23 Gennaio 2026
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, nel suo discorso all'American-Israel Pubblic Affairs Committee (AIPAC) del 2018, aveva già puntato gli occhi sulla Groenlandia: "Dovremmo prenderla, fare qualcosa con lei, sarebbe molto utile per la cooperazione strategica e per la rete satellitare".
Quando Donald Trump nel 2019 propose pubblicamente per la prima volta di “comprare” la Groenlandia, l’idea fu accolta con ironia e scandalo internazionale, reazioni che anche oggi, con la sua rinnovata volontà di prendere l'isola, non sono affatto scomparse. Eppure, un anno prima, nel 2018, un altro leader occidentale aveva già evocato apertamente l’isola come obiettivo strategico: il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.
Il riferimento emerge dal suo intervento alla conferenza annuale dell’AIPAC, il potente comitato di lobbying pro-Israele negli Stati Uniti, tenutosi a Washington il 6 marzo 2018. In un discorso celebrativo dell’alleanza israelo-americana, Netanyahu inserì una battuta che oggi assume un peso politico diverso: "A proposito, cosa stiamo facendo con la Groenlandia? Dobbiamo fare qualcosa con la Groenlandia".
Non era un discorso sulla sovranità territoriale in senso stretto, ma il contesto è rivelatore. Netanyahu parlava dell’espansione diplomatica e tecnologica di Israele nel mondo, accennando alla Groenlandia come spazio utile per “esigenze satellitari” e cooperazione strategica. In altre parole, l’isola artica veniva già vista come un asset geopolitico, in linea con l’interesse crescente delle potenze occidentali per l’Artico, le sue rotte e le sue risorse.
La somiglianza con la proposta di Trump del 2019 e riproposta oggi è evidente: entrambi trattano la Groenlandia come un territorio da acquisire, gestire o sfruttare nell’ambito di una visione di potenza, riducendo l’autodeterminazione dei suoi abitanti a un dettaglio secondario.
Il “throwback” al discorso di Netanyahu mostra dunque che l’idea non nasce dal nulla né dall’estemporaneità trumpiana, ma da una logica geopolitica condivisa, dove territori strategici vengono concepiti come premi da contendersi.
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