05 Gennaio 2026
Nicolas Maduro, fonte Facebook, @Giulio Galetti
Penso sia necessario ribadire che aspettare e osservare rimane sempre la migliore strategia quando gli avvenimenti hanno un forte impatto emotivo e geopolitico. Il caso del Venezuela rientra perfettamente in questa categoria: molte dinamiche rimangono ancora oscure, e dunque la prudenza è d’obbligo.
Tuttavia, alcune considerazioni preliminari possono già essere tracciate, soprattutto sul modo in cui questi eventi influenzeranno la politica globale e la percezione della supremazia americana.
Un primo effetto quasi inevitabile è la crescente insicurezza internazionale. La percezione di vulnerabilità spinge molti Stati a considerare il rafforzamento delle proprie difese, fino al ricorso alle armi nucleari, come dimostra l’esempio della Corea del Nord.
Si attiva così un meccanismo esponenziale: se un Paese si dota di capacità nucleare, il vicino sarà spinto a fare lo stesso, creando una spirale di insicurezza che rischia di diventare incontrollabile.
Un altro effetto diretto è il crescente disprezzo e la diffidenza verso Washington. Questo fenomeno non si limita all’America Latina: l’immagine degli Stati Uniti come garante di stabilità internazionale sta subendo una erosione significativa, aggravata dalla politica estera in Medio Oriente e dal sostegno incondizionato ad Israele.
La leadership americana, volta a riaffermare il dominio globale, rischia così di minare la propria credibilità, producendo effetti opposti a quelli dichiarati.
L’azione contro Caracas non può essere letta come un semplice intervento regionale o un atto di forza isolato. Essa rappresenta una mossa strategica volta a limitare l’influenza di Mosca e Pechino.
Per la Russia, significa ridurre la capacità di risposta nucleare a ridosso degli USA in caso di escalation europea.
Per la Cina, assumere il controllo dei flussi petroliferi venezuelani equivale a ottenere una leva energetica decisiva nelle relazioni con Washington.
La caduta del governo bolivariano, dunque, avrebbe avuto ripercussioni immediate sulla geopolitica globale, ma la reazione di Mosca e Pechino potrebbe modificare radicalmente gli scenari.
Negli ultimi mesi, Pechino ha adottato un tono assertivo, chiaramente pronta a fronteggiare le mosse americane, mentre Mosca sembra preferire un profilo più prudente, confidando nei negoziati.
Nonostante le differenze di approccio, in entrambe le capitali si discute seriamente della strategia statunitense e delle possibili contromosse. Le prossime settimane saranno cruciali per verificare l’impatto reale di queste decisioni sul Venezuela e sull’equilibrio globale.
Da oltre venticinque anni, le relazioni tra Stati Uniti e Venezuela sono caratterizzate da interferenze sistematiche: sanzioni economiche, golpe falliti e azioni di intelligence.
L’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca ha intensificato questa dinamica, riaffermando la Dottrina Monroe e puntando direttamente al controllo energetico e strategico della regione.
Il recente blitz americano, che ha portato alla cattura di Maduro e sua moglie, rappresenta un episodio senza precedenti: azioni navali, sabotaggi e attacchi a infrastrutture critiche hanno segnato una fase nuova della conflittualità USA-Venezuela.
Tuttavia, dietro la pubblicità ostentata di Mar-a-Lago, le dinamiche reali sono più complesse. Il governo bolivariano, seppur momentaneamente indebolito, resta in piedi e rafforzato dalla cohesione interna e dal sostegno internazionale.
Questo evento mostra come la cosiddetta “guerra globale a pezzi” non sia un monolite: gli USA tentano di controllare risorse e rotte strategiche, ma spesso si scontrano con realtà locali e internazionali più resilienti del previsto.
Paesi come Cina e Russia, attraverso i BRICS+ e accordi bilaterali con Caracas, dimostrano che è possibile prosperare in un mondo globalizzato rispettando il diritto internazionale, contrapposto alla politica unilaterale americana.
Il sequestro di Maduro potrebbe sembrare un trionfo americano, ma gli effetti a lungo termine sono tutt’altro che scontati. La credibilità statunitense continua a erodersi, mentre il Venezuela, pur segnato dall’aggressione, si posiziona come simbolo di resistenza sovrana.
In un mondo multipolare, le azioni unilaterali degli Stati Uniti possono avere effetti temporanei, ma il quadro generale resta definito dalla cooperazione internazionale e dalla capacità delle grandi potenze di tutelare i propri interessi senza violare norme fondamentali.
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