09 Febbraio 2026
Dopo la rinuncia del comico Andrea Pucci al Festival di Sanremo 2026, la premier Giorgia Meloni e tutto il centrodestra si sono uniti intorno all'uomo, difendendo la libertà di satira, che sarebbe "sotto attacco". Accusato di essere "fascista e omofobo", Pucci si è infatti ritirato dalla co-conduzione della terza serata della kermesse. La presidente del Consiglio e il presidente del Senato Ignazio La Russa l'hanno invitato a ripensarci e di partecipare comunque. Meloni ha parlato di "inaccettabile deriva illiberale della sinistra".
Il passo indietro di Andrea Pucci dal palco di Sanremo trasforma il Festival in un nuovo terreno di scontro politico. Il comico milanese ha annunciato la rinuncia al ruolo di co-conduttore della terza serata dopo le polemiche seguite all’annuncio di Carlo Conti, denunciando un’“onda mediatica negativa” fatta di “insulti e minacce incomprensibili e inaccettabili” rivolte a lui e alla sua famiglia. Una decisione che ha immediatamente innescato la reazione del centrodestra, con la premier Giorgia Meloni in prima linea.
“È inaccettabile che la pressione ideologica arrivi al punto da spingere qualcuno a rinunciare a salire su un palco”, scrive Meloni sui social, parlando di un “clima di intimidazione e odio” e di una “deriva illiberale della sinistra che sta diventando spaventosa”. La presidente del Consiglio denuncia il “doppiopesismo” di chi, a suo dire, considera “sacra la satira, insulti compresi, quando colpisce gli avversari, ma invoca la censura quando non condivide”.
Sulla stessa linea Matteo Salvini: “Io sto con Andrea Pucci. Evviva la libertà di pensiero, di parola e di sorriso”. Per Antonio Tajani, il comico è “l’ultima vittima del politicamente corretto” e il caso dimostra che “difendere la libertà significa difendere anche la libertà di espressione artistica e culturale”. Daniela Santanchè ironizza sugli “intrepidi difensori della libertà di stampa e di satira, ovviamente solo se di sinistra”.
Ignazio La Russa, presidente del Senato, racconta di aver telefonato a Pucci: “Capisco la sua decisione, ma spero possa tornare sui suoi passi. Ho sempre sostenuto che la satira non possa e non debba essere censurata, anche quando a Sanremo salivano comici dichiaratamente di sinistra”. Maurizio Gasparri parla di “linciaggio mediatico”, mentre il governatore lombardo Attilio Fontana attacca la “sinistra isterica”.
Anche la Rai esprime “grande rammarico” per la rinuncia e manifesta “preoccupazione per il clima di intolleranza e violenza verbale”, definendo quanto accaduto “una forma di censura attraverso la diffusione di odio e pregiudizio”. Dal centrosinistra arrivano accuse di strumentalizzazione, ma il centrodestra fa quadrato: “Stop alla censura e all’odio”, diventa lo slogan condiviso.
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