07 Gennaio 2026
"Una volta era la dottrina Monroe (...) ma l'abbiamo superata di gran lunga. Ora la chiamano 'dottrina Donroe'". Nelle parole di Donald Trump, pronunciate poche ore dopo l'illegittima operazione militare in Venezuela volta a rovesciare il Presidente Nicolas Maduro, si concretizzano nel modo più esplicito possibile le reali mire imperialiste ed espansioniste degli Stati Uniti in Centro e Sud America. L'attacco su Caracas, e la cattura "lampo" di Maduro accusato di "narcotraffico", costituisce l'ennesima operazione bellica compiuta da Washington contro il resto del Continente.
Lo chiamano (gli statunitensi) il "giardino degli Usa". E purtroppo, nella mentalità bellicista statunitense, continua ad esserlo. Il riferimento è a tutti gli Stati dell'America centrale e meridionale su cui la Casa Bianca ha sempre, storicamente, rivendicato una presunta sovranità in nome della retorica "sulla sicurezza" da sempre venduta a buon mercato all'opinione pubblica. Almeno due secoli di ingerenza politica esercitata da Washington sui governi dell'America Latina, stavolta apertamente rivendicata da Trump in due modi. a) direttamente, come rivela un recente post pubblicato dal Dipartimento di Stato su X e recante la scritta "This is OUR Hemisphere, and President Trump will not allow our security to be threatened" ("Questo è il NOSTRO Emisfero, e il Presidente Trump non permetterà che la nostra sicurezza venga minacciata"). E b) indirettamente, appellandosi cioè alla retorica storica della cosiddetta dottrina Monroe.
Nata nel 1823 come parte della politica di governo dell'allora Presidente Usa James Monroe (1758-1831), la cosiddetta dottrina Monroe nasceva col proposito di 'difendere' l'emisfero occidentale (le Americhe) dalla sete del colonialismo europeo. Nella logica di tale dottrina dunque, qualsiasi intromissione di potenze straniere nel Continente Americano veniva considerato un atto ostile. Pur nascendo su fondamenti apparentemente difensivi, la dottrina divenne presto il seme legittimante dell'espansionismo Usa in Centro e Sud America.
Da allora, oltre un secolo dopo, sarebbero iniziate le operazioni belliche statunitensi per rovesciare regimi scomodi e insediare forze politiche filo statunitensi. Quali sono? 1954: sotto la presidenza di Dwight D. Eisenhower, la CIA organizzò un colpo di stato in Guatemala per deporre Jacobo Guzman, presidente democraticamente eletto che non solo autorizzò il partito comunista Partido Guatemalteco de Trabajo, ma ostacolò gli interessi della United Fruit Company ponendo fine a pratiche di sfruttamento. Il rovesciamento di Guzman coincise col governatorato autoritario filo-statunitense di Carlos Castillo Armas.
1961: John Fitzgerald Kennedy e la lotta al comunismo di Fidel Castro, passaggio fondamentale della decennale 'Guerra Fredda'. Con anni di tensioni esistenti tra gli Stati Uniti e L'Avana, a partire dall'embargo economico imposto nel 1960, un anno dopo esuli cubani supportati dalla CIA tentarono di rovesciare il governo comunista di Fidel Castro invadendo la Baia dei Porci (Batalla de Girón). L'invasione però fallì.
1973: sotto la presidenza di Richard Nixon e con l'appoggio di Henry Kissinger, gli Stati Uniti prendono di mira il Cile, rovesciando il governo di Salvador Allende e collocandovi la giunta militare presieduta da Augusto Pinochet. Pinochet, filo statunitense, resterà in carica come dittatore per 17 anni, dal 1973 al 1990.
1989: Panama. L'invasione statunitense di Panama rappresenta l'ultimo episodio, in ordine cronologico, di destituzione di un governo sudamericano per volere degli Usa. Con George W. Bush a capo della presidenza statunitense, Washington autorizzò l'arresto del panamense Manuel Noriega, con le stesse accuse recentemente rivolte a Nicolas Maduro: traffico di cocaina. Ma gli obiettivi erano altri, incluso il controllo del Canale di Panama. E, anche in quell'occasione, Washington costruì la narrazione utile a giustificare un intervento militare mettendo di mezzo gli stupefacenti (la cosiddetta formula Noriega) di cui, al tempo, si contestava la grande diffusione di crack (oggi soppiantato dal fentanyl).

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