22 Gennaio 2026
Studio vaccino Covid e aumento IgG4, fonte: eBioMedicine
Uno studio australiano pubblicato nel dicembre 2025, intitolato "Elevated SARS-CoV-2 IgG4 in plasma and mucosa following repeated mRNA boosters impact antibody functions to Omicron and sarbecoviruses" e capitanato dal dottor Kevin J. Selva, indaga il nesso fra la quantità di dosi inoculate di vaccino Covid e il rischio di tolleranza immunitaria. Il report evidenzia come ripetuti booster di siero, soprattutto se a mRna, portino a un innalzamento degli anticorpi IgG4 e proteina Spike nel sangue e nelle mucose. Ciò, secondo i ricercatori, porterebbero al rischio di aumento di tolleranza immunitaria: in parole povere, il nostro corpo riconoscerebbe le molecole del virus e, proprio per questo, risponderebbe in maniera meno efficace nella guarigione.
Negli ultimi anni, il dibattito scientifico sul vaccino Covid si è progressivamente spostato a una riflessione più ampia sugli effetti immunologici a lungo termine. Un nuovo studio australiano pubblicato su eBioMedicine riaccende l’attenzione su un tema delicato: il possibile sviluppo di tolleranza immunitaria dopo ripetuti richiami dei vaccini a mRna, come quelli di Pfizer e Moderna.
La ricerca, guidata da Kevin J. Selva del Peter Doherty Institute dell’Università di Melbourne, ha analizzato la risposta immunitaria in persone sottoposte a più dosi di vaccino Covid. In particolare, gli scienziati si sono concentrati sugli anticorpi IgG4, una sottoclasse di immunoglobuline note per il loro ruolo “regolatorio”: riducono l’infiammazione ma sono meno efficaci nel neutralizzare direttamente i virus.
I risultati mostrano che, dopo più richiami — fino a quattro dosi — i livelli di IgG4 contro la proteina spike aumentano in modo significativo, sia nel sangue sia nelle mucose. Questo fenomeno è stato osservato sia in persone vaccinate esclusivamente con mRna, sia in chi aveva iniziato con vaccini diversi, come AstraZeneca, per poi passare ai richiami mRna. In sostanza, stimolazioni ripetute con lo stesso antigene sembrano “rieducare” il sistema immunitario verso una risposta meno aggressiva.
Il punto critico è che i vaccini risultano più efficaci quando inducono anticorpi fortemente neutralizzanti. L’aumento degli IgG4 potrebbe quindi ridurre la capacità di bloccare l’infezione, soprattutto contro le varianti più recenti come Omicron e JN.1, che presentano mutazioni proprio nelle regioni chiave della spike. Gli autori collegano questo fenomeno anche alla cosiddetta “memoria immunitaria rigida”: il sistema immunitario resta ancorato alla versione originale del virus, faticando ad adattarsi alle nuove varianti.
I dati suggeriscono che molti richiami identici potrebbero favorire una risposta di “tolleranza funzionale” delle difese immunitarie, meno efficace nel prevenire l’infezione. Per questo, i ricercatori sottolineano l’importanza di ripensare numero, tempistica e progettazione dei futuri vaccini, soprattutto in una fase in cui la vaccinazione combinata Covid-influenza diventa sempre più comune.
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