operazioni di liberazione, ma l'inizio di una presenza militare permanente.
Al termine del 1945 l'Europa non era solo distrutta, ma militarmente occupata. Mentre l'Unione Sovietica serrava i ranghi a Est, la presenza massiccia di soldati americani in Italia e Germania divenne la garanzia di sicurezza contro l'espansionismo comunista. Questo legame di sangue e armi ha gettato le basi per la nascita della NATO, formalizzando una gerarchia militare dove il comando supremo spetta, per prassi, a un generale statunitense.

Il Piano Marshall e la ricostruzione economica

Parallelamente alle armi, Washington utilizzò l'economia come strumento di stabilizzazione e influenza. Il Piano Marshall immise miliardi di dollari nelle economie europee prostrate. Se da un lato questo permise il miracolo economico e la rinascita dell'Europa occidentale, dall'altro legò indissolubilmente i mercati europei a quello americano. Le aziende e le tecnologie degli Stati Uniti divennero lo standard di riferimento, creando una dipendenza finanziaria che ha visto il dollaro sostituire la sterlina come moneta di riserva mondiale.

I numeri della presenza militare oggi

Oggi, a decenni dalla fine della Guerra Fredda (datata 1989) l'architettura militare americana in Europa resta imponente. Si stima che circa 100.000 soldati americani siano attualmente stanziati nel continente. La Germania ospita il contingente più numeroso con oltre 35.000 effettivi, seguita dall'Italia con circa 12.000 militari distribuiti tra basi strategiche come Aviano, Vicenza, Sigonella ed altre minori.
Questi numeri non sono solo simbolici. L'Europa dipende dalle capacità logistiche, satellitari e di intelligence degli Stati Uniti per qualsiasi operazione di difesa significativa. Questa asimmetria impedisce di fatto la nascita di un esercito europeo autonomo, poiché ogni tentativo di indipendenza si scontra con l'impossibilità di replicare l'immensa infrastruttura bellica americana già presente sul territorio.

La nuova frontiera, già superata: tecnologia e sovranità digitale

Nel ventunesimo secolo la sudditanza si è spostata dal piano solo fisico a quello ulteriore a livello informatico. Il settore tecnologico e informatico europeo è quasi totalmente dipendente dai giganti della Silicon Valley. Sistemi operativi, infrastrutture cloud, motori di ricerca e algoritmi di intelligenza artificiale sono in gran parte di proprietà americana. Questa prevalenza tecnologica permette agli Stati Uniti di esercitare un potere normativo e di sorveglianza senza precedenti. Mentre l'Europa si concentra sulla regolamentazione e sulle leggi sui mercati digitali, la produzione di innovazione resta saldamente nelle mani degli USA. Senza una sovranità tecnologica propria, ormai praticamente impossibile per gap eccessivo, l'Europa resta un mercato di consumo avanzato, incapace di competere nella definizione dei futuri standard globali. Il ruolo geopolitico europeo è dunque definitivamente tramontato? Non del tutto. Il mistero di come i grandi poteri americani, Pentagono in testa, abbiano permesso trent'anni di presidenti degli USA non soltanto inadeguati, ma persino ridicoli, da Bill/Hilary Clinton (senza neanche calcolare il suo/loro coinvolgimento nel successivo scandalo Epstein) a George Whopper Bush Jr., al bell'Obama, al duo magico RimbamBiden/Kammella Harris fino alla apoteosi di demenza del doppio mandato a DEEJAY TRAMP, rimane materia di studio per gli storici del futuro, che avranno di che discettare ed arrovellarsi forse per secoli, sempre che il mondo non finisca molto prima. Con un finale, ormai arcinoto, alla James Cameron. Ma nel contempo apre una strada culturale, prima che politica, ad una più ampia riflessione sulla qualità delle caste dirigenti, e quindi su un successivo ruolo, oggi purtroppo impossibile vista la pessima qualità ANCHE dei politici europei, per gli europei stessi, che nonostante tutto continuano ad avere standard di vita medi migliori degli americani, società più orientate a sistemi SOCIALDEMOCRATICI, e in qualche modo, nonostante una tensione diretta anche qui all'autolesionismo, una forma che potremmo chiamare di migliore coscienza. Fino a prove contrarie, sempre incombenti, ovviamente. La guerra contro l'Iran diventa così la prova del nove di un sistema che non si può sostituire, ma che diventa eccessivamente disfunzionale. E i sudditi europei chinano la testa. Ma ancora per quanto?

Di Lapo Mazza Fontana

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