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Intesa Sanpaolo, imprese culturali milanesi e pandemia: perdite per 33,8 mln ma forte la capacità di reazione

La mappa della cultura a Milano è diffusa e eterogenea: dal centro alla periferia la produzione culturale non si arresta nonostante le perdite subite dal lockdown

Di J. Muller

22 Novembre 2021

Intesa Sanpaolo: riaprono le Gallerie d'Italia a Milano, Napoli e Vicenza

'Grand Tour', Gallerie d'Italia

La raffinata mostra “Grand Tour” inaugurata venerdì 19 novembre alle Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo a Milano racconta l’Italia, quasi Wunderkammer a cielo aperto, attraverso opere emblematiche che nutrono lo spirito romantico ante litteram degli illustri visitatori settecenteschi, i quali attraverso il dialogo con il passato traevano nuova linfa, facendo di città come Venezia, Milano, Napoli, Pompei, Firenze o Roma un laboratorio culturale europeo.

Ma il nostro Paese non è solo testimone dell’antico e deve avere il coraggio, come sottolineato di recente dal Ministro della Cultura e dei Beni Culturali Dario Franceschini, di investire in cultura intesa non soltanto come "tutela dei beni culturali', bensì come settore trainante, capace di guidare la crescita e la ripresa economica post-pandemia. 

Ora, come ai tempi del grand tour, infatti "c’è un grande spazio di crescita per l’industria dell’arte in tutto il mondo e l’Italia deve avere un ruolo di guida". 

La fabbrica della bellezza italiana, composta da galleristi, direttori di musei, case d'aste, antiquari e aziende di logistica, vale infatti, limitandoci solo al campo dell'arte, ben 1,46 miliardi di euro, con un indotto calcolato in 3,78 miliardi dalla ricerca “Arte: il valore dell’Industry in Italia’, realizzata dall’Osservatorio Nomisma, in collaborazione con Intesa Sanpaolo e promossa dal gruppo Apollo. 

Tuttavia l'era Covid, pur rappresentando un impulso per una rinascita culturale, lascia duri segni nel settore. Quanto ad esempio ha impattato la pandemia sulle imprese culturali di un centro pulsante e d'avanguardia come Milano? 

Se n'è parlato oggi alle Gallerie d'Italia in Piazza Scala dove la Direzione Studi e Ricerche e del Desk Media e Cultura di Intesa Sanpaolo ha presentato uno studio basato sui dati forniti dal Comune, che ha messo a disposizione dati relativi a 367 operatori culturali milanesi che hanno partecipato ai bandi del Piano Cultura, predisposto per supportare le imprese in difficoltà a causa della pandemia.

A commentare i dati emersi Gregorio de Felice, Head of Research and Chief Economist di Intesa Sanpaolo, Stefania Trenti, Responsabile dell’Ufficio Industry della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo e Tommaso Sacchi, Assessore alla Cultura del Comune di Milano

Tommaso Sacchi: “Imprese culturali, Milano protagonista a livello europeo”

VIDEO-Tommaso Sacchi: “Imprese culturali, Milano protagonista a livello europeo”

Tommaso Sacchi, assessore alla Cultura del Comune di Milano, così ha commentato i dati emersi: “È molto prezioso che esistano realtà del mondo privato che si prendono autorevolmente l’onere di analizzare gli stati di crisi che stiamo attraversando in conseguenza alla pandemia. Il commento allo studio presentato oggi è conseguente anche agli ultimi rilievi di altri rapporti molto autorevoli, come quello di Symbola, nei quali Milano è raccontata come una città protagonista nel panorama nazionale per la quantità e la qualità delle realtà produttive della cultura”.

“Senza dubbio durante questo biennio il settore è stato messo a dura prova. I dati che abbiamo presentato oggi alle Gallerie d’Italia ci raccontano in maniera scientifica quello che abbiamo sostenuto negli ultimi mesi: c’è stata una crisi che ha toccato in modo particolare i settori della produzione, partendo dallo spettacolo dal vivo nelle sue varie declinazioni.”

“Dalla mappatura emergono inoltre mondi della cultura indipendente che toccano tutti i quartieri della città. Il centro in particolar modo, con la zona Duomo e Sarpi, vanta la maggiore quantità di presenza di soggetti produttivi e istituzioni della cultura.  Tuttavia anche i nuovi quartieri stanno assumendo un ruolo di primo piano nella produzione di contenuti, penso ad esempio a tutta la zona sud della città.”

“A questo si accosta il Fondo di Mutuo Soccorso del Comune di Milano con tre aeree di intervento. Il Fondo ha costituito un unicum in Italia, un’esperienza molto positiva. Credo che questo studio abbia dato l’evidenza enorme di come sia importante stimolare i privati nel dare coraggio al mondo della produzione culturale che è profondamente identitario per una città come Milano dove si sta giocando una partita sulla cultura di assoluto protagonismo a livello europeo”.

