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“Storia futura – l’impresa di crescere”, al via il 50° Convegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria

Si apre a Genova l’incontro tra i giovani imprenditori guidati dal Presidente Di Stefano. Tra i temi centrali del convegno innovazione, lavoro e sostenibilità

09 Luglio 2021

“Storia futura – l’impresa di crescere”, al via il 50° Convegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria

Innovazione e sostenibilità per costruire il futuro dell'Europa, sono tra i temi centrali del Convegno Nazionale dei Giovani Imprenditori di Confindustria, che giunge quest’anno alla sua cinquantesima edizione.

“Storia futura – l’impresa di crescere”, al via il 50° Convegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria

Il convegno “Storia futura – l’impresa di crescere”, che si svolge a Genova ai Magazzini del Cotone, prevede un ricchissimo programma con un parterre che vedrà tra i protagonisti non soltanto esponenti del mondo dell’impresa, ma anche della politica italiana, un segnale di come la famosa “ripartenza” possa essere costruita soltanto con l’impegno di tutte le parti, come il pubblico e il privato, la politica e l’impresa. Un incontro che guarderà molto anche fuori dai confini nazionali, in particolare all’Europa che ha nell’innovazione e nella sostenibilità il trampolino di partenza per costruire il futuro. Senza dimenticare inoltre le imprese, il lavoro, la scienza e la democrazia come base per la vittoria sui cambiamenti climatici, sulle disparità sociali e generazionali, sulla crisi economica.

Tra i relatori del convegno Riccardo Di Stefano, presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria, Matteo Salvini, segretario federale della Lega, Elena Bonetti, ministro per le Pari opportunità e la Famiglia, Giuseppe Conte, già presidente del Consiglio dei ministri, Enrico Letta, segretario del Partito democratico, Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, Roberto Cingolani, ministro per la Transizione Ecologica, Antonio Tajani, coordinatore nazionale di Forza Italia, Matteo Renzi, leader di Italia Viva, Renato Brunetta, ministro della Funzione pubblica, Carlo Bonomi, presidente di Confindustria.

Antonelli (Ey):” La grande sfida sarà formare i giovani e coinvolgerli nel ridisegnare il futuro delle nostre aziende e quindi anche il futuro del Paese”

“Noi abbiamo diviso la nostra prospettiva su tre pilastri: il futuro del Paese, il futuro delle aziende e il futuro delle persone - afferma a Il Giornale d'Italia dal Convegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria, Massimo Antonelli, CEO di EY in Italia e Chief Operating Officer di EY Europe West. Per quanto riguarda il futuro del Paese, il posizionamento dell’Italia rispetto agli altri paesi europei può migliorare se ci sarà semplificazione e quindi la riforma della pubblica amministrazione, ma in generale le riforme, inclusa quella della giustizia, saranno sicuramente delle chiavi per il recupero di competitività del nostro Paese e poi bisogna avere stabilità, perché vuol dire politiche economiche di medio e lungo periodo. Questo per quanto riguarda il futuro del Paese. Per le aziende, queste stanno facendo un grandissimo sforzo per ridisegnare i propri processi, il proprio modo di produrre, distribuire i prodotti, perché ovviamente la pandemia ha cambiato radicalmente la struttura della domanda e propensioni del consumatori. Quindi questo è un altro tema fondamentale e le imprese hanno bisogno di essere supportate dal punto di vita finanziario, con una riduzione del costo del lavoro e una rimodulazione del carico fiscale. Per quanto riguarda le persone il tema centrale è quello delle competenze, che cambieranno profondamente negli ultimi anni, saranno richieste competenze completamente diverse ai nostri lavoratori. Ovviamente più competenze digitali, ma anche più capacità di ascolto, più capacità relazionali. Ora questi cambiamenti nelle competenze devono essere accompagnati da formazione, quindi un grande sforzo in questo senso. Noi quest’anno in Ey abbiamo assunto 1800 giovani e assumeremo altre 900 persone nei prossimi sei mesi. La grande sfida sarà formare questi giovani, ma anche coinvolgerli nel ridisegnare il futuro delle nostre aziende e quindi anche il futuro del Paese.”

Matteo Salvini, Ddl Zan: "No a teoria gender sui banchi di scuola. Difesa della famiglia non è reato di opinione"

"Questa giornata bellissima, io adoro la vita in presenza! Il lavoro, la stretta di mano. Bravi i ragazzi di Confindustria. Poi si parla di temi concreti: meno tasse, burocrazia più veloce, riforma della giustizia, famiglia, futuro, ambiente, tecnologia, dinamicità. Insomma, pane per la Lega. Noi siamo un movimento che fa della concretezza e della realtà il suo core business. Altri preferiscono fare discorsi storici e filosofici, per noi sviluppo, lavoro, sostegno alle imprese, famiglia, giovani. Mi sono sentito a casa". E sul Ddl Zan: "C'è qualcuno che invece di difendere i diritti sacrosanti fa dell'ideologia. Punire chi discrimina, chi ferisce è cosa buona, giusta e doverosa. Portare idee gender anche sui banchi di scuola a bimbi di 7 anni a cui spiegare che sono fluidi, e quindi decideranno da grandi cosa essere cambiando di settimana in settimana, o inventarsi reati di opinioni per chi difende la famiglia e il concetto di mamma o di papà mi sembra assolutamente fuori dal mondo". 

