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Amatrice, l'ex sindaco Pirozzi: "Dobbiamo tutto alla solidarietà degli italiani"

Il politico, oggi consigliere della Regione Lazio, fa un bilancio per Il Giornale d'Italia di questi cinque anni dal tragico terremoto del 2016

26 Agosto 2021

Amatrice, parla l'ex sindaco Pirozzi: "Dobbiamo tutto alla solidarietà degli italiani"

Fonte: lapresse.it

"Dobbiamo tutto alla solidarietà degli italiani": queste le parole che continua a ripetere a Il Giornale d'Italia l'ex sindaco di AmatriceSergio Pirozzi, da sempre in prima linea per denunciare le lungaggini della ricostruzione.

Il 24 agosto è scattato il quinto anniversario dalla tragedia che ha sconvolto l'Italia, quando una scossa di terremoto di magnitudo 6.0 iniziata alle 3:36 della notte provocò 299 vittime. Il cratere di 130 km coinvolgeva 139 comuni, molti dei quali vengono cancellati dalla mappa in pochi minuti. Tra questi, Amatrice, Accumoli (Rieti) e Arquata del Tronto (Ascoli Piceno). Pescara del Tronto, frazione di Arquata, viene letteralmente rasa al suolo.

Intervistato da Il Giornale d'Italia, Sergio Pirozzi ha fatto un bilancio degli ultimi anni di ricostruzione. Con amarezza, non si trattiene dal denunciare il senso di abbandono che si percepisce nei paesi lasciati indietro dalle istituzioni. Pirozzi oggi è consigliere della Regione Lazio, mentre ha coperto due mandati come sindaco di Amatrice tra il 2009 e il 2019.

Amatrice, parla l'ex sindaco Pirozzi: "Dobbiamo tutto alla solidarietà degli italiani"

"Cinque anni è un periodo lungo, si sa", inizia a raccontare l'ex sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi a Il Giornale d'Italia. "Oggi è avanzato soprattutto il privato, mentre la ricostruzione di quello che è pubblico è molto lontana dall'essere completata." Ed elenca: "Per esempio il centro giovani, il centro anziani, parchi, impianti sportivi...insomma, tutto quello che era parte della comunità prima del terremoto. Ancora nulla".

Sospira. "Per dirti che se non avessimo avuto la solidarietà italiana..." Gli chiediamo: "Quindi sta dicendo che le istituzioni sono venute meno nonostante l'urgenza di ridare vita ad Amatrice e gli altri comuni distrutti?". "Certo", dice. Come se fosse una cosa ovvia, che si è persa con il passare degli anni e del calo dell'attenzione mediatica sulla ricostruzione. "Le istituzioni sono venute meno sotto occhi di tutti", sottolinea.

"Un minimo di comunità si è riuscito ad avere solo perché c'è stata la generosità degli italiani, solo grazie a loro". E racconta partendo dal caso dell'ospedale di Amatrice: "Prima avevamo un ospedale. Ad oggi c'è ancora e solamente un ospedalino da campo, fatto di container, quel tipo di installazioni che sono servite per il primo intervento nelle settimane successive al terremoto. I nuovi lavori sono partiti solo 6 mesi fa. Significa che se tutto andrà bene l'ospedale sarà pronto tra 3 anni. Il presidio sanitario copre tutte le aree di questa parte di centro Italia. È davvero troppo tempo."

Pirozzi: "Vivere qui è un atto di coraggio. Non servono solo le case"

"Per chi vive in queste terre grande ogni giorno è un atto di coraggio", afferma Sergio Pirozzi. "E, davvero, non so dove saremmo oggi senza la generosità degli italiani. Senza le donazioni non avremmo nemmeno iniziato una gran parte dei lavori più urgenti, per cui ancora non erano arrivati i fondi del Governo. Se c'è un minimo di vivibilità è stato fatto tutto grazie alle donazioni."

Infine, l'ex sindaco lancia un appello al Governo: "Oggi ti dico che c'è la necessità estrema non solo per Amatrice, ma anche quelli che hanno avuto la distruzione, di qualcosa di più di una semplice ricostruzione degli edifici. Ci sono 22 comuni che da quando c'è stato il terremoto si sono visti togliere tutto. Almeno per loro servono misure a sostegno del lavoro e delle attività economiche. Se aspettiamo la ricostruzione delle case e il lavoro non c'è, non ha senso. Non serve. So cosa succede in questa parte d'Italia, e dico che se bisogna fare qualcosa, bisogna innanzitutto dare la possibilità a chi decide di vivere qui di trovare lavoro e vivere dignitosamente."

Infine, Sergio Pirozzi accenna al dossier sull'infiltrazione di clan mafiosi nei cantieri stanziati con fondi nazionali ed europei. "È urgente rimettere una norma che fu cancellata nel 2019, la clausola di salvaguardia che impediva la vendita degli immobili ricostruiti. Una 'normetta' che però era proprio stata studiata per evitare speculazioni. Ora questo vuoto normativo, in una situazione dove accettare 30-40mila euro per mollare la ricostruzione a qualcun altro potrebbe essere un buon affare, rischia di finire in un brutto malaffare a beneficio della criminalità organizzata."

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