Trenti (Intesa Sanpaolo):”Imprese culturali milanesi, dalla nostra ricerca emerge un quadro diversificato e diffuso”

VIDEO-Trenti (Intesa Sanpaolo):”Imprese culturali milanesi, dalla nostra ricerca emerge un quadro diversificato e diffuso”

Stefania Trenti, Responsabile Industry Research di Intesa Sanpaolo ha raccontato la fotografia delle imprese culturali della città di Milano emersa dalla ricerca: 

“La ricerca si è avvalsa dei dati relativi al Fondo di Mutuo Soccorso di Milano messo in campo durante la pandemia. Il Comune ci ha fornito questo database che ci ha consentito di mappare le realtà culturali operative nella città di Milano".

“In seconda analisi abbiamo misurato l’impatto nel periodo peggiore di chiusure dovute dalla pandemia. Si tratta di un mondo estremamente eterogeno, almeno un terzo del nostro campione è attivo nella produzione di contenuti culturali mentre un altro terzo si occupa prevalentemente della valorizzazione di questi contenuti.  Abbiamo anche tutta una serie di attività di servizio alla produzione di beni culturali. Dal campione emerge un mondo estremamente ricco con una diffusione su tutto il territorio cittadino".

Intesa Sanpaolo, la mappa della cultura a Milano è diffusa e eterogenea. Sarpi e Duomo hub della cultura. 

I dati forniti hanno offerto un' occasione per un’analisi sulle imprese culturali della città. Ne emerge un tessuto culturale dinamico e caratterizzato da forte eterogeneità in termini di specializzazione (dalla produzione in proprio di spettacoli ed eventi, alla valorizzazione, alla fornitura di servizi) e attivo in tutti gli ambiti culturali (teatro, cinema, musica, danza, arti visive, letteratura, scienza, sport…).

I soggetti che hanno fatto domanda per i bandi sono prevalentemente di piccole dimensioni (due terzi dichiara un fatturato inferiore a 200mila euro) e sono localizzati in quasi tutto il territorio comunale, con una prevalenza nel centro città ma con una buona presenza anche nelle zone più periferiche. Da sottolineare l’attenzione ai temi sociali: il 36% dichiara di operare in contesti di forte degrado e/o in favore di persone fragili.

Imprese culturali milanesi e lockdown: quasi tutti gli operatori hanno dovuto riprogrammare l'attività

L’impatto del lockdown è stato significativo: il 99% degli operatori ha dovuto spostare o riprogrammare l’attività già definita. Il 63,5% dichiara di avere servizi accessori che si sono interrotti.  In valore assoluto, tenendo conto delle spese di mantenimento sostenute a fronte di incassi nulli per chiusura e dell’entità dei danni dichiarati, la perdita ammonta a 33,8 milioni di euro, che rappresenta però una sottostima se consideriamo che i danni dichiarati si riferiscono a solo 6 mesi e non tengono conto del lockdown autunnale/invernale.  

Emerge però una forte capacità di reazione: oltre la metà dei soggetti si è attivata per beneficiare delle misure d’emergenza del Governo e più dell’80% dei soggetti ha ampliato la propria offerta on-line per far fronte alle chiusure e alle misure di distanziamento imposte per contenere la diffusione del virus.

De Felice (Intesa Sanpaolo): “Abbiamo mappato 367 imprese culturali milanesi: l’impatto del lockdown è stato di 34 milioni”

VIDEO-De Felice (Intesa Sanpaolo): “Abbiamo mappato 367 imprese culturali milanesi: l’impatto del lockdown è stato di 34 milioni”

Gregorio De Felice, Chief Economist di Intesa Sanpaolo, ha così riassunto a Il Giornale d’Italia i dati emersi dalla ricerca:

“Abbiamo mappato 367 imprese culturali, molte di piccole e piccolissime dimensioni. Emerge un quadro dinamico e diversificato tra musei, cinema letteratura e altro. L’impatto economico dalla fine di gennaio al 31 luglio del 2020 è stato pari a 34 milioni. Siccome la pandemia e le restrizioni sono poi proseguite si tratta di una sottostima”.

“Ottima reazione da parte delle imprese sia nel chiedere sostegni al Fondo di Mutua Emergenza del Comune di Milano, ma soprattutto è interessante come la gran parte di queste imprese abbia sfruttato le possibilità del digitale”.

“Probabilmente Milano si differenzia per una diversificazione maggiore. Vedo anche un forte dinamismo che forse in altre zone di Italia non abbiamo osservato”.

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