10 Marzo 2026
(Fonte: Wikipedia, Ansa)
È sempre più incerto l'esito del conflitto in Medio Oriente, oscillante tra le continue minacce israelo-statunitensi verso Teheran e i continui improvvisi colpi di coda del Presidente Donald Trump che, intervistato ai microfoni di Fox News, ha lasciato intendere spiragli di dialogo con l'Iran nonostante solo quattro giorni fa avesse escluso la possibilità di ulteriori accordi ammettendo solo la "resa incondizionata" di Teheran. E mentre la guerra continua, aumentano le preoccupazioni degli alleati europei in materia di protezione navale nello Stretto di Hormuz.
"Potrei negoziare con l'Iran" ma solo "a determinate condizioni": il Presidente Usa Donald Trump continua a fare il bello e brutto tempo nella guerra illegale da lui stesso aperta insieme all'alleato israeliano Netanyahu: se lo scorso venerdì 6 Marzo, alla CNN il tycoon fantasticava sulla "facile" capitolazione di Teheran secondo formula venezuelana, e non ammetteva altre vie se non la "RESA INCONDIZIONATA" (così scriveva in un post Truth con tanto di maiuscolo), oggi 10 Marzo s'intravedono spiragli di negoziato. Trump ha infatti dichiarato che potrebbe essere disposto a nuovi colloqui con Teheran avendo ricevuto "segnali di interesse" dalla controparte. Pure però, nella solita contraddizione che lo distingue, il tycoon ha puntato i piedi tenendo alta l'asticella dell'escalation: "Non credo che possa vivere in pace" è stato il suo commento alla figura della neo-eletta Guida Suprema Mojtaba Khamenei.
Sul fronte bellico però il Capo del Pentagono Pete Hegseth continua a mostrare i muscoli: "In Iran stiamo vincendo" ha dichiarato, promettendo di sconfiggere "completamente" il nemico iraniano proprio mentre Trump prometteva negoziati. "Oggi sarà il giorno più intenso di attacchi in Iran. (...) Stiamo schiacciando il nemico" sono state le parole del Pentagono, subito dopo opportunamente respinte dal Capo del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale Ali Larijani: minacce "vuote" quelle statunitensi contro Teheran, "Chi è più grande di voi non potrebbe eliminare l'Iran, quindi fate attenzione a non essere eliminati".
In questo delicato braccio di ferro tra Usa e Iran, lo Stretto di Hormuz resta però al centro delle preoccupazioni internazionali, anche ora che Teheran ne ha permesso l'attraversamento solo a Paesi considerati non ostili. Oggi si è svolta una telefonata tra Keir Starmer, Giorgia Meloni e il cancelliere Friedrich Merz con l'obiettivo - secondo quanto dichiarato da un portavoce britannico - di discutere di "una serie di opzioni per sostenere la navigazione commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz man mano che il quadro delle minacce si evolve". I tre leader hanno concordato di lavorare congiuntamente e, a quanto emerge da indiscrezioni, tra le opzioni proposte per garantire la "libertà di navigazione" vi sarebbe anche una "scorta navale" a difesa delle navi in transito.
Opzione però subito dopo smentita da fonti informate, e bollata come "non praticabile": al centro i timori che quella che dovrebbe essere una missione 'difensiva' si trasformi in "pull factor" per Teheran, cioè diventi un elemento di minaccia che porterebbe l'Iran a bersagliare le stesse navi. All'appello è mancato il Presidente francese Macron perché, pare, "impegnato sulla portaerei Charles De Gaulle".
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