Su come cambierà il peso della Lega in seguito alle nuove amministrative: "Noi puntiamo a dare risposte soprattutto ai romani, ai milanesi, ai torinesi, ai bolognesi, ai napoletani, vittime di pessime amministrazioni di sinistra. Conto che la Lega sia forza trainante del centrodestra che non solo vinca, ma che convince e rilancia queste città". In tema di sicurezza: "Vedo un ministero dell'Interno fermo. Post Covid abbiamo bisogno di turisti che pagano e portano ricchezza e portano bellezza. Non di barchini, barconi, nell'80% dei casi affollati da persona che non scappano da nessuna guerra, ma i problemi ce li portano in Italia. Abbiamo gli sbarchi più che triplicati rispetto all'anno scorso, bisogna muoversi e l'Europa deve ricordarsi che l'Italia non è il campo profughi d'Europa". 

Bonomi (Confindustria): "Apprezziamo l’opera del governo Draghi e auspichiamo che le 48 riforme siano concretizzate"

Carlo Bonomi, Presidente di Confindustria a Il Giornale d’Italia: “Nel PNRR ci sono 48 riforme da fare, tra le altre quella della giustizia, dell’amministrazione, del fisco e del lavoro. Ritengo che quella inerente alla giustizia sia una buona riforma che vada fatta e che sia necessaria ad oggi. E' in oltre fondamentale il tema delle infrastrutture per il Paese, in particolare qui nella Regione Liguria che non ha ancora colmato il gap infrastrutturale. Si stanno facendo investimenti importanti sul porto che veicola la gran parte dell’export italiano ma è necessario un ammodernamento della mobilità.

Riguardo alle riforme del lavoro abbiamo siglato un avviso comune nel quale abbiamo condiviso che c’è una riforma sugli ammortizzatori sociali e sulle politiche attive del lavoro da fare insieme, una riforma da fare su principi condivisi. Devono avere la stessa finalità: la formazione e rioccupabilità delle persone. Apprezziamo l’opera del governo Draghi. Auspichiamo che le 48 riforme che ci sono da fare siano concretizzate”.

Di Stefano (Confindustria) a Il Giornale d'Italia: "Ammodernamento tecnologico, digitalizzazione e sostenibilità"

Riccardo Di Stefano, Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria ai microfoni de Il Giornale d’Italia: “Oggi ripartiamo insieme alla città di Genova. Siamo pronti a rinascere e ad aprirci nuovamente al commercio, al progresso e all’innovazione. Per i giovani imprenditori di Confindustria la Liguria è casa, qui festeggiamo il 50esimo convegno. L’edizione di quest’anno coinvolge nei lavori anche la politica e il governo per confrontarci su ciò che ci aspettiamo nei prossimi anni per il nostro Paese. Dobbiamo seguire la strada dell’ammodernamento tecnologico e della digitalizzazione in un’ottica sostenibile che diventi non più un peso ma un’opportunità per le aziende. Serve un’alleanza tra pubblico e privato su temi come il welfare e la rigenerazione del Paese”.

Letta (PD) a Il Giornale d'Italia: "La Lega perde credibilità riguardo la posizione presa per il DDL Zan"

Enrico Letta, Segretario Partito Democratico ai microfoni de Il Giornale d'Italia: “Abbiamo fatto grandi passi avanti nell’ambito della giustizia. Siamo soddisfatti della riforma che è stata approvata e del compromesso che è stato trovato. Il nostro Paese ha bisogno di una giustizia rapida ed efficiente. Questo è essenziale per attirare nuovi investimenti e garantire i nostri cittadini. Un grande passo avanti dopo trent’anni di dibattito politico, segno che appoggiare questo governo è una cosa positiva. La posizione della Lega riguardo il DDL Zan, sconta un problema di credibilità. Perché nel momento in cui hanno chiesti dialogo hanno votato contro la legge a favore della comunità LGBT che l’Ungheria ha approvato a livello di Parlamento Europeo. Questa è un contraddizione che mostra quanto da parte loro ci sia la volontà di affossare il DDL Zan non di dialogare per migliorarlo altrimenti terrebbero posizioni diverse. Noi andremo in parlamento con la voglia di far approvare nella massima chiarezza e responsabilità il DDL Zan”.

