03 Febbraio 2026
Aerei da combattimento, fonte: X @middleastmonit
L’Egitto ha intensificato il proprio coinvolgimento nella guerra in Sudan utilizzando una base aerea segreta nel deserto occidentale per lanciare attacchi contro le RSF, le Forze di supporto rapido. Le operazioni includono l’impiego di un avanzato drone da combattimento turco, segnando un salto di qualità nell’intervento del Cairo a sostegno dell’esercito sudanese.
Secondo funzionari e analisti regionali, l’Egitto conduce da mesi operazioni aeree contro le RSF partendo da una pista isolata nell’area di East Oweinat, a circa 60 chilometri dal confine sudanese. La base, inserita in un vasto progetto agricolo nel deserto, sarebbe stata adattata per ospitare velivoli senza pilota di ultima generazione e assetti di supporto militare. L’escalation è maturata dopo la caduta di el-Fasher, ultimo caposaldo dell’esercito sudanese nel Darfur, che il presidente Abdel Fattah el-Sisi ha definito una "linea rossa". Il Cairo ha collegato apertamente la sicurezza nazionale egiziana alla stabilità del Sudan, indicando come priorità la salvaguardia dell’integrità territoriale del Paese vicino e il contrasto a qualsiasi "entità parallela".
Immagini satellitari e tracciati di volo indicano la presenza sulla base di East Oweinat del Bayraktar Akinci, uno dei più avanzati droni da combattimento prodotti dall’industria turca. Il velivolo è in grado di operare ad alta quota, restare in volo fino a 24 ore e trasportare un ampio ventaglio di munizioni guidate. La comparsa di più esemplar, insieme a mezzi di supporto e lavori di ampliamento delle infrastrutture, suggerisce un uso operativo continuativo. Le RSF hanno riconosciuto in passato di essere state colpite da droni lanciati da una "base straniera", avvertendo che avrebbero risposto "nel tempo e nel luogo opportuni". Per gran parte del conflitto il Cairo aveva mantenuto un ruolo soprattutto diplomatico, limitandosi a fornire sostegno politico e logistico all’esercito sudanese. Il cambio di passo è arrivato dopo l’avanzata delle RSF nel Darfur occidentale e la conquista di aree strategiche lungo i corridoi di rifornimento provenienti dalla Libia sudorientale. Fonti della sicurezza egiziana parlano di attacchi mirati contro convogli e depositi delle RSF in prossimità del confine, con l’obiettivo dichiarato di proteggere la frontiera meridionale e contenere la destabilizzazione regionale. "L’Egitto non permetterà che qualcuno minacci la sua sicurezza nazionale ai confini", ha spiegato un ex alto ufficiale militare.
Il teatro sudanese è ormai attraversato da interessi e interventi esterni. Le RSF ricevono sostegno dagli Emirati Arabi Uniti, mentre l’esercito sudanese ha rafforzato i legami con Turchia, Qatar e Arabia Saudita. La presenza di droni Akinci sul fronte segna anche un rafforzamento della cooperazione militare tra Cairo e Ankara dopo anni di relazioni tese. Sul terreno, intanto, la situazione umanitaria resta drammatica. El-Fasher appare in gran parte distrutta e svuotata, con migliaia di civili uccisi o costretti alla fuga. L’intensificazione degli attacchi aerei egiziani contro le RSF rischia di trasformare ulteriormente il conflitto in una crisi regionale, con conseguenze difficili da prevedere per la stabilità del Corno d’Africa e del Nord Africa.
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