22 Gennaio 2026
Fonte: Twitter
Puntare al rovesciamento del regime comunista di Cuba entro la fine del 2026, facendo leva su un'economia interna vicina al collasso e servendosi di politici cubani per rendere più lineare e "accettabile" la transizione politica. Sono questi i nuovi sviluppi di politica estera Usa nei confronti del Centro America secondo quanto riportato da ufficiali statunitensi al Wall Street Journal.
Nulla che ormai - purtroppo - non sia già noto, se non che ai piani di conquista e imperialismo statunitensi si aggiunge un fondamentale dettaglio: le tempistiche con cui Trump vorrebbe arrivare al cambio di regime cubano. Uno scenario sempre più plausibile dopo il "colpo di Stato" compiuto a Caracas contro l'ormai ex Presidente Nicolas Maduro, in carica da circa 13 anni. Sebbene un "piano concreto" per smantellare il governo comunista del premier Manuel Marrero Cruz e del Presidente Miguel Díaz-Canel ancora non c'è, l'amministrazione Trump starebbe attivamente cercando di preparare il terreno per compiere un nuovo colpo contro uno Stato americano sovrano e indipendente.
L'elemento che potrebbe agevolare gli intenti di Donald Trump è sostanzialmente la crisi apparentemente irreversibile che sta vivendo l'economia interna cubana, tra blackout, carenze croniche di medicinali e beni di base, e una povertà che rischi di cronicizzarsi. Trump dopotutto già diverse volte ha minacciato L'Avana di essere tra le regioni nel mirino Usa; minacce che non sono piaciute al Consejo de defensa nacional che in vista di una "aggressione esterna" ha chiamato l'intera isola alla "mobilitazione generale" e al "rafforzamento della struttura militare". Esattamente ciò che aveva fatto - senza successo - Maduro parlando alla Nazione.
"Non c'è resa né capitolazione possibile. Non ci piace essere minacciati. Non potranno intimidirci" è stata la ferma risposta delle cancellerie politiche cubane davanti alle minacce trumpiane. Ma l'economia interna di L'Avana parla un'altra lingua. Con la caduta del regime di Maduro - primo alleato di Cuba - quei 35mila barili di greggio giornaliero che costituivano il 30% del fabbisogno dell'Isola, si sono polverizzati col monopolio Usa del petrolio. Secondo dati comunicati dallo stesso Presidente Díaz-Canel, quasi il 90% delle famiglie cubane rasenta la povertà estrema. A ciò si aggiungono gravi carenze: di elettricità, cibo e acqua potabile, medicine. Segue a ruota una drastica riduzione del flusso turistico, mentre - tra disservizi e catastrofi naturali - si acutizza l'epidemia di Chikungunya, malattia virale trasmessa all'uomo da zanzare infette.
Per Trump agire in questa congiuntura storica è facilissimo: dopo i tagli al petrolio e l'impatto dell'embargo, Washington mira ora a servirsi di funzionari interni al regime per portarli "dalla sua parte" e strappare loro un accordo. Sempre con le solite modalità di negoziazione da deal-maker. Esattamente come accaduto a Caracas. Permangono però, secondo indiscrezioni, attriti su come procedere per il rovesciamento di Cuba. Pare infatti che alcuni alleati di Trump siano più propensi all'approccio aggressivo, anziché procedere per vie "delicate" e indirette.
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