Reddito di Cittadinanza, Renzi: "Nel 2022 referendum per l'abrogazione. Obbligo vaccinale? Sì, per insegnanti, medici e infermieri"

Matteo Renzi è intervenuto a Genova a "Storia futura – l’impresa di crescere”. Qui, dove erano presenti i microfoni de Il Giornale d'Italia, ha parlato dei suoi progetti, come di quelli del Governo nei prossimi anni, in particolare della sua intenzione di abolire il reddito di cittadinanza. Ora, dice il leader di Italia viva, "non presenteremo una proposta in consiglio dei ministri che darebbe noia o creerebbe contrapposizioni all'interno del Governo". Ma, "nel 2022, dopo le lezioni del Presidente della Repubblica, andremo in piazza a fare dei banchini noi, come si sta facendo adesso per la Giustizia, per togliere il reddito di cittadinanza". Un referendum, in pratica, quello che vuole proporre Renzi per provare ad annullare la follia grillina.

Noi viviamo in un Paese che nel 2017 ha visto partire una campagna contro i vaccini pazzesca", ha continuato. "Prima il mio governo poi quello di Paolo Gentiloni tentarono di modificarlo. Fecero con Beatrice Lorenzin la norma sulla vaccinazione allargando il numero dei vaccini obbligatori. Poi nel 2018 io ero alla Leopolda e intervistavo Roberto Burioni. Nell’intervista ricordavo questo, cioè che c’erano delle minacce no-vax. Abbiamo avuto in Parlamento persone No-Vax. Ragazzi, abbiamo dato il governo a Draghi, ma rischiavamo di darlo a Ciampolillo che non soltanto era no-vax ma abbracciava gli ulivi".

E ancora: "Viviamo in un Paese in cui la cultura no-vax è forte. Per me l’obbligo vaccinale almeno per medici, personale sanitario e personale docente sarebbe un dovere. Credo sia difficile portare a casa questo risultato. Ma se mi fate domanda secca la risposta è sì, obbligo vaccinale per insegnanti, medici e infermieri".

Salerno (RINA) a Il Giornale d'Italia: "Le imprese al fianco dei politici per prendere le decisioni strategiche"

Ugo Salerno, Chairman and CEO di RINA ai microfoni de Il Giornale d’Italia in occasione del 50esimo Convegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria: “Il Convegno è un momento importante di confronto e discussione. Abbiamo visto il dialogo tra la politica e l’impresa italiana. Questo è un mix intelligente poiché oggi noi imprese possiamo aiutare i politici a prendere le decisioni più giuste e più strategiche soprattutto in questo delicato momento storico. Stiamo vivendo un periodo di generale ottimismo e ci aspettiamo la ripartenza ma dobbiamo perseguirla con grande senso di responsabilità. È importante oggi fare strategia, fare le cose giuste per i nostri figli e le generazioni future".

Garrone (ERG) a Il Giornale d'Italia: "La più grande rivoluzione industriale dal dopo guerra"

Edoardo Garrone, Presidente di ERG a Il Giornale d’Italia in occasione del 50esimo convegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria: “Siamo in una fase di ripartenza in cui affrontiamo la più grande rivoluzione industriale dal dopo guerra. L’Europa, per la prima volta, ci presterà fondi straordinari. Abbiamo l’opportunità di rinnovare completamente il modo di fare impresa. L’impresa italiana sa fare velocemente e nel migliore dei modi. Serve però un’azione congiunta tra impresa e politica. Il Governo Draghi sta facendo bene, sa che sono indispensabili riforme altrimenti i fondi del PNNR non li prenderemmo e perderemmo un’occasione storica. 

I Giovani Imprenditori hanno messo in evidenza nel discorso del Presidente quelle che sono le priorità su cui bisogna lavorare e su cui io mi trovo personalmente d’accordo. Noi come impresa ci siamo, abbiamo vissuto la transizione ecologica e abbiamo davanti un’autostrada di opportunità che dovremo essere bravi a cogliere. Dobbiamo saper gestire la trasformazione del modo di produrre che è necessaria se vogliamo allinearci con gli obiettivi europei dal punto di vista della sostenibilità ambientale. Dobbiamo anche però essere messi nelle migliori condizioni per farlo e questo sarà compito della politica e del Governo”.

Clavarino (Aon) a Il Giornale d'Italia: "L’Italia tornerà a crescere"

Carlo Clavarino, Presidente Esecutivo International di Aon Il Giornale d’Italia al 50esimo Convegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria: “C’è nell’aria del Convegno speranza ed euforia. Credo che ci aspetti un periodo in cui l’Italia tornerà a crescere. Sono molto ottimista rispetto al futuro del nostro Paese nonostante i molti problemi da superare. In questo momento servono larghe intese sotto la prestigiosa presidenza di Draghi di cui condivido le linee di azioni portate avanti”.

