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Benedetto Croce

“La visione dell’arte”, la grande mostra dedicata a Dante inaugura a Forlì

Le Gallerie degli Uffizi e i Musei San Domenico, con la collaborazione della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, celebrano il settecentenario della morte del Sommo Poeta attraverso un possente e eterogeneo percorso espositivo

Di J. Muller

29 Aprile 2021

La visione dell’arte, la grande esposizione dedicata a Dante allestita ai Musei San Domenico di Forlì apre al pubblico dal 30 aprile all’11 luglio

Stilemi arcaicizzanti preraffaelliti, scompaginamenti infernali michelangioleschi, tratti aurorali nazareni, contorni romantici trasognanti: sono molte le interpretazioni che si innervano dall’ermeneutica pittorica di Dante indagata nella mostra a lui dedicata ai Musei di San Domenico di Forlì, curata dal Professor Antonio Paolucci e il Professor Fernando Mazzocca, coadiuvati da un prestigioso comitato scientifico. 

“Dante. La visione dell’arte”: il mondo visionario di Dante e la sua iconografia il tema che ispira, annuncia, arde, crea ammirazione.

La complessa visione del mondo del Sommo Poeta è tutta rivolta verso il suo centro: gli occhi di Beatrice. La fatica del viaggio, la tragedia della condizione umana con le sue colpe e con le sue espiazioni trova infine il suo senso supremo nel puro sentimento d’amore, nell’elevazione spirituale che rende all’uomo al contempo la sua finitezza e la sua immensità.

Questa è la dialettica, il file rouge che si può tracciare anche in questa grande mostra, vero e proprio “girone monstre”: circa 300 opere tra le più significative dal Duecento al Novecento, suddivise in 18 sezioni, in un percorso museale che comprende pittura, scultura, disegni e incisioni, manoscritti, edizioni rare.

I corpi corrugati, oscurati, martoriati dalle trame chiaroscurali di Michelangelo, Beccafumi, Koch, Tintoretto. La sensualità travolgente che cattura lo spettatore portandolo a volteggiare con Paolo e Francesca protagonisti delle tele di Prouvè, Bianchi, Frascheri, Boccioni, Previati. Il tragico Farinata degli Uberti di Fontana e il Lucifero ossessivo e agghiacciante di von Stuck.  Sono tutte vivide immagini di una catabasi che il visitatore compie, durante la quale a un certo punto appare a “miracol mostrare” lei: il volto magnetico della Beatrice di Rossetti che spalanca il paradiso.

Il viaggio della mostra non può che terminare con la visione più alta: quella dell'invisibile. Nell'ultima sala dedicata alla Vergine la riproduzione dolorosa e suprema di un calco in gesso della celebre Pietà di Michelangelo, con la polisemantica Vergine Consolatrice di William-Adolphe Bouguereau (1877) e con la Madonna quattrocentesca di Matteo di Giovanni, celebrazione della grazia.

Le immagini dantesche sono per gli artisti anche trama e simbolo di una ricerca delle origini mai esaurita: nella produzione ottocentesca domina il Dante esule, che mostra la “fortezza dell’esilio perpetuo”, in quella novecentesca invece un Dante dal sapore più spiccatamente “nietzschiano”.

Le opere che compongono questo magnifico racconto che mette in dialogo parole e immagini, antico e moderno, spirituale e terreno, giungono ai Musei di San Domenico da ogni dove: circa cinquanta tra dipinti, sculture e disegni le opere che le Gallerie degli Uffizi hanno messo a disposizione. Tra queste, da segnalare, proprio il recentemente restaurato affresco di Dante di Andrea del Castagno, ‘ringiovanito’ dall’intervento di recupero dell’Opificio delle Pietre dure; le evocative illustrazioni della Divina Commedia del pittore fiorentino del Cinquecento Federico Zuccari; il‘cinematografico’ Francesca da Rimini nell’Inferno Dantesco del pittore romantico Nicola Monti, acquistato dal museo fiorentino appena lo scorso anno, in occasione del primo Dantedi (25 marzo).

