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WindTre, Corti: "Adeguare limiti elettromagnetici alla media europea per non perdere la competitività delle nostre aziende"

Gianluca Corti, AD designato di WINDTRE, a Il Giornale d'Italia: "Nonostante il governo stia facendo uno sforzo per portare l'Italia a una rivoluzione digitale, c’è il rischio che il mercato privato rallenti. Il PNRR è sicuramente importante, ma da solo non basta: è necessario che gli operatori continuino a investire"

15 Marzo 2022

Gianluca Corti, Amministratore Delegato designato di WINDTRE, in occasione della presentazione del report “Il settore Telco in Italia: assetto normativo e analisi di impatto”, realizzato da Luiss Business School, a Il Giornale d'Italia: "La semplificazione è una cosa di cui abbiamo tutti bisogno e un tema su cui il governo ha iniziato a lavorare, ma su cui è necessario accelerare i tempi. Nel rapporto oggi abbiamo visto che per ottenere i permessi e installare un’antenna servono più di 5 mesi, sia in Sicilia che in veneto. Questo rappresenta un danno per il sistema, perché rallenta il time to market e ci sono oneri di gestione delle migliaia di richieste".

"Penso che la cosa più urgente da fare sia adeguare i limiti elettromagnetici alla media europea. Oggi i limiti italiani sono clamorosamente più bassi a livello europeo, parliamo di 1/10 per quanto riguarda il campo elettromagnetico e di un 1/100 per la potenza elettromagnetica. Questo è un grave danno per le aziende che vorrebbero investire in modo spropositato per coprire tutto il paese con i 5G. Questo si traduce in una perdita di competitività: i cittadini che vivono nelle aree senza 5G avranno una qualità inferiore e le aziende saranno meno competitive rispetto alle concorrenti italiane ed europee. Inoltre nel medio termine, si presenteranno problemi concreti per i cittadini. Infatti, il trend del traffico dati aumenta del 40% all’anno, questo vuol dire che fra pochi anni le reti 4G diventeranno quello che oggi è il 3G, con una qualità molto più bassa. In questo caso, il live streaming in mobilità diventerà solo un ricordo passato. Dobbiamo assolutamente evitare questo scenario: noi come settore abbiamo investito 5 miliardi all’anno e vogliamo continuare ad investire. Si tratta di una manovra che costa zero, ma che permette al settore di guardare con più ottimismo al futuro".

"Uno dei grandi problemi del paese, visto il grande affollamento di operatori, è che esiste una politica di prezzo particolarmente aggressiva, motivo per cui ad oggi il ritorno del capitale investito è inferiore al costo del capitale. Rischiamo che gli operatori siano costretti a tirarsi indietro al punto di vista di investimenti. Nonostante il governo stia facendo uno sforzo per portare l'Italia a una rivoluzione digitale, c’è il rischio che il mercato privato rallenti. Si tratta di un rischio che non possiamo correre, perché il PNRR è sicuramente importante, ma da solo non basta: è necessario che gli operatori continuino a investire. Per farlo, giocano un ruolo fondamentale la semplificazione, l'utilizzo della la leva fiscale per incentivare investimenti delle imprese e delle reti telecomunicazioni. Un altro passo importante è fare cultura digitale a partire dalle scuole fino alle aziende, dove è importante fare upskilling e reskilling, perché ci sono lavoratori di oggi che non sono in grado di fare i lavori del domani".

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