Alfonso (Simest) a Il Giornale d'Italia: "Le sfide del futuro? Digitalizzazione e la sostenibilità"

Mauro Alfonso, Amministratore Delegato di Simest a Il Giornale d’Italia: “Il Convegno è un’occasione di riscossa per l’industria italiana. È il primo momento di ritrovo fisico dopo un anno difficile che lancia un messaggio di ottimismo e di speranza. I segnali dell’industria sono positivi e questo è il miglior presupposto per riportare le nostre aziende a competere e vincere in giro per il mondo. 

I fattori che saranno determinanti nella competizione del futuro saranno la digitalizzazione e la sostenibilità. Sono elementi imprescindibili e cardine di un nuovo paradigma che si sta stabilizzando nel nostro mondo da quali non ci si può discostare. La missione di Simest è quella di supportare le aziende nella loro crescita all’estero attraverso il supporto nelle spese dell’export o con operazioni di equity nelle quali siamo partner insieme alle aziende in giro per il mondo. Abbiamo oltre 250 partecipazioni all’estero. Oggi ci sono grandi opportunità di crescita e dobbiamo sfruttarle".

"L’azione del Governo è di sostegno e di supporto al nostro sistema" - conclude Alfonso - "Si stanno ponendo infatti le basi per una sostanziale ripresa per il nostro Paese. Credo che il Governo stia agendo in maniera straordinaria per le nostre aziende, sono molto fiducioso rispetto la strada intrapresa”.

Da Ros (Irinox) a Il Giornale d'Italia: "Il Governo Draghi ha riportato credibilità all'Italia"

Katia Da Ros, Vice Presidente di Irinox Il Giornale d’Italia: “Il Convegno è segnale di ripartenza come evidenzia la grande partecipazione della politica e dell’azienda. Vedo tanti spunti per una ripresa significativa del Paese. L’impresa del futuro deve puntare su sostenibilità, resilienza, l’innovazione, la capacità di portare i nostri prodotti nel mondo. Si può sempre fare meglio e si può sempre fare di più. Il Governo che abbiamo oggi riporta una credibilità che all’Italia mancava da molto. C’è una chiara visione di quelle che deve essere fatto. Credo quindi che il governo Draghi meriti fiducia”.

Luigi Abete a Il Giornale d'Italia: "Il Convegno di Confindustria è stato un momento importante di confronto"

Luigi Abete Il Giornale d'Italia: “Il Convegno è stato un momento importante di incontro e di confronto. Sono presenti tutti i leader politici e questo dimostra l’attenzione della politica nei confronti dell’industria e dei Giovani Imprenditori. Il livello del dibattito ha dimostrato un livello di maturità superiore rispetto a quello che appare quotidianamente a riprova dell’uditorio qualificato, esperto e motivato. Spero che le dichiarazioni fatte oggi siano poi seguite da comportamenti coerenti”.

“Storia futura – l’impresa di crescere”, al via il 50° Convegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria

Di seguito il discorso integrale del Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Riccardo Di Stefano:

"Signori Ministri, Presidente Bonomi, Onorevoli Senatori e Deputati, Autorità, cari colleghi e ospiti in sala, amici che ci seguite da remoto, buongiorno a tutti e grazie per essere qui oggi.

Questo è molto più che un convegno. È una delle testimonianze che tutto ricomincia. Che la scienza è più forte della malattia, che la paura si vince col coraggio di tutti e la tenacia di ognuno. La vista, da qui, credetemi, è emozionante. Ogni persona che ho davanti è un pezzo del mondo che riparte. Vedo l’impegno collettivo di una società che ha ricercato e scoperto il vaccino, che lo ha prodotto e lo sta distribuendo. Con l’obiettivo di vaccinare la popolazione globale senza lasciare indietro nessuno.

Abbiamo capito di non essere invincibili. Di essere vulnerabili. Ma non indifesi. Abbiamo scoperto che il denaro non compra la vita ma sostiene la ricerca. Ci siamo fatti una domanda: cosa vogliamo leggere nei libri, quando sarà raccontata quella storia che abbiamo visto con i nostri occhi? Cosa possiamo fare perché si realizzi ciò che crediamo più giusto? De Gasperi, ai tempi della Ricostruzione, disse agli italiani che non avevano «il diritto di disperare». Allo stesso modo, anche noi diciamo: non abbiamo il diritto di arrenderci perché dobbiamo essere tutti coautori e protagonisti della nostra Storia Futura.

Sappiamo di aver vissuto un tempo straordinario e di avere oggi a disposizione uno strumento che può cambiare la storia: il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Ci avviciniamo a quella fase di cui abbiamo tanto sentito parlare e che dobbiamo iniziare a costruire: il post-pandemia.

