23 Gennaio 2026
"Il Canada non vive grazie agli Stati Uniti. Il Canada prospera perché siamo canadesi". Con queste poche, storiche parole il primo ministro canadese Mark Carney è intervenuto per rispondere alle provocazioni lanciate da Trump a Davos sulla "dipendenza" del Canada dagli Stati Uniti. La dichiarazione è arrivata nel corso del primo intervento pubblico del premier canadese a Québec City, tornato in Canada dopo uno storico discorso sull'ordine internazionale tenuto in Svizzera.
Erano state dure le provocazioni lanciate dal Presidente Usa contro il Canada, lo scorso 21 Gennaio, nel tentativo incalzante di convincere i Paesi ad un accordo sulla Groenlandia. "Il Golden Dome - aveva detto Trump gonfiando il petto - difenderà il Canada. Il Canada riceve molti regali da noi. Dovrebbero esserne grati, ma non lo sono. (...) Il Canada vive grazie agli Stati Uniti, ricordatelo Mark, la prossima volta che fai le tue dichiarazioni". Ma altrettanto dura è stata la risposta di Carney che, tornato in Canada dopo aver fatto scintille a Davos, ha chiamato all'unità nazionale.
Parlando da La Citadelle, a Québec City, Carney ha pronunciato un discorso in vista del ritiro del gabinetto federale: dopo aver annunciato di stare preparando piani "ambiziosi" per un rafforzamento dell'economia, il premier ha condiviso l'esistenza di un'importante partnership con Washington salvo però ricordare tutta la sovranità del Canada. Cioè il diritto di esistere, lontano dalle ambizioni imperialiste trumpiane.
La risposta secca al posizionamento "anti-Usa" di cui è stato accusato Carney da Howard Lutnick, segretario al Commercio degli Stati Uniti, è arrivata pure da Trump, che oggi ha scelto di ritirare l'invito per il Board of Peace al premier canadese dopo che quest'ultimo aveva avanzato critiche sulla coercizione economica paventata dal tycoon coi dazi. Ma Carney ha proseguito: il Canada dev'essere "un faro per un mondo che è in mare" ha incalzato, tenendo compatto l'orgoglio nazionale di fronte al rimodellamento dell'ordine mondiale. "Il Canada non può risolvere tutti i problemi del mondo, ma possiamo dimostrare che un’altra via è possibile: che l’arco della storia non è destinato a essere deformato verso l’autoritarismo e l’esclusione, può ancora piegarsi verso il progresso e la giustizia. (...) Quando siamo uniti cresce l’unità. Quando siamo canadesi – inclusivi, equi, ambiziosi – il Canada cresce".
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