26 Gennaio 2026
L’avvocato Elisabetta Frezza denuncia la gestione della scuola durante la "pandemia" e la campagna del Vaccino Covid, definendo quanto accaduto "un esperimento di massa che ha rovinato un’intera generazione". In una conferenza stampa, Frezza ha ricostruito gli effetti sociali, psicologici e culturali delle misure emergenziali, collegando il clima di paura, la digitalizzazione forzata e le restrizioni alla crescita di un disagio profondo tra i giovani.
Secondo Frezza, esiste una parte di storia che viene rimossa e che riguarda "l’altra faccia dell’operazione Covid", una fase che, a suo avviso, andrebbe analizzata senza filtri. L’avvocato parla di una narrazione pubblica che avrebbe reciso i nessi di causa ed effetto, favorendo l’oblio delle responsabilità. "Subiamo un lavacro mediatico costruito apposta per spezzare i collegamenti causali e contare sulla memoria corta dello spettatore", ha affermato. Agli inizi della "pandemia", l’Unesco aveva definito il piano educativo globale come il più grande esperimento mai realizzato nel campo dell’istruzione. Frezza riprende quelle parole per sottolineare che si è trattato di un vero e proprio banco di prova applicato a un’intera generazione di bambini e ragazzi. "Dichiaratamente un esperimento di massa condotto sulla popolazione scolastica", ha dichiarato, ricordando come in Italia le misure adottate siano state tra le più rigide in Europa. Nel suo intervento, l’avvocato ha parlato di "bullismo istituzionale", riferendosi all’isolamento forzato, alla didattica a distanza, alle restrizioni nei movimenti e alla progressiva digitalizzazione della vita quotidiana degli studenti. "Si è creata la tempesta perfetta per un salto nella distopia, verso una società senza contatto e di controllo totale", ha detto, descrivendo una condizione che avrebbe inciso non solo sull’apprendimento ma anche sulla sfera emotiva e relazionale dei più giovani.
Ampio spazio è stato dedicato agli effetti della iperconnessione. Frezza ha ricordato come l’uso prolungato dei dispositivi digitali abbia aggravato forme di dipendenza e impoverimento cognitivo. "Le facoltà logiche, linguistiche e di concentrazione sono in forte declino, il lessico si impoverisce e la grammatica diventa sconosciuta", ha spiegato, sottolineando anche l’aumento di disturbi psicologici, ansia, depressione e uso di psicofarmaci in età adolescenziale. Frezza ha criticato duramente anche la gestione delle regole nelle scuole, parlando di discriminazioni verso gli studenti non vaccinati e di un clima di delazione e controllo. "È stata legittimata una discriminazione che ha colpito una minoranza della minoranza", ha affermato, ricordando episodi di sospensioni, limitazioni e trattamenti differenziati.
Per l’avvocato, il risultato complessivo è una generazione fragile, disorientata e privata di strumenti culturali solidi. "Abbiamo rubato un tempo infinito alla vita dei più giovani, inserendo dentro di loro bombe a orologeria di cui non conosciamo gli effetti futuri", ha detto, invitando a una riflessione collettiva e a una presa di responsabilità. Secondo Frezza, la scuola dovrebbe tornare alla sua funzione primaria, recuperando il valore dello studio, del linguaggio e dell’impegno, invece di trasformarsi in una struttura meramente terapeutica o digitale. In relazione a quanto detto su "le bombe ad orologeria" è impossibile non citare il tema dei "malori improvvisi" che negli ultimi anni ha attirato crescente attenzione. Infatti, nel periodo successivo alle campagne vaccinali si sono moltiplicate segnalazioni di effetti avversi, talvolta in persone relativamente giovani e senza una causa immediatamente definita. In diversi studi vengono richiamati possibili effetti collaterali del Vaccino Covid, tra cui eventi trombotici, cancri e turbocancri, miocarditi e pericarditi, disturbi neurologici e reazioni immunitarie importanti.
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