Che inizia con l’economia. I dati dicono che la crescita del prodotto interno lordo dovrebbe essere intorno al 5 % quest’anno e al 4 nel 2022. Si tratta però di una previsione, che continua a dipendere dai successi della campagna vaccinale e dal contenimento della pandemia. Ma non ci possiamo accontentare, perché veniamo dal -7% dello scorso anno e cresciamo comunque meno dei partner europei. Dobbiamo prestare attenzione ai nervi scoperti del nostro sistema economico, che sono almeno tre. Sappiamo infatti che il rincaro delle materie prime e l’esplosione dei costi dei container sono dei veri e propri macigni sui conti delle nostre PMI.

Gli altri due nervi scoperti sono i debiti emergenziali, sia privati che pubblici. Per sostenere le imprese, il decreto sostegni bis ha prorogato la moratoria sui mutui al 31 dicembre e questo è positivo. Ma poi arriverà anche il 1° gennaio e temiamo che i bilanci delle imprese saranno ancora fragili. La ripresa sarà solida solo se garantiremo le condizioni per finanziare l’economia reale e in particolare le PMI. Quindi, è assolutamente necessario un quadro degli aiuti di Stato flessibile e in linea con le ambizioni del PNRR. E poi c’è la finanza alternativa. Ci piacerebbe che le aziende si aprissero sempre più ai capitali di rischio e che si creassero, con Cassa Depositi e Prestiti, i primi basket bond a misura di imprenditore under35, per sostenere chi, tra noi, fa già impresa e chi vuole iniziare.

Per quanto riguarda invece i conti pubblici, alla fine di quest’anno il rapporto tra debito pubblico e Pil si avvicinerà al 160 per cento, un livello raggiunto in Italia solo all’uscita dalla Prima Guerra Mondiale. Quasi 60 punti più della media europea. Anche per le politiche sul debito pubblico non torneremo in fretta al mondo pre-covid. Il Commissario Gentiloni ha annunciato la revisione del Patto di Stabilità ed è iniziato il confronto tra keynesiani e rigoristi, che già parlano di “pandemia del debito”.

Vogliamo affidare ad un Ministro delle Finanze comunitario il nuovo Patto di Stabilità, che introduca il concetto di progressività. Ma è importante che i vincoli del Patto futuro siano modulari: se l’Italia deve ridurre il debito, saranno i paesi con più spazi di bilancio a espanderlo in modo che l’Europa possa continuare a crescere.

Un esempio? I 2 miliardi del PNRR per il 5G, di cui uno da dedicare alle zone a fallimento di mercato, sono un investimento su un abilitatore trasversale di impresa. Ma anche una occasione geopolitica di fare tecnologia a 27 stelle. Facciamo in modo di costruire una rete a prova di futuro, utilizzando le migliori tecnologie che, guarda caso, sono spesso italiane. Per una volta, come ci insegnano i nostri cugini d’Oltralpe, facciamo sistema Italia.

Quindi, investiamo sulla crescita e sui fattori che la generano. Uno dei fattori siamo noi: le imprese.

Noi siamo decisivi per il successo del PNRR, per questo insistiamo su un’implementazione fatta di politiche industriali sì, ma non strabiche. Come la direttiva Single Use Plastic, entrata in vigore il 3 luglio in Italia. Per sostenere realmente le politiche green, allora, bisogna sostenere le scelte che ci liberano dai combustibili fossili, ci aiutano a rallentare gli sprechi alimentari e per di più incarnano anche un grande sforzo di ricerca e innovazione delle imprese italiane. Siamo leader in Europa in questo settore!

Ministro Cingolani, ce la faremo a restare in cima alla classifica? Tornare alla normalità significa anche riconoscere che sono la crescita e la salute delle imprese a evitare i licenziamenti, non i decreti. Se l’economia sta ripartendo, se la produzione industriale cresce e l’aumento della domanda preannuncia un’espansione della forza lavoro, perché parliamo di licenziamenti e non di assunzioni? Possiamo dimostrare che il boom economico che ci attende si fa con l’industria. Lasciamo agli imprenditori la libertà di agire sul mercato!

Secondo l’ufficio Parlamentare di Bilancio, infatti, lo sblocco favorirà soprattutto l’occupazione dei giovani in cerca di lavoro. L’occupazione giovanile negli ultimi anni in Italia è al 33% e cosa si è fatto in questi anni per risolvere il problema? Si è creato il reddito di cittadinanza, che non solo non ha abolito la povertà, ma sta addirittura generando effetti distorsivi. E poi si aggiunge il dramma del lavoro senza tutele, che va combattuto e condannato in ogni forma perché penalizza gli imprenditori onesti, che sono la maggior parte. Bisogna, dunque, riformare il reddito di cittadinanza, a partire da quelle politiche attive che sono rimaste lettera morta, per renderlo ciò che dovrebbe essere: un sostegno a chi è in difficoltà e non una rendita di immobilità. E allora se vogliamo alzare gli stipendi, abbassiamo il cuneo fiscale a favore dei lavoratori e impegniamoci tutti per far crescere la produttività!

