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"Assaf Shmuelevitz si infiltrò in Idf e scoprì falle 7 ottobre, voleva vendere informazioni a CIA", l'accusa della Corte Suprema Israeliana

Chi è Assaf Shmuelevitz, l’uomo che si finse ufficiale dell’IDF e penetrò nei bunker segreti dopo il 7 ottobre, rivelando falle di sicurezza e rischi politici per Netanyahu

23 Gennaio 2026

Assaf Shmuelevitz

Assaf Shmuelevitz, fonte: X, @TOIAlerts

La Corte Suprema Israeliana ha reso pubblico, dopo due anni di segretezza, il nome di Assaf Shmuelevitz, sotto processo per essersi infiltrato all'interno dell'Idf fingendosi un ufficiale e di aver scoperto le falle della sicurezza di Tel Aviv nel pre e nel post 7 ottobre. L'uomo è accusato di essere una spia, in quanto avrebbe voluto vendere queste informazioni riservate alla CIA e all'opposizione politica israeliana.

"Assaf Shmuelevitz si infiltrò in Idf e scoprì falle 7 ottobre, voleva vendere informazioni a CIA", l'accusa della Corte Suprema Israeliana

Dopo oltre due anni di silenzio imposto da un divieto di pubblicazione, la Corte Suprema israeliana ha autorizzato la diffusione del nome di Assaf Shmuelevitz, l’uomo accusato di essersi infiltrato nei centri di comando militari israeliani nei giorni immediatamente precedenti e successivi al 7 ottobre 2023, fingendosi un ufficiale dell’Idf. Una decisione motivata dall’“interesse pubblico” e dalla necessità di fare chiarezza su un caso che ha messo a nudo gravi falle nella sicurezza dello Stato.

Shmuelevitz, ex paracadutista con esperienza nell’intelligence e avvocato di professione, secondo l’accusa si sarebbe presentato nel sud di Israele la mattina del 7 ottobre, giorno dell’attacco di Hamas, spacciandosi per capitano riservista, pur non essendo stato richiamato in servizio. Con documenti falsi e un telefono nascosto negli indumenti, avrebbe avuto accesso al bunker sotterraneo del Comando Sud a Beersheba, entrando nelle sale operative e partecipando persino a briefing di altissimo livello.

Per almeno otto giorni, sostiene l’imputazione, Shmuelevitz avrebbe fotografato documenti classificati, registrato conversazioni riservate e annotato a mano informazioni estremamente sensibili: movimenti delle truppe, valutazioni strategiche, presunte localizzazioni di ostaggi israeliani e di leader di Hamas. Informazioni che avrebbe poi condiviso con civili non autorizzati, soldati e soggetti esterni alle catene di comando.

Secondo rivelazioni emerse nel corso del procedimento, parte di questo materiale sarebbe stato trasmesso anche a contatti internazionali, inclusa la CIA, e a esponenti dell’opposizione politica interna. Un flusso di informazioni che, stando a quanto dichiarato da fonti governative, avrebbe costretto l’Idf a cancellare un’operazione segreta della Flottiglia 13 per la liberazione di ostaggi, per timore che fosse compromessa.

La vicenda ha avuto un potenziale impatto politico enorme. Le indagini hanno fatto emergere contatti di Shmuelevitz con figure di primo piano dell’establishment politico, legale e della sicurezza, alimentando il timore di uno scandalo capace di travolgere anche il primo ministro Benjamin Netanyahu, già sotto pressione per le responsabilità legate al fallimento del 7 ottobre.

La famiglia dell’imputato respinge le accuse, parlando di “persecuzione sproporzionata” e sostenendo che si tratti al massimo di una violazione disciplinare. Il processo è ancora in corso e Shmuelevitz si trova attualmente in regime di ricovero coatto per incapacità mentale al momento dei fatti. Ma una cosa è ormai chiara: il suo caso ha aperto una crepa inquietante nel mito dell’invulnerabilità della macchina militare israeliana.

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