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Ravasi (Cortile dei Gentili): "È fondamentale stabilire un linguaggio condiviso per comprendere la sofferenza e le difficoltà"

Il Giornale d'Italia ha intervistato Gianfranco Ravasi, Presidente emerito Pontificio Consiglio della Cultura e Fondatore del Cortile dei Gentili: "Ritengo che l’aspetto essenziale sia il dialogo, ovvero due discorsi che si incontrano, anche se profondamente diversi"

05 Febbraio 2026

Gianfranco Ravasi, Presidente emerito Pontificio Consiglio della Cultura e Fondatore del Cortile dei Gentili, in occasione dell'incontro "Dialogo sulla salute mentale", è stato intervistato da Il Giornale d'Italia.

Quali valori ritiene fondamentali per aiutare a sviluppare resilienza di fronte alle difficoltà?

necessario entrare in sintonia, cioè riuscire a stabilire un linguaggio comune che permetta di comprendere le situazioni a volte di difficoltà, di sofferenza profonda. Questo esercizio viene fatto attraverso non soltanto l'aspetto strettamente tecnico, medico, scientifico, ma anche un profondo aspetto umano perché questo tipo di sindromi è quello che esige il calore del cuore, oltre che della mente".

Come può il dialogo promosso dal Cortile dei Gentili contribuire al benessere dei giovani?

"Il Cortile dei Gentili nasce da un'intuizione, da un simbolo che era presente nel tempio di Gerusalemme, dove potevano accedere anche le gentes, i pagani, i quali erano considerati atei dagli ebrei; era un dialogo tra persone molto diverse tra di loro che si ascoltavano. Penso che l'elemento fondamentale sia il dialogo, cioè due discorsi che si incrociano tra di loro, anche se profondamente diversi. Usando un'altra immagine, quella del duello, ovvero di due che si confrontano e sono diversi, o quella del duetto, delle due voci agli estremi (soprano e basso). Bisogna riconoscere la diversità, e al tempo stesso riuscire a creare armonia L'ascolto e nella sintonia.

C'era uno scrittore francese che diceva che lo sport è l'esperanto vero dei popoli. Ed è vero, un po' come la musica. Un'occasione come le Olimpiadi riesce, nonostante le diversità, a creare attraverso i gesti e la pratica sportiva un'unità ideale dell'umanità. In un evento così corale, è interessante proporre l'idea della tregua olimpica, che era la caratteristica alta della cultura greca con i grandi poeti, quali Pindaro, che cantavano le olimpiche".

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