Non solo gli Uffizi, però, hanno aperto i loro ‘scrigni danteschi’ per la mostra, ma prestiti importanti sono arrivati anche dall’Ermitage di San Pietroburgo, dalla Walker Art Gallery di Liverpool, dalla National Gallery di Sofia, dalla Staatliche Kunstsammlungen di Dresda, dal Museum of Art di Toledo, dal Musée des Beaux-Art di Nancy, di Tours,di Anger; e poi dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, dalla Galleria Borghese, dai Musei Vaticani e dalla Biblioteca Apostolica Vaticana, dalla Biblioteca Medicea Laurenziana, dal Museo di Capodimonte, dal Musée d’Orsay, dai Musei Capitolini, dal Museo Archeologico di Napoli. Musei e biblioteche di 30 città italiane hanno prestato le loro opere, in uno sforzo che potremmo definire nazionale.

Il progetto di questa grande e inedita esposizione nasce da un’idea di Eike Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi, e di Gianfranco Brunelli, Direttore delle grandi mostre della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, che ci hanno raccontato la genesi del percorso espositivo. 

L'intervista al Giornale d'Italia di Eike Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi

                                           

VIDEO-Eike Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi

"La mostra è frutto di una grande cura e selezione delle opere. Il percorso non segue un unico file rouge, ma si possono distinguere più tematiche affrontate in vari capitoli che seguono un ordine cronologico.  Innanzitutto la sezione che riguarda i primi codici miniati della Divina Commedia, che sarà poi affrontata in maniera cronotematica con le sezioni dedicate ai personaggi del poema. Le interpretazioni di Dante si innervano poi lungo i secoli: ogni resa pittorica è sempre anche un’interpretazione, vi è un’ermeneutica implicita talvolta anche sine ira et studium".

"È davvero illuminante poter vedere tutti gli approcci insieme, sono sicuro che mettendo a confronto le opere verranno fuori moltissimi risultati interessanti. Questo sta già avvenendo per esempio con il confronto dei disegni di Federico Zuccheri conservati al Museo degli Uffizi con quelli di Giovanni Stradano".

“Molto interessante anche la sezione dedicata all’Ottocento, nella quale si nota che alcune tematiche, come quelle legate al Paradiso, furono neglette. Una Cantica che a noi oggi è invece particolarmente cara perché ci dà fiducia, speranza e fede”.

“È una pura coincidenza, ma l’inaugurazione di questa mostra a Forlì preannuncia anche la riapertura delle Gallerie degli Uffizi di Firenze. Apriamo con delle importanti novità: una serie di nuove sale con ben oltre 100 opere d’arte che prima non erano visitabili! Avremo inoltre un nuovo ingresso più vicino all’Arno, un grande passo avanti nel progetto di rinnovamento degli Uffizi che trasformerà il Museo”.

“Tra l’altro, forse il passo più importante, con le nuove sale l’anello mancante tra il primo decennio del Cinquecento e la pittura della controriforma viene chiuso con l’arricchimento della pittura del primo Cinquecento toscano, romano e emiliano.  È una grande possibilità per vedere lo sviluppo dell’arte oltre la Toscana, tema centrale anche in questa collaborazione con il San Domenico di Forlì che ha dato vita a una mostra che racconta l’importanza di Dante non solo per territorio ma per tutta l’Italia”.

L'intervista al Giornale d'Italia di Gianfranco Brunelli, Direttore delle grandi mostre della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì

VIDEO-Gianfranco Brunelli, Direttore delle grandi mostre Cassa dei Risparmi

"Raccontare Dante attraverso l’arte significa innanzitutto indagare la sua scrittura: egli scrive con gli occhi, pensa per immagini. Il rapporto tra il figurativo e la scrittura costituisce il linguaggio con il quale egli dona una sintesi unica del volgare. L’arte è un punto di riferimento per Dante nel suo tempo e l’arte successiva ha colto nel poeta elementi fondamentali per raccontare sé stessa e i momenti storici salienti della propria vicenda"

"Abbiamo immaginato di raccontare questi secoli che ci separano da Dante attraverso capolavori che hanno riletto l’Opera del poeta ma anche Dante come personaggio: partiamo dai Giudizi Universali, dai manoscritti istoriati per arrivare alle immagini di Dante nel Quattrocento. Poi nell’Ottocento e nel Novecento abbiamo evidenziato come cambia l’idea di Dante. In mostra capolavori assoluti da Cimabue a Giotto, Ambrogio Lorenzetti, Beato Angelico, Signorelli, Guido Reni fino a Picasso, passando dai preraffaelliti e dalle opere dell’ottocento italiano, francese e tedesco"

 

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