Quella che ormai i dati chiamano ripartenza, deve esserlo non solo per i trend economici, ma anche per la nostra società, di cui noi imprenditori siamo parte. In questa pandemia molti italiani hanno sofferto e stanno soffrendo: tutti noi abbiamo delle responsabilità e non possiamo girare la testa dall’altra parte. Perché la nostra storia futura riparte soprattutto dalla società.

In questi anni pandemici abbiamo fatto due scoperte. La prima: abbiamo ridato valore alla parola competenza. Dal Generale Figliuolo, fino a tutti gli infermieri e medici che ci stanno vaccinando, alla straordinaria infrastruttura digitale con cui stiamo ottenendo il green pass, ci piace l’Italia che funziona, perché conta sui suoi moltissimi cittadini competenti. Il premier Draghi incarna questo spirito e ci conforta, perché sappiamo di essere nelle mani di una guida solida e lungimirante. Competenza deve essere la parola d’ordine anche del prossimo governo, che avrà infatti un compito altrettanto complesso: quello di portare a termine il PNRR nel tempo stabilito, pena la perdita dei fondi. Noi crediamo nella democrazia e nella equità della nostra Costituzione. E contiamo sui nostri concittadini per far prevalere i migliori. Perché oggi il Paese ha bisogno dei competenti. E delle riforme: a partire da PA, Giustizia Civile e ammortizzatori sociali.

Non nascondiamocelo: la tassa più onerosa che abbiamo pagato è quella sul dilettantismo.

Se ci trovassimo nuovamente in un clima di sfiducia, nel kit d’emergenza non ci sarebbe un nuovo Draghi a cui ricorrere. La lezione più importante per tutti noi, dai Giovani Imprenditori, alla politica e alle istituzioni è questa: coltiviamo una nuova leva di leader, un nuovo ceto dirigente, che metta al centro merito, talento e vocazione per la grandezza della nostra Repubblica.

La seconda scoperta che dobbiamo alla pandemia è che il collante dell’Italia si chiama spirito di coesione nazionale. Chiunque sia andato a vaccinarsi, anche solo per un momento, deve aver provato dentro di sé gratitudine per essere nato qui, europeo e italiano, per poter accedere ad un sistema pubblico e gratuito. Una scintilla di senso di cittadinanza, che dovrebbe riaccendere il desiderio di vivere in una nazione che ci tutela, e il dovere di contribuire alla sua efficienza. Dobbiamo sentirci tutti responsabili di questa Italia neonata, che crescerà con il PNRR, con le nuove riforme, soprattutto se l’infrastruttura portante saranno i cittadini. È quindi cruciale porre l’accento su come, in concreto, da qui ai prossimi anni, partiti e forze parlamentari tradurranno competenza e coesione nazionale nella missione del PNRR. Ringraziando le forze politiche che sono con noi oggi, abbiamo una domanda da farvi: qual è la vostra idea di Storia Futura?

Oggi, a guidare questo Paese, c’è un governo istituzionale di alto profilo. Abbiamo ritrovato la coesione nazionale. Abbiamo a disposizione una enorme mole di fondi. Ora serve anche una visione, per riscrivere la “Costituzione economica del Paese”.

Buona parte di noi Giovani Imprenditori aveva circa 10 anni nel 1993, quando il Presidente del Consiglio Ciampi usa queste parole - Costituzione economica del Paese - per il “Patto per la politica dei redditi e lo sviluppo", siglato il 23 luglio con Confindustria e Sindacati. Da allora sembrano passati anni-luce: siamo cambiati noi, il sindacato e anche l’oggetto delle nostre relazioni. Soprattutto, è cambiato il clima. Di certo, uscire dal periodo di Tangentopoli non è come uscire da una pandemia globale. Ma non è questo il punto. Dopo una stagione drammatica, si era scelta la strada della convergenza su obiettivi strategici.

Oggi ci piacerebbe trovare terreno fertile per costruire una visione condivisa del Paese e un metodo per attuarla. Ma a volte, questa, non sembra la volontà di tutti. E ci dispiace. Tanto per cominciare, la concertazione si rifà a un principio, e cito il Presidente Abete che firmò quel patto sociale del ‘93: «Non è importante che siamo d’accordo su tutto, è importante che andiamo tutti nella stessa direzione». Per noi, la direzione è una crescita stabile e sostenibile. Serve un salto di qualità, che chiede a tutti di essere chiari e non ondivaghi.

L’emendamento approvato ieri al decreto Sostegni bis dice una cosa: le parti sociali conoscono meglio del legislatore le condizioni di lavoro dei vari settori. Per questo gli è stata affidata la definizione di nuove causali per i contratti a termine. La legge non può arrivare dappertutto. Così come la contrattazione. Riconoscere il limite è necessario per non coltivare illusioni come quella di poter contrattare gli algoritmi che fanno funzionare le macchine e gli impianti.

