13 Gennaio 2026
L'Ansa casca dal pero: il Portogallo, informa, ha registrato una sequenza di 30 giorni con un tasso di mortalità superiore al previsto. I calcoli sono stati effettuati dal settimanale Expresso, che cita i dati di EuroMOMO, una piattaforma che monitora la mortalità in Europa, in cui il Portogallo risulta in testa all'infelice classifica. La situazione si è aggravata all'inizio dell'anno, quando sono stati registrati più di 500 decessi al giorno. Il 2 gennaio scorso si è avuto il picco di 540 decessi, pari a un eccesso di mortalità del 52%, ma l'altro record negativo risale all'ultima settimana del 2025, quando il Portogallo è stato l'unico Paese europeo a registrare un eccesso di mortalità. Fonti del Ministero della Salute, in risposta al settimanale, attribuiscono questi risultati al freddo e all'epidemia influenzale. "Il Portogallo presenta un eccesso di mortalità dalla prima settimana di dicembre pari a circa il 22% rispetto alla mortalità prevista per questo periodo dell'anno. La Direzione generale della salute interpreta l'attuale periodo di eccesso di mortalità alla luce di una combinazione di fattori associati alle basse temperature e all'epidemia di influenza, che ha raggiunto un livello epidemico alla fine di novembre". Secondo la stessa fonte, questa fase epidemica è iniziata prima del solito e la trasmissione si è spostata "più rapidamente verso le fasce d'età più anziane", dunque più vulnerabili. La circolazione del sottotipo H3N1, con un maggiore impatto sulla mortalità, e la rapida trasmissione tra gli anziani hanno aggravato la situazione. A Castiglion Fiorentino, nell'Aretino, 14 decessi nei primi 10 giorni dell'anno e il sindaco anche lui casca dal pero, dice mai successo e non si azzarda a ipotizzare altro. Allora glielo spiego io, se permette. Perché anche dalle mie parti succede qualcosa del genere (e non credo solo qui): decessi e funerali decuplicati negli ultimi 4 anni, da uno, due la settimana a un paio al giorno. Per lo più giovani. Molto spesso improvvisi. O con patologie fulminee. Vi dice sembra normale? Vi dice niente?
L'Ansa casca dal pero e non si accorge che, come la giri la giri, questa notizia è imbarazzante: se davvero è colpa “del freddo”, allora crolla miseramente un decennio di narrazione woke, di palle gretine, di divulgazione prescindibile dai vari Tozzi&Mercalli, i diffusori militanti del riscaldamento globale; se il clima non c'entra, ed è implausibile c'entri, allora resta una ed una sola spiegazione: il vaccino. Tanto ormai tutti, meno quelli che dovrebbero saperlo, sanno che tutte le forme di malattia sono esplose dall'introduzione del vaccino anticovid e sono esplose non solo in Portogallo o a Castiglion Fiorentino o a Porto San Giorgio. Esce uno studio al giorno e l'ultimo, da Boston, effetto di una ricerca associata di plurimi dipartimenti universitari dalla biologia dello sviluppo, molecolare e chimica a ematologia, oncologia ed altri, riassume: “Un numero crescente di pubblicazioni peer-reviewed ha riportato diversi tipi di cancro apparire in associazione temporale con la vaccinazione o l'infezione COVID-19. Per caratterizzare la natura e l'ambito di questi rapporti, è stata condotta una ricerca sistematica nella letteratura da gennaio 2020 a ottobre 2025 basata su criteri di idoneità specificati. Un totale di 69 pubblicazioni ha soddisfatto i criteri di inclusione: 66 rapporti a livello di articolo che descrivono 333 pazienti in 27 paesi, 2 indagini retrospettive a livello di popolazione (Italia: ~300.000 coorti, e Corea: ~8,4 milioni di coorti) hanno quantificato le tendenze di incidenza e mortalità del cancro tra le popolazioni vaccinate, e un'analisi longitudinale di ~1,3 milioni di militari statunitensi che coprono il periodo pre-pandemico a quello post-pandemico. La maggior parte degli studi ha documentato malignità ematologiche (linfomi non Hodgkin, linfomi cutanei, leucemie), tumori solidi (seno, polmone, melanoma, sarcoma, cancro al pancreas e glioblastoma) e tumori associati al virus (carcinoma a cellule di Kaposi e Merkel). Tra i rapporti sono emersi diversi temi ricorrenti: (1) progressione insolitamente rapida, recidiva o riattivazione di malattia indolente o controllata preesistente, (2) riscontri istopatologici atipici o localizzati, inclusi il coinvolgimento dei siti di iniezione vaccinale o dei linfonodi regionali, e (3) legami immunologici proposti tra infezione acuta o vaccinazione e dormienza tumorale, fuga immunitaria o cambiamenti microambientali. La predominanza delle osservazioni a livello di caso e dei dati precoci a livello di popolazione dimostra una fase precoce del potenziale rilevamento del segnale di sicurezza. Questi risultati sottolineano la necessità di studi epidemiologici, longitudinali, clinici, istopatologici, forensi e meccanicistici rigorosi per valutare se e in quali condizioni la vaccinazione o l'infezione da COVID-19 possano essere collegate al cancro”.
Un po' lungo, un po' pedante, professorale se volete, ma il senso è chiaro ed è chiara anche la cautela scientifica che non vela le certezze; poi, per conferme più immediate, più impressionanti soccorrono le statistiche. Quindi non siamo più solo nei borghi di Porto San Giorgio e Castel Fiorentino, non più solo a Boston, o in Portogallo, o in tutti gli Stati Uniti: che vogliamo fare? Se penso che in tre anni solo io, su queste colonne, avrò raccontato decine e centinaia di casi, di cancri, di infarti post vaccinali. Io da solo. Anche in questo momento, mentre scrivo questo articolo, sento le campane a morto della chiesa grande, che da casa mia dista cento passi. E anche qui c'è chi si ostina disperatamente a rifiutare qualsiasi possibilità, qualsiasi nesso, qualunque legame. Si infuriano, disprezzano, insultano. Ma non camminano più, si trascinano, entrano ed escono dall'ospedale. Non sono più gli stessi e lo sanno. Non danno più la colpa né al clima né all'età, non dicono più niente. Arrancano. E vanno ai funerali dicendo ma chi l'avrebbe detto, stava così bene.
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