08 Febbraio 2026
Anthropic, fonte: imagoeconomica
Addio tastiera e mouse, benvenuto comando vocale. O quasi. I colossi della tecnologia Microsoft e Anthropic hanno annunciato questa settimana quello che definiscono un cambio di paradigma nel mondo del lavoro: il passaggio dal "vibe coding" al "vibe working". Termini che suonano come gergo da informatici, ma che in realtà riguardano tutti noi, anche chi con la tecnologia ha sempre avuto un rapporto conflittuale.
Per capire dove stiamo andando, facciamo un passo indietro. Il "vibe coding" – letteralmente "programmare a sensazione" – è una rivoluzione silenziosa che sta già accadendo. Fino a pochi anni fa, se volevi creare un programma o un'applicazione, dovevi conoscere linguaggi di programmazione complessi, passare anni a studiare informatica o assumere uno sviluppatore professionista.
Con il vibe coding, invece, basta descrivere a parole quello che vuoi ottenere. Vuoi un sito web per il tuo negozio? Un'app per gestire gli appuntamenti? Un programma che organizzi automaticamente le tue foto? Semplicemente lo chiedi all'intelligenzavi artificiale come se stessi parlando con un collaboratore umano: "Creami un sito con una pagina principale, una galleria fotografica e un modulo contatti". E il sistema lo fa.
Non serve più sapere cosa sia l'HTML, il CSS o il JavaScript. L'IA traduce le tue intenzioni in codice funzionante. È come avere un traduttore simultaneo tra il linguaggio umano e quello delle macchine.
Ma ora, come ha spiegato Scott White, responsabile prodotti enterprise di Anthropic, stiamo facendo un ulteriore salto in avanti. "Penso che ora stiamo passando quasi al vibe working", ha dichiarato mercoledì alla CNBC.
La differenza? Se il vibe coding riguardava principalmente la creazione di software, il vibe working abbraccia l'intero mondo del lavoro d'ufficio. Immaginate di poter dire all'intelligenza artificiale: "Analizza i dati di vendita dell'ultimo trimestre e preparami un report con grafici per la riunione di domani" oppure "Rivedi questo contratto e segnalami eventuali clausole problematiche" o ancora "Organizza un incontro con tutti i fornitori disponibili la prossima settimana".
L'IA non si limita a darti suggerimenti o bozze: esegue l'intero compito dall'inizio alla fine, con una supervisione minima da parte vostra.
Non si tratta di fantascienza. Anthropic ha dimostrato le potenzialità di questo approccio con un esperimento significativo: sedici "agenti" del loro sistema Claude Opus 4.6 – ovvero copie dell'intelligenza artificiale specializzate in compiti diversi – hanno collaborato per creare un compilatore completo in linguaggio C. Un progetto che normalmente richiederebbe un team di 3-5 ingegneri specializzati per 6-12 mesi di lavoro, con un costo stimato tra 800.000 e oltre 1 milione di dollari.
Gli agenti IA lo hanno completato in due settimane, al costo di circa 20.000 dollari. Cinquanta volte meno costoso. E non si sono limitati a scrivere codice: hanno gestito il debugging, la documentazione, i test automatici, il miglioramento delle prestazioni. Proprio come farebbe un team umano ben organizzato.
Questa rivoluzione non interessa solo programmatori e sviluppatori. Avvocati, commercialisti, analisti finanziari, responsabili marketing, project manager: chiunque lavori principalmente con documenti, dati e comunicazioni digitali vedrà cambiare radicalmente le proprie modalità operative.
Come abbiamo raccontato in un precedente approfondimento, già lunedì scorso la Borsa di Londra ha vissuto un crollo significativo dei titoli di grandi aziende che vendono software professionale costoso. Il motivo? Anthropic aveva rilasciato un semplice plugin per il settore legale che, al costo di 20-30 euro al mese, permette di fare buona parte del lavoro per cui gli studi legali spendono oggi decine di migliaia di euro l'anno.
La corsa è partita e nessuno vuole restare indietro. Nel 2026, solo quattro colossi tecnologici – Alphabet (Google), Amazon, Meta (Facebook) e Microsoft – investiranno circa 650 miliardi di dollari in data center e infrastrutture per l'intelligenza artificiale. Una cifra senza precedenti, superiore al PIL di molti paesi europei.
Microsoft parla di oltre 100 miliardi, Meta di 135 miliardi, Alphabet di 185 miliardi e Amazon punta addirittura ai 200 miliardi. Per fare un paragone: venti grandi aziende americane dell'industria tradizionale, dell'energia o dei trasporti spenderanno tutte insieme meno di una singola società tecnologica.
La domanda che tutti si pongono è: cosa succederà ai posti di lavoro? La risposta non è semplice. Certamente alcuni compiti ripetitivi e standardizzati verranno sempre più delegati all'IA. Ma storicamente, ogni rivoluzione tecnologica ha eliminato alcuni lavori creandone di nuovi, spesso più qualificati.
La vera sfida sarà adattarsi. Come quando i fogli di calcolo elettronici hanno sostituito le calcolatrici meccaniche negli anni '80, o quando la posta elettronica ha rivoluzionato le comunicazioni aziendali negli anni '90, anche questa transizione richiederà flessibilità e formazione continua.
La differenza, questa volta, è la velocità del cambiamento. Quello che un tempo richiedeva decenni, ora avviene in pochi anni. Il "vibe working" non è più una prospettiva futura: è già qui. E sta cambiando, che lo vogliamo o no, il modo in cui tutti noi lavoreremo domani.
Di Massimo Garofalo
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