22 Gennaio 2026
Trump, Onu e Groenlandia, fonte: imagoeconomica
Donald Trump, da crudo deal maker quale è, è riuscito a ottenere ciò che cercava sulla Groenlandia, incassando un’intesa quadro con la Nato che mantiene intatta la sovranità nazionale dell’isola - secondo il tycoon "mai messa in discussione" - ma apre alla presenza di nuove basi militari Usa, allo sfruttamento di diritti minerari e a un piano di investimenti strategici nell’Artico. Il presidente americano ha parlato di un accordo destinato a essere "estremamente vantaggioso per gli Stati Uniti e per tutte le nazioni dell’Alleanza", annunciando l’avvio dei negoziati operativi nelle prossime settimane.
Secondo quanto riferito dal presidente, l’intesa avrebbe già una struttura definita insieme al segretario generale della Nato Mark Rutte e sarà ora portata avanti da una squadra guidata dal vicepresidente JD Vance, dal segretario di Stato Marco Rubio e dall’inviato speciale Steve Witkoff. Trump ha rivendicato il risultato affermando "Abbiamo ottenuto tutto quello che volevamo sulla Groenlandia", mentre Rutte ha sottolineato che il presidente americano "va dritto al punto" e che esiste un quadro di intesa, pur senza entrare nei dettagli. Il segretario generale ha spiegato che l’attenzione è concentrata sulla sicurezza dell’Artico, area che secondo Donald Trump e la Nato sarebbe sempre più sensibile alla crescente attività del nemico invisibile russo e della Cina. Nonostante l'accordo sia stato sigillato, Rutte non ha rilasciato dettagli sul possibile futuro quadro. Aaja Chemnitz, membro groenlandese del parlamento danese, ha respinto le affermazioni di Trump sul suo potenziale accordo con la Nato: "Ciò a cui stiamo assistendo in questi giorni nelle dichiarazioni di Trump è completamente assurdo. La Nato non ha assolutamente alcun mandato per negoziare alcunché senza di noi in Groenlandia", ha affermato in un post sui social media.
Per quanto riguarda la natura dell'accordo, per ora si sa che sono tre i pilastri dell’accordo: il rafforzamento della presenza militare statunitense in Groenlandia, investimenti di natura militare e diritti minerari. L’intesa prevede la possibilità di realizzare nuove installazioni e aree operative, in continuità con i meccanismi di cooperazione già esistenti in ambito Nato. Uno dei funzionari presenti agli incontri ha paragonato il progetto alle basi del Regno Unito a Cipro, considerate territorio britannico. Anche un secondo funzionario, informato sulle discussioni, ha confermato che l'idea per la Groenlandia è stata modellata sulle basi britanniche sovrane a Cipro. L’obiettivo è aumentare la capacità di controllo e di deterrenza in una regione considerata strategica per le rotte commerciali, la difesa missilistica e l’accesso alle risorse. Passando, invece, agli investimenti infrastrutturali, alla collaborazione sulle materie prime e all’accesso a diritti minerari, l’intento è quello di rafforzare la filiera occidentale delle risorse critiche e ridurre la dipendenza da fornitori esterni. In questo contesto rientra anche l’ipotesi di un possibile posizionamento del sistema di difesa antimissile Golden Dome nell’area artica, tema che Trump ha confermato sarà oggetto di ulteriori colloqui.
Sul fronte politico è stato ribadito che la sovranità della Groenlandia resta pienamente rispettata. Rutte ha chiarito che il tema non è stato oggetto di negoziazione diretta e che l’attenzione è rivolta esclusivamente alla cooperazione in materia di sicurezza e sviluppo. Anche se le minacce all'autodeterminazione dell'isola sono state sminuite dal tycoon in prossimità del Wef Davos 2026, è difficile dimenticare che gli equilibri in campo geopolitico sono molto esigui e difficili da mantenere se leader mondiali si comportano anarchicamente senza rispettare il diritto internazionale. Donald Trump ha ritirato le sue minacce, ma sul tavolo la posta in gioco per i paesi europei era molto alta. Il leader americano non ha lasciato alternative.
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