Ci auguriamo che arrivino presto i tempi per un nuovo grande patto, nel frattempo però le parti sociali possono comunque fare qualcosa. Facciamo un pezzo di strada insieme. Se siamo tutti d’accordo che il PNRR non è il biglietto vincente della lotteria, ma l’assicurazione sul futuro delle giovani generazioni, allora partiamo da noi, con un patto generazionale che deve ispirarsi a tre principi.

Uno. Produttività oggi fa rima con sostenibilità. Due. Il rilancio demografico e la completa partecipazione delle donne alla vita sociale ed economica. Tre. La fusione tra formazione e lavoro per creare le professioni del futuro. Vi proponiamo un metodo per sviluppare l’attuazione del PNRR in chiave generazionale. Una cabina di regia per valutare insieme quanto l’implementazione del piano si traduca in risultati effettivamente visibili sulle fasce più giovani.

Noi lo stiamo già facendo: insieme ad altre 12 sigle datoriali under 40, abbiamo creato un tavolo di confronto, chiamato IMPatto Giovani, che mette insieme oltre 100 mila associati. Sguardo generazionale sul PNRR, spinta all’autoimprenditorialità e ottimismo nella capacità di fare impresa sono i denominatori comuni del nostro tavolo. Ora, chiediamo anche alla cosiddetta società civile e ai sindacalisti under40 di unirsi alla discussione e lavorare con noi. E siccome il mondo è cambiato, allarghiamo la cabina di regia, e mettiamo insieme imprenditori, commercialisti, avvocati, manager, e poi rider, piattaforme della gig economy, partite iva, startupper. Vogliamo intorno al tavolo chiunque si senta di contribuire a un patto che miri a ridare dignità e opportunità alle giovani generazioni. A cominciare dalle Istituzioni.

Le nostre idee? Partiamo da sostenibilità e sviluppo. Siamo la generazione che è cresciuta a pane e shock globali: chiediamo di mettere le mani avanti e imparare dalla pandemia a costruire un sistema di anticipazione e resistenza. Dobbiamo rendere “anti-shock” il nostro sistema produttivo e sociale, perché abbiamo scoperto che i costi della crisi superano largamente quelli della prevenzione. Serve quindi rendere resilienti i sistemi sanitari, le infrastrutture e le nostre città. Se guardiamo oltre confine le prossime sfide per la sostenibilità saranno il climate change e la povertà alimentare e idrica, nuove scommesse mondiali che, come il Covid19, esigono uno sforzo globale. Passiamo allo sviluppo: entro il 2022 il 60% del pil mondiale dipenderà dalle tecnologie digitali.

Per sprigionare al meglio questo potenziale, proponiamo due cose: un’alleanza di filiera per l’open innovation, da realizzare con un abbattimento dell’IRES per le aziende che fanno investimenti strategici in startup. E poi, la decontribuzione per i primi tre anni di attività per chi crea una startup.

All’imprenditorialità nazionale si aggiunge anche il rientro dei “cervelli imprenditoriali”. Le norme sul rientro sono confuse. Questo rende difficile, per le imprese, attrarre i manager che lavorano all’estero. C’è poi il problema delle agevolazioni per quei redditi di impresa prodotti dagli impatriati che partecipano in piccole società. Quello che ci servirebbe, ancora una volta, è porre fine all’italico costume di cambiare continuamente norme e applicabilità. Altrimenti, chi ci viene nella terra della fiscalità creativa? Guardando alle trasformazioni in corso dell’economia e del mercato del lavoro, sappiamo per certo che ci saranno sempre meno colletti bianchi e tute blu e più colletti verdi e tute digitali. E siamo già in ritardo.

Per questo, vorremmo che le scuole superiori rilasciassero una patente digitale: un percorso formativo obbligatorio per tutti gli studenti dedicato ai digital tools di domani, dalla programmazione al cloud. Se esiste la patente di guida, perché non dovrebbe esistere anche la patente digitale con la maggiore età?

Chiudere il digital gap è utile non solo per trovare più facilmente un lavoro, ma anche per diventare cittadini più consapevoli e integrati in una società sempre più digitalizzata. Anche perché qui siamo sempre di meno. Condannati dalla demografia.

Non si può scrivere una norma anti-demagogia, ma andrebbe applicata quando si parla delle culle vuote. Come si fa a chiedere alle giovani famiglie di fare figli, senza delle vere politiche di sostegno alle nascite e al lavoro delle donne? L’assegno unico e la garanzia statale per il mutuo prima casa per gli under35 sono importanti passi avanti, ma si può fare di più, a partire dall’occupazione delle donne stesse. E cito il Presidente Sergio Mattarella quando dice: “non c'è dubbio che le conseguenze della crisi provocata dalla pandemia hanno pesato prevalentemente sulle donne più che sugli uomini. Hanno pesato su tutti, ma il costo del ruolo femminile è stato particolarmente alto”.

