06 Marzo 2026
Il Museo Novecento di Firenze presenta una grande mostra dedicata a Ottone Rosai ph Leonardo Morfini
Il Museo Novecento di Firenze presenta una grande mostra dedicata a Ottone Rosai, uno dei più grandi artisti a livello mondiale degli ultimi sessant’anni
Museo Novecento Firenze presenta la mostra “Ottone Rosai. Poeta innanzitutto", in programma dal 7 marzo al 4 ottobre 2026. La mostra prende avvio dal confronto tra i dipinti del Lascito Rosai e le opere dell’artista provenienti dalla Collezione Alberto Della Ragione, riunite per la prima volta in un percorso unitario. Articolata in due ambienti distinti, l’esposizione consente di indagare le figure e i luoghi cari a Ottone Rosai (Firenze, 1895 – Ivrea, 1957), restituendo un’immagine complessa del pittore e del suo rapporto con la propria città e gli intellettuali del suo tempo. Completa l’esposizione una selezione di documenti provenienti dal Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux, Archivio Contemporaneo Alessandro Bonsanti. La mostra costituisce inoltre un importante tassello di raccordo tra le collezioni civiche fiorentine e la figura di Georg Baselitz, a breve protagonista di una grande mostra al Museo Novecento. Baselitz è infatti un grande estimatore di Ottone Rosai, che ebbe modo di scoprire le opere dell’artista fiorentino durante il suo primo soggiorno a Firenze nel 1965. “Con questa mostra al Museo Novecento, Firenze celebra l’anima più autentica di un suo grande maestro, Ottone Rosai, che ha dipinto la nostra città interpretandone il respiro etico e umano, trasformando strade e volti quotidiani in poesia universale. – ha detto l'assessore alla cultura Giovanni Bettarini. – Riunire oggi il Lascito Rosai e la Collezione Della Ragione è un’operazione culturale preziosa che mette in luce la centralità di Firenze nel panorama del Novecento e la sua influenza su artisti internazionali come Baselitz. Puntare su Rosai significa valorizzare una Firenze che è, allo stesso tempo, custode di memoria e laboratorio di riflessione profonda sull'esistenza". “La sinergia tra istituzioni culturali fiorentine aiuta l’arte in ogni sua dimensione, consapevoli come siamo che molti artisti possono essere annoverati nella categoria ‘artefici’ di memoria rinascimentale. - ha detto Riccardo Nencini, presidente del Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux - Dediti all’arte figurativa, sì, e al contempo letterati. Rosai, infatti, terrà una stretta relazione con Papini. Degni di nota i suoi scritti giovanili”
“Fin dal 2018, quando sono arrivato a dirigere questo museo, ho avuto sempre in mente di valorizzare le opere di Ottone Rosai appartenenti alle collezioni civiche. – ha detto Sergio Risaliti, direttore del Museo Novecento - In prima battuta era per me importante rispettare l’accordo fra gli eredi e l’amministrazione, che si basava sulla necessità di esporre in modo permanente le opere donate al Comune di Firenze e oggi parte delle collezioni civiche del Novecento: così è stato fatto, attraverso l’allestimento, al terzo piano, di una sala riservata esclusivamente a questa Raccolta. Un altro punto fondamentale del mio lavoro è consistito nel valorizzare alcune delle bellissime opere di questo importante artista appartenute ad Alberto Della Ragione, esponendole al secondo piano nell’ambito di un rinnovato progetto museologico. Terzo punto: attendevo l’occasione giusta per riunire in una sola mostra i due corpi, quello della Collezione Della Ragione e quello delle opere conservate nello studio dell’artista al momento della sua morte e generosamente donate al Comune dagli eredi, al fin di esaltare questo cospicuo patrimonio. Finalmente l’occasione è arrivata. È un’occasione di assoluta importanza perché inauguriamo questa esposizione oggi, pochi giorni prima dell’apertura della straordinaria mostra di Georg Baselitz, uno dei più grandi artisti a livello mondiale degli ultimi sessant’anni, che da sempre ha manifestato un grande interesse per le poesie visuali e pittoriche di Rosai, artista “maledetto”, “teppista”, sensibile fino alla brutalità. Fu in un ristorante che il maestro Baselitz scoprì Ottone Rosai come ha ricordato in una recente intervista: ‘Se in quel locale avevo in mano una foto o un catalogo di Rosai, il cameriere veniva e diceva: “Oh, Ottone Rosai”. Tutti conoscevano Ottone Rosai; fuori dalla città, invece, nessuno.’
