L’esercito siriano è entrato nella città nordorientale di Hasakah, fino a pochi giorni fa sotto il controllo delle Forze democratiche siriane a guida curda, segnando l’avvio concreto di quella che dovrebbe essere la prima fase di stabilizzazione dopo settimane di combattimenti e la perdita di ampie porzioni di territorio da parte delle SDF aguida curda. Il dispiegamento rientra in un accordo di cessate il fuoco sostenuto dagli Stati Uniti, che prevede l’integrazione delle strutture militari e civili curde nel sistema statale di Damasco.
Siria, esercito nazionale entra nella città nordorientale di Hasakah: la prima fase di "stabilizzazione" dopo la sconfitta dei Curdi
Un ampio convoglio militare dell’esercito siriano ha fatto ingresso ad Hasakah senza incidenti, poche ore dopo l’imposizione di un coprifuoco da parte delle SDF. L’operazione rappresenta il primo passo operativo dell’accordo annunciato nei giorni scorsi tra il governo centrale e le forze curde, con l’obiettivo di consolidare il cessate il fuoco che ha posto fine a settimane di scontri nel nord-est della Siria. L’intesa stabilisce un percorso di integrazione dei combattenti delle SDF nell’esercito nazionale e nelle forze di polizia, insieme all’assorbimento delle istituzioni civili finora controllate dall’amministrazione autonoma curda nella struttura dello Stato siriano. Secondo i termini concordati, le forze governative eviteranno l’ingresso diretto nelle aree a maggioranza curda, mentre unità di sicurezza del Ministero dell’Interno assumeranno il controllo delle istituzioni statali ad Hasakah e Qamishli, inclusi uffici di stato civile, passaporti e infrastrutture strategiche come l’aeroporto.
La polizia locale curda continuerà temporaneamente le operazioni di sicurezza, prima di essere definitivamente incorporata nel Ministero dell’Interno. L’ingresso delle forze governative è avvenuto come previsto e senza scontri, a conferma di un passaggio di consegne concordato sul terreno. Sul piano regionale, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha lanciato un monito diretto alle forze curde, affermando in un discorso televisivo "con gli ultimi accordi, una nuova pagina si è aperta davanti al popolo siriano" e avvertendo che "chiunque tenti di sabotare tutto questo, lo dico chiaramente e apertamente, ne verrà schiacciato".
Il contesto e il nuovo equilibrio nel nord-est siriano
L’intesa prevede di fatto la dissoluzione delle SDF, la loro integrazione nell’esercito regolare e il ritorno allo Stato centrale della maggior parte dei territori controllati dal 2011. In molti aspetti, l’accordo appare come una resa curda più che come un compromesso equilibrato. Un elemento centrale riguarda la natura stessa delle SDF, dominate numericamente e politicamente dalle YPG, formazioni legate al PYD, a sua volta collegato al PKK. Questa composizione, che include anche arabi, assiri e turcomanni, rende fuorviante identificare le SDF semplicemente con "i curdi", un popolo diviso tra più Stati e realtà nazionali differenti.
La rapida perdita di territori da parte delle SDF è stata accompagnata da una rivolta coordinata di tribù arabe ostili al modello di confederalismo democratico delle SDF ispirato all’ideologia di Abdullah Öcalan, percepito da ampi settori della popolazione sunnita e tribale come un’imposizione esterna. Non a caso, in città come Raqqa, Tabqa e Deir Ezzor, l’arrivo delle forze di Damasco è stato accolto come una liberazione, con la rimozione di simboli e monumenti legati alle YPG. Sul piano pratico, l’accordo impone alle SDF la consegna delle province a maggioranza araba di Raqqa e Deir Ezzor, aree strategiche per la presenza dei principali giacimenti petroliferi e delle dighe di Tishreen e Tabqa. Le risorse energetiche torneranno sotto il pieno controllo dello Stato siriano, senza garanzie di condivisione dei profitti. Damasco riprenderà inoltre il controllo dei valichi di frontiera e delle infrastrutture chiave, mentre l’autonomia curda verrà ridotta a margini limitati nella sola provincia di Hasakah, con un governatore nominato dal centro.
A mitigare l’impatto politico dell’intesa, il presidente Al-Sharaa ha promulgato un decreto che riconosce alcuni diritti culturali e civili ai curdi, tra cui il riconoscimento della lingua curda come nazionale, l’introduzione del Nowruz come festa ufficiale e la concessione della piena cittadinanza siriana, inclusi i passaporti, ponendo fine a decenni di discriminazioni.