Interveniamo così: il PNRR stanzia 4,6 miliardi per investimenti in asili nido e scuole dell’infanzia. Si tratta di creare 228 mila posti negli asili. Usiamo il “metodo Genova” per creare asili nido, rapidamente e dove servono di più: al Sud e vicino ai luoghi di lavoro. Così consentiamo alle lavoratrici di tornare prima ad essere attive e creiamo nuovi posti nel settore dell’educazione. Infine, lavoro e formazione. Abbiamo parlato di storia futura, ora facciamo un tuffo in quella passata. “Secondo l’ultimo rapporto Istat, in Italia, ci sono 2,1 milioni di giovani, fra i 15 e i 29 anni, che non lavorano e non frequentano alcun percorso di istruzione o formazione: sono il 22%, più di uno su cinque. L’Italia non è un Paese per giovani, ma l’obiettivo è diventarlo”. Jacopo Morelli, 2011.

E nel frattempo i NEET sono saliti oltre il 23% e in 8 anni è aumentata del 42% la “fuga dei cervelli” dall'Italia. “Non è possibile che il sistema educativo, inteso come istruzione e formazione insieme, non sia più in grado di assicurare al Paese, alle imprese e alle famiglie, la capacità di dotare i giovani del bagaglio di conoscenze più adeguato”. Federica Guidi, 2010 E nel frattempo, solo nel 2021, le imprese non hanno trovato 318 mila diplomati da assumere. E abbiamo appena 20 mila iscritti al sistema ITS. Sono passati dieci anni. Tutto cambia, nulla cambia. Le citazioni dei nostri Past President ci dimostrano che il problema dell’Italia non è trovare la soluzione. È metterla in atto. Un esempio dell’asincronia tra dichiarazioni e realtà? E’ diventato obbligatorio il mobility manager, ma non si sa né chi è, né dove si trova. Le competenze non si comprano al supermercato e non basta la formazione accademica. Servono anche le imprese, un piano formativo e chi lo attua senza lasciar trascorrere decenni. Se dovessimo quindi scrivere con un tweet i capitoli della nostra Storia futura ci servirebbero poche parole: la forza della competenza e la coesione nazionale, una visione del futuro e un metodo per attuarla.

La nostra Storia Futura non deve solo venire dopo la pandemia, deve essere il suo contrario. Il contrario di pandemia è quando le persone sono tutte ugualmente responsabili delle sorti del loro Paese, e collaborano. Il contrario di pandemia è scienza. È economia. È democrazia. La pandemia è ieri. Da oggi è tempo di Storia Futura".

Reddito di Cittadinanza, Renzi: "Nel 2022 referendum per l'abrogazione. Obbligo vaccinale? Sì, per insegnanti, medici e infermieri"

Matteo Renzi è intervenuto a Genova a "Storia futura – l’impresa di crescere”. Qui, dove erano presenti i microfoni de Il Giornale d'Italia, ha parlato dei suoi progetti, come di quelli del Governo nei prossimi anni, in particolare della sua intenzione di abolire il reddito di cittadinanza. Ora, dice il leader di Italia viva, "non presenteremo una proposta in consiglio dei ministri che darebbe noia o creerebbe contrapposizioni all'interno del Governo". Ma, "nel 2022, dopo le lezioni del Presidente della Repubblica, andremo in piazza a fare dei banchini noi, come si sta facendo adesso per la Giustizia, per togliere il reddito di cittadinanza". Un referendum, in pratica, quello che vuole proporre Renzi per provare ad annullare la follia grillina.

Noi viviamo in un Paese che nel 2017 ha visto partire una campagna contro i vaccini pazzesca", ha continuato. "Prima il mio governo poi quello di Paolo Gentiloni tentarono di modificarlo. Fecero con Beatrice Lorenzin la norma sulla vaccinazione allargando il numero dei vaccini obbligatori. Poi nel 2018 io ero alla Leopolda e intervistavo Roberto Burioni. Nell’intervista ricordavo questo, cioè che c’erano delle minacce no-vax. Abbiamo avuto in Parlamento persone No-Vax. Ragazzi, abbiamo dato il governo a Draghi, ma rischiavamo di darlo a Ciampolillo che non soltanto era no-vax ma abbracciava gli ulivi".

E ancora: "Viviamo in un Paese in cui la cultura no-vax è forte. Per me l’obbligo vaccinale almeno per medici, personale sanitario e personale docente sarebbe un dovere. Credo sia difficile portare a casa questo risultato. Ma se mi fate domanda secca la risposta è sì, obbligo vaccinale per insegnanti, medici e infermieri".

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