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Dai bombardamenti su Iran e Venezuela alle minacce contro Groenlandia e Sud America: le mosse guerrafondaie di Trump "pacifista" in soli 12 mesi

Tra retorica pacifista e interventismo globale, Donald Trump è riuscito a "sbatterci in faccia" in soli 12 mesi delle ambizioni espansionistiche da sempre avute dagli Stati Uniti. E ora il "successo" sulla Groenlandia è nuova "vittoria" al suo "delirio di onnipotenza"

22 Gennaio 2026

Dai bombardamenti su Iran e Venezuela alle minacce contro Groenlandia e Sud America: le mosse guerrafondaie di Trump "pacifista" in soli 12 mesi

Trump Fonte: Imagoeconomica

"Ho fermato otto guerre, presto ne fermerò una nona". Il delirio di onnipotenza del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump è tornato impellente durante il suo intervento di presentazione del Board of Peace di cui oggi, 22 Gennaio, ha firmato ufficialmente il documento che ne sancisce definitivamente la nascita. Eppure, tra promesse elargite e retorica "pacifista", il tycoon è riuscito a "collezionare" un numero record di strategie guerrafondaie, tra minaccebombardamentisupporto militare offensivo indiretto.

Dai bombardamenti su Iran e Venezuela alle minacce contro Groenlandia e Sud America: le mosse guerrafondaie di Trump "pacifista" in soli 12 mesi

In esattamente un anno dopo l'inizio del suo secondo mandato presidenziale il 20 Gennaio 2025, Donald Trump - il "pacifista pacificatore" - ha ordinato i bombardamenti nei seguenti Paesi: IranIraqNigeriaSiriaSomaliaVenezuelaYemen. E ha minacciato apertamente questi altri Stati: IranCanadaColombiaCubaMessicoPanamaGroenlandia - togliendo, dal novero, il Venezuela, contro cui ha già dato seguito alle sue intimidazioni portando a termine il rovesciamento di regime. E togliendo molte altre minacce, dalla consistenza non ben specificata, rivolte - recentemente - contro la stessa Europa, almeno in tema "Groenlandia" ("Vogliamo un pezzo di ghiaccio per proteggere il mondo... loro [l'Europa, ndrnon ce lo daranno. Scelgano: se dicono sì, l'apprezzeremo. Se dicono no, ce ne ricorderemo"). Ma di quali minacce e bombardamenti parliamo, esattamente?

Trump "pacifista": l'interventismo aggressivo in Venezuela e Centro-Sud America

L'operazione militare estera più recente condotta dal tycoon è appunto quella contro il Venezuela, di cui la data 3 Gennaio non rappresenta che l'ultimo passaggio - il più drastico - di una politica aggressiva che avanzava da mesi. I bombardamenti contro basi militari e siti strategici hanno condotto alla cattura illegale del "caudillo" Maduro e della moglie Cilia Flores, condotti a New York con l'accusa di narcoterrorismo. Ma il Venezuela è uno dei Paesi (ricchi in giacimenti petroliferi e terre rare) che rientrano nel piano "donroe" di "riconquista" statunitense dell'intero Continente. Dopo il regime-change a Caracas, sono scese a pioggia le minacce contro la ColombiaPanamaMessicoCuba, ora l'oggetto più a rischio del desiderio imperialista trumpiano.

Trump "pacifista": l'interventismo aggressivo in Nigeria, Somalia e Iraq

Continuando però sulla rassegna degli attacchi militari diretti, riavvolgendo il filo cronologico ci sono quelli in Nigeria: raid mirati contro affiliati dello Stato islamico accusati di massacrare la minoranza cristiana del Paese. Poi, in continente africano, la Somalia: operazioni aeree dello scorso febbraio 2025 contro le cellule armate al-Shabab e ISIS-Somalia, con la morte conseguente di numerosi civili. Quindi, marzo 2025, il raid aereo in Iraq volto ad uccidere Abdallah "Abu Khadijah" Makki Muslih al-Rifai, alto comandante dello Stato Islamico. L'attacco venne preso positivamente dal Primo ministro iracheno Mohammed Shia' Al Sudani, secondo cui al-Rifai era da considerare "uno dei terroristi più pericolosi in Iraq e nel mondo".

Trump "pacifista": l'interventismo aggressivo in Yemen, Iran e Siria

È a maggio che prende invece avvio la campagna militare contro gli Houthi yemeniti sostenuti dall'Iran. Proprio nello Yemen, la politica "pacifista" statunitense ha condotto attacchi mirati (con missili Tomahawk) contro infrastrutture militari e civili, difese aeree e basi di produzione e stoccaggio armi. Ed è proprio contro l'Iran che Washington ha poi "sfogato" la tensione internazionale. Con la missione "Martello di mezzanotte" (Midnight Hammer) sette bombardieri partivano da Whiteman (Missouri) per radere al suolo tre siti nucleari chiave del Paese (Natanz, Isfahan e Fordow). Com'è noto, l'attacco Usa si è inserito quale ennesimo supporto al governo di Israele, in guerra "da dodici giorni" contro Teheran.

19 dicembre scorso: Operazione Hawkeye Strike in Siria. Adducendo a scusante dell'attacco la matrice di "rappresaglia" legata alla morte di due soldati statunitensi (William Nathaniel Howard ed Edgar Brian Torres Tovar) e di un interprete civile (Ayad Mansoor Sakat), gli Usa hanno colpito oltre 70 presunti obiettivi dell'Isis, nella parte centrale del Paese. Gli attacchi diretti statunitensi si fermano qui, volendo escludere il ben noto supporto dato da Washington a Israele per il genocidio di Gaza. Ora, con le strategie consolidate di Trump oscillanti tra "dottrina Monroe" (presunta sicurezza) e negoziazione simil-immobiliare, anche la Groenlandia è diventata l'ultimo "incoraggiamento" al suo delirio di superiorità.

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