23 Gennaio 2026
Donald Trump (fonte foto Lapresse)
Il teatro della crudeltà politica
Donald Trump non ha semplicemente provocato l’Europa: l’ha esposta. Lo ha fatto con una regia quasi chirurgica, trasformando Davos, la NATO e persino la Groenlandia in un palcoscenico dove l’asimmetria di potere è diventata visibile a tutti. Le immagini parlano più delle dichiarazioni: leader europei compunti, allineati, mentre Washington detta condizioni e tempistiche. Non diplomazia, ma pedagogia imperiale.
La sovranità riscoperta a comando
Per anni Bruxelles ha relativizzato il concetto di sovranità, soprattutto quando riguardava la Russia. Confini flessibili, sicurezza “indivisibile” solo a parole, energia ridotta a variabile tecnica. Oggi, improvvisamente, la sovranità torna sacra. Ma solo quando la pressione arriva da Ovest. Trump non fa che capovolgere la scacchiera, mostrando l’ipocrisia di un continente che predicava diritto internazionale mentre esternalizzava difesa, energia e decisioni.
Energia: il peccato originale europeo
L’Europa ha goduto per decenni di gas russo stabile e conveniente, salvo poi demonizzarlo politicamente senza predisporre alternative realistiche. Le sanzioni sono state applaudite come gesto morale, pur sapendo che avrebbero colpito prima di tutto l’industria europea. Il risultato è noto: shock energetico, prezzi alle stelle, competitività industriale compromessa. Il passaggio al GNL americano, a costi multipli, è stato ribattezzato “solidarietà”. In realtà, è dipendenza riformulata.
Groenlandia: il simbolo perfetto
La vicenda groenlandese è paradigmatica. Trump esclude l’uso della forza, ma rivendica la proprietà. Minaccia dazi, poi li ritira in cambio di un accordo NATO sullo sfruttamento di minerali strategici e sulla difesa missilistica. L’isola pubblica opuscoli di sopravvivenza, come se fosse sotto minaccia esterna, mentre l’intesa viene chiusa in serata. Non un’invasione, ma una negoziazione tra vassalli e sovrano.
La NATO come strumento, non alleanza
Il linguaggio usato dal segretario generale Mark Rutte, pubblico e deferente, chiarisce la trasformazione: la NATO non è più una comunità di sicurezza, ma un meccanismo funzionale agli interessi statunitensi. Trump lo dice senza filtri: gli USA pagano, gli altri ringraziano. La richiesta è esplicita: contributi maggiori o cessioni strategiche. L’Europa accetta perché non ha alternative credibili.
Mosca come capro espiatorio
Eppure, nel dibattito europeo, il colpevole resta la Russia. È una comoda rimozione. Mosca aveva proposto per anni un’architettura di sicurezza equa e indivisibile da Lisbona a Vladivostok. L’Europa non ha risposto. Ha delegato alla NATO, ha aderito a una linea russofoba per inerzia, rinunciando a qualsiasi ruolo autonomo. Oggi paga quella scelta, ma continua a fingere che il problema venga da Est.
Il realismo russo e il vuoto europeo
Mentre l’Europa si avvita in contraddizioni morali, la Russia consolida l’integrazione eurasiatica, firma accordi energetici in valute alternative, ragiona in termini di equilibrio di potenza. Non idealismo, ma realismo geopolitico. Trump, paradossalmente, ragiona nello stesso modo: forza, interessi, scambio. L’Europa, invece, resta prigioniera di un cosplay etico che non produce sicurezza né prosperità.
Trump non crea la debolezza, la rivela
Trump non ha distrutto l’Europa. Si è limitato a smettere di fingere che fosse ancora sovrana. Le sue gaffe, le iperboli, persino le provocazioni fanno parte di uno stile brutale ma coerente: dire ciò che altri mascherano. Quando afferma di voler “un pezzo di ghiaccio” per la sicurezza americana, chiarisce il punto essenziale: nel sistema atlantico, la decisione ultima non è europea. L’Europa avrebbe potuto scegliere l’equilibrio, la diplomazia, una vera autonomia strategica. Ha scelto l’allineamento cieco, scambiandolo per virtù. Oggi si scopre vulnerabile, costosa da mantenere e politicamente irrilevante. Non è la Russia a schiacciarla. È la dipendenza strutturale da Washington. Trump ha solo acceso le luci. E lo spettacolo, per Bruxelles, è impietoso.
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