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Russia accetta "tregua del gelo", stop a raid su Kiev fino al 1° febbraio, Zelensky provoca: "Venga a Kiev se ha coraggio"

Putin accetta lo stop temporaneo agli attacchi su Kiev su richiesta di Trump. Zelensky rilancia: “Non vado a Mosca, venga lui qui”. Tregua parziale in vista dei negoziati

30 Gennaio 2026

Ucraina, Zelensky allontana i negoziati e chiede nuove armi a Francia e Germania, 650 missili dall’Uk, Putin: “Priorità è liberare Donbass”

Zelensky e Putin, Fonte: Facebook, @Gianluigi Paragone

Dopo la mediazione del presidente americano Donald Trump di ieri, anche il suo omonimo russo Vladimir Putin ha accettato la cosiddetta "tregua del gelo" in Ucraina: stop ai raid su Kiev fino a domenica 1° febbraio a causa delle rigidissime temperature e del danneggiamento grave delle infrastrutture energetiche. Il premier ucraino Volodymyr Zelensky ha poi provocato il Cremlino invitando lo zar a Kiev, "se ha il coraggio".

Russia accetta "tregua del gelo", stop a raid su Kiev fino al 1° febbraio, Zelensky provoca: "Venga a Kiev se ha coraggio"

La Russia apre a una tregua parziale sugli attacchi contro Kiev su richiesta del presidente statunitense Donald Trump, mentre dal fronte ucraino arriva la sfida diretta di Volodymyr Zelensky a Vladimir Putin: “Venga lui a Kiev, se ha coraggio”. È questo il nuovo sviluppo diplomatico che si inserisce nel quadro dei tentativi di riavviare i negoziati di pace, con un nuovo round previsto ad Abu Dhabi.

A confermare lo stop temporaneo ai raid sulla capitale ucraina è stato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. Secondo quanto dichiarato, Trump avrebbe contattato personalmente Putin chiedendo una sospensione degli attacchi su Kiev fino a domenica 1° febbraio per favorire un clima più disteso in vista dei colloqui. Mosca avrebbe accettato la richiesta, limitatamente però agli attacchi diretti contro la capitale. Non è stato chiarito se la pausa riguardi anche infrastrutture energetiche o obiettivi militari in altre aree del Paese.

Dal lato ucraino, tuttavia, la situazione sul campo racconta ancora di operazioni militari in corso. Kiev accusa la Russia di aver lanciato nella notte un missile e circa cento droni contro diverse località del Paese, segnalando quindi che la tregua — se operativa — sarebbe circoscritta e non generale.

Il presidente ucraino Zelensky ha confermato la disponibilità a soluzioni negoziali, ma ha escluso nettamente un incontro a Mosca con il leader russo. “È impossibile per me incontrare Putin a Mosca. Può venire lui a Kiev, se ha il coraggio”, ha dichiarato ai giornalisti, rilanciando con toni di sfida. Zelensky ha aggiunto che le richieste territoriali avanzate dalla Federazione Russa non rappresentano un compromesso accettabile e che, allo stato attuale, la soluzione più realistica potrebbe essere un congelamento del fronte.

Il leader ucraino ha anche accusato Mosca di aver bloccato lo scambio di prigionieri perché ritenuto non vantaggioso dal punto di vista strategico. 

Il possibile cessate il fuoco limitato su Kiev rappresenta comunque un primo segnale di de-escalation diplomatica, anche se fragile e parziale. Molto dipenderà dall’esito dei colloqui internazionali e dalla reale tenuta dello stop agli attacchi nei prossimi giorni.

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