Questo fa chiarezza su una pratica museale come quella messa in campo al Museo Novecento, che sa bene accoppiare conservazione e valorizzazione. In caso contrario, ogni collezione, in mancanza di una connessione con il presente, è un feticcio che langue in penombra e asfissia, come un pesce fuori dall’acqua: la contemporaneità non ha più ossigeno, non respira più. Analizzando poi le circa 70 opere esposte in mostra, noteremo due filoni principali nella ricerca poetica di Rosai. Uno sono i celebri luoghi fiorentini, tra vie cittadine e campagne circostanti: riconosceremo le sublimi architetture del Brunelleschi e di Arnolfo, la Cupola e Palazzo Vecchio, le chiese del Carmine, di Santa Maria Novella e di Santo Spirito, e la celeberrima via di San Leonardo, dove Rosai aveva il suo studio. Ci sono poi gli scorci di paesaggi che sembrano non essere intaccati dal passare dei secoli, e neppure delle stagioni: vigne e uliveti che sono moderni per la qualità della pittura e antichissimi per la qualità dell’aria. E poi ecco l’altro filone: ci sono tutti gli amici di Rosai, quella grande comunità di poeti, scrittori, intellettuali, pittori, artisti e storici dell’arte che hanno tenuto in vita, anche nella prima metà del Novecento, l’aurea miniera del Rinascimento. Una stagione che ha lasciato frutti preziosi, il cui succo non era patrimonio di pochi eletti, ma impregnava di vitalità creativa la città e tutto il suo tessuto. Ringrazio Riccardo Nencini, presidente del Gabinetto Vieusseux, per la bella collaborazione; tutto lo staff del Museo Novecento; e un ringraziamento speciale a Eva Francioli, che ha contribuito alla realizzazione di questa mostra in modo, per me, esemplare.”
Il percorso mette in evidenza due poli inscindibili della ricerca dell’artista: i volti degli amici e le figure della quotidianità e Firenze, vissuta come paesaggio interiore e teatro di un’esperienza condivisa. Per Rosai, l’amicizia con letterati, poeti, editori e artisti non è un semplice sfondo biografico, ma un vero spazio di confronto e formazione, che incide direttamente sulla sua visione del mondo e sulla concezione dell’arte come esercizio di sincerità. Nei suoi ritratti, le persone care emergono come presenze silenziose, cariche di affetti e tensioni morali, portatrici di una verità profonda, spesso velata di malinconia. Anche le lettere dell’artista rivelano legami vissuti come necessari, talvolta salvifici, talvolta dolorosi. I luoghi dipinti da Rosai non sono semplici vedute: le strade, le colline, i monumenti e le case isolate di Firenze diventano spazi interiori, organismi vivi con cui l’artista intreccia un rapporto fisico e morale. Via di San Leonardo, le grandi chiese, Palazzo Vecchio e i margini urbani raccontano una città lontana dall’idealizzazione, carica di misura, gravità e resistenza. Anche le immagini apparentemente semplici rivelano tensioni tra luce e ombra, stabilità e precarietà, appartenenza e solitudine. I luoghi di Rosai sono inseparabili dalle persone che li hanno attraversati e dalle parole che li hanno raccontati: scrittori, poeti e amici condividono con lui una stessa geografia affettiva, fatta di camminate notturne, incontri nei caffè, stanze di lavoro e periferie osservate senza indulgenza. La fitta rete di relazioni rivelata dai dipinti e dai documenti d’archivio restituisce un’immagine della Firenze di metà Novecento come tessuto vivo, in cui Rosai si muove come interprete al tempo stesso centrale e irregolare. Capace di devozione assoluta e di rotture radicali, l’artista apre il suo sguardo sul dramma dell’esistenza, sempre guidato da un’idea etica dell’arte. Le sue figure evocano una comunità inquieta, che condivide un’umanità segnata dalla fatica di esistere e dalla necessità di credere ancora nella poesia.
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