18 Febbraio 2026
Vaccino Covid (fonte foto Lapresse)
Secondo un report del Dipartimento di statistica dell'Università degli Studi di Firenze sui vaccini Covid, il tasso di eventi avversi gravi sarebbe 475 volte superiore a quello riportato dall'Aifa. Il working paper, redatto da otto esperti, tra docenti e ricercatori, si intitola: "L'informazione statistica sui vaccini anti Covid 19. Il caso Italia tra errori, mistificazioni e omissioni". Nel testo, gli autori rivelano che le istituzioni e le agenzie preposte hanno divulgato dati viziati da "gravi errori di metodo, nonché da ambiguità e mancanza di chiarezza. In taluni casi, poi, si è omesso di far conoscere dati di fondamentale importanza ai fini di certe valutazioni, mentre in altri si è assistito a un utilizzo platealmente fuorviante dei dati stessi".
Il capogruppo di Resistere Veneto a palazzo Ferro Fini, Riccardo Szumski, ha sottoposto all'assessore regionale alla sanità, Gino Gerosa, la ricerca del Dipartimento di statistica dell'Università degli Studi di Firenze sui vaccini Covid. Secondo quanto emerso, il tasso di eventi avversi gravi sarebbe di "gran lunga superiore" rispetto a quello riportato dall'Aifa. Il tasso pubblicato nel Rapporto Vaccini 2023 sottostimava di circa 78 volte l'unico valore affidabile attualmente disponibile. Sarebbero 5.070 gli eventi avversi gravi ogni 100mila dosi somministrate (tra quelli noti, perché molte persone non hanno segnalato effetti avversi e il numero è ancora sottostimato), un tasso 465 volte più alto rispetto a quello riportato da Aifa.
Szumski ha spiegato: "Alla luce di questi dati credo sia sempre più urgente mettere all'ordine del giorno la mozione presentata da me e dal collega Davide Lovat sull'attivazione di ambulatori per coloro che dichiarano di aver subito danni dai vaccini Covid-19. Lo studio rivela che la sorveglianza passiva è inefficace. Così come sarebbe stata inefficace la vaccinazione obbligatoria di massa perché i dati sono stati spesso utilizzati per giustificare misure come il Green Pass. Nella quasi totalità dei documenti ufficiali e dei rapporti divulgativi si è fatto riferimento esclusivo alla riduzione del rischio relativo (RRR), trascurando la riduzione del rischio assoluto (ARR). Mentre la RRR misura la percentuale di casi evitati tra i soggetti che senza vaccino sarebbero “destinati” ad ammalarsi, l’ARR quantifica il beneficio effettivo nella popolazione generale, ovvero la percentuale di individui che il vaccino protegge indipendentemente dalla loro suscettibilità alla malattia. I valori di RRR risultanti dai primi due mesi di sperimentazione sono stati piuttosto elevati (95% Pfizer, 94% Moderna, 67% AstraZeneca), quelli di ARR si sono attestati intorno all’1%, il che implica che per prevenire un singolo caso di malattia è necessario vaccinare circa 100 persone (Number Needed to Vaccinate - NNV). Il fatto che le comunicazioni istituzionali abbiano enfatizzato la RRR, oscurando completamente l’ARR e il NNV, ha contribuito a una rappresentazione distorta dei benefici vaccinali, suggerendo un’efficacia sostanzialmente maggiore rispetto a quella che emerge da un’analisi più completa e trasparente dei dati disponibili".
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