24 Gennaio 2026
Gli Usa, tramite il Pentagono, hanno diffuso la nuova "Strategia di Difesa Nazionale". Tra gli obiettivi viene riaffermata la cosiddetta Dottrina 'Donroe', con la quale gli Stati Uniti vogliono riaffermare il proprio dominio nell'emisfero occidentale prendendo il controllo anche di Paesi come Cuba, Panama, Canada, oltre a Colombia e Venezuela. Inoltre, viene citata anche la Russia che viene descritta "minaccia persistente, ma gestibile".
Il Pentagono ha diffuso la nuova Strategia di Difesa Nazionale che segna un cambio di rotta significativo nelle priorità strategiche americane. La difesa del territorio nazionale diventa l'obiettivo primario, seguita dalla deterrenza verso la Cina attraverso la forza piuttosto che il confronto, dalla maggiore condivisione degli oneri con gli alleati e dal potenziamento della base industriale della difesa. Il documento riafferma l'importanza dell'emisfero occidentale, definito “trascurato” dalle politiche precedenti, pur negando qualsiasi deriva isolazionista degli Stati Uniti.
Per quanto riguarda l'Europa, la strategia adotta un tono pragmatico: la Russia viene classificata come “una minaccia persistente, ma gestibile” per i membri orientali della Nato. Tuttavia, il documento sembra scordare come la guerra in Ucraina sia scoppiata proprio per le mire espansionistiche della Nato stessa, con il mancato rispetto dei patti di Minsk. Il documento sottolinea che, sebbene l'Europa rimanga importante, la sua quota di potere economico globale è in diminuzione. Gli alleati europei vengono considerati sufficientemente potenti da gestire autonomamente la difesa convenzionale contro Mosca.
Come riportato dalla testata “Politico”, il documento non definisce il continente europeo in “declino civilizazionale” come aveva fatto la Strategia di Sicurezza Nazionale del mese scorso, ma ne enfatizza comunque la decrescente importanza. La strategia afferma esplicitamente che “sebbene saremo e rimarremo impegnati in Europa, dobbiamo - e daremo - la priorità alla difesa del territorio nazionale statunitense e alla deterrenza nei confronti della Cina”. In questo quadro, la Nato è chiamata ad assumersi maggiori responsabilità per la propria sicurezza, raggiungendo il nuovo standard globale di spesa per la difesa fissato al 5% del Pil.
Il documento modifica radicalmente anche l'approccio verso Pechino, spostando l'enfasi dalla competizione diretta alla deterrenza basata sulla forza militare. L'obiettivo dichiarato è raggiungere stabilità, relazioni commerciali eque e rapporti rispettosi con la Cina, senza puntare al cambio di regime o trasformare la rivalità in uno scontro esistenziale. Un cambiamento netto rispetto alla prima amministrazione Trump del 2018, che aveva identificato la Cina come la principale minaccia alla sicurezza statunitense.
La strategia chiarisce che l'obiettivo non è “dominare, umiliare o strangolare la Cina”, ma garantire che né Pechino né nessun altro possa dominare gli Stati Uniti o i loro alleati. Parallelamente, il documento sollecita gli alleati asiatici, in particolare la Corea del Sud, ad assumere un ruolo più incisivo nella propria difesa, attribuendo a Seul una funzione centrale nella deterrenza nei confronti della Corea del Nord.
Un passaggio chiave riguarda il ritorno alla Dottrina Monroe, ribattezzata da Trump in “Donroe”, con l'esplicita intenzione di ristabilire il dominio militare americano nell'emisfero occidentale. Il documento critica apertamente le amministrazioni precedenti per aver “incolpevolmente ignorato gli interessi americani e messo a rischio l'accesso militare statunitense al Canale di Panama e alla Groenlandia”.
Questi territori vengono indicati come strategici, con l'obiettivo dichiarato di garantire accesso militare e commerciale e di “non cedere più accesso o influenza su terreni chiave nell'emisfero occidentale”, compreso il Golfo del Messico. Sul fronte mediorientale, infine, la strategia riconosce che l'Iran, nonostante i recenti colpi subiti, sta cercando di ricostruire le proprie forze convenzionali e potrebbe tentare nuovamente di acquisire armi nucleari, mantenendo così alta l’attenzione di Washington su uno scacchiere ancora instabile.
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