09 Febbraio 2026
Nel «tramonto dell’Occidente», anche il diritto tramonta – o meglio si trasforma. Costituzioni, carte dei diritti e organizzazioni internazionali appaiono, all’inizio dell’anno decisivo, démodées. La tecnocrazia è una civiltà post-etica. Sul piano giuridico, ciò si traduce anzitutto in uno svuotamento morale delle norme. La pretesa che la legge incarni principi di giustizia viene abbandonata. Le leggi diventano puri comandi, l’intera struttura legislativa e giudiziaria viene riassettata in base ai nuovi parametri – e non mi riferisco al referendum. Sporchiamoci le mani.
La legge, all’epoca del tribalismo hi-tech, è il comando del più forte. Montesquieu ha perso (o ha vinto tutto): in un mondo dove lo 0,001 per cento detiene il PIL mondiale, non ci sono più quei pesi e contrappesi che, secondo lui, garantiscono l’equità delle norme. Non fraintendete: Montesquieu – massone – detestava il popolo. L’equità consiste, per lui, nella distribuzione di poteri e privilegi tra gli strati alti della società. Il suo sogno era prolungare indefinitamente l’“alleanza naturale” tra nobiltà e corona. La legge, in quest’ottica, è un rapporto tra corpi dotati di potere: nobiltà, clero e corona.
Oggi siamo oltre Montesquieu: la dialettica di potere avviene all’interno dello stesso gruppo (anche se formato da fazioni in lotta). L’Occidente contempla il proprio tramonto (o compimento) con occhiali hobbesiani: a decidere, è il Leviatano high-tech.
Quali sono le odierne fonti del diritto? Google non è aggiornato: mostra ancora una piramide novecentesca con, al vertice, le costituzioni. Dopo il lockdown e genocidi in mondovisione? Le banche dati non cooperano, il logos deve affrancarsene per comprendere la realtà. Saranno forse i parlamenti? Neanche per idea: questi conservano l’autonomia legislativa su questioni interne minori, che contano come un due di picche. Sulla politica economica, militare e industriale, la decisione è già presa. Accontentiamoci di deliberare su quanti sassi collocare nelle rotonde. Spostiamo lo sguardo più in alto. Che siano i presidenti? La recente dichiarazione di Trump, per cui l’unico limite al suo agire sarebbe la sua morale, non ci confonde – non agisce da solo, non è affatto libero. I presidenti sono mediatori altolocati. Qui si ferma lo sguardo politicamente corretto, Google incluso. Il suddito digitale torna a Netflix: indagine interrotta per eccesso di nebbia.
Col potere legislativo, cambia anche quello giudiziario.
I nuovi tribunali sono i talk show, dove il reo viene giustiziato in processi digitali sommari. I giudici tecnocratici sono i conduttori televisivi, amministratori del giusto e del vero; esperti e influencer formano la giuria. Il talk show ha deciso prima di ogni sentenza giudiziaria: ha emesso la sua sentenza. Il fatto che il soggetto non venga arrestato fuori dallo studio non prova che il talk show non sia il nuovo tribunale, ma solo che – per ora – non sia stato compiuto l’ultimo passo.
L’intero campo del giusto e dello sbagliato, con relative istituzioni e procedure, sta venendo riscritto dai neo-tribalisti hi-tech.
Di Pietro Cattana
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