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Capone (Ugl): "La Legge 76/2025 da finalmente attuazione all’articolo 46 della Costituzione sulla partecipazione dei lavoratori"

Il Giornale d'Italia ha intervistato Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl: "La norma segna un cambio di passo ma è solo l’inizio, servono contenuti più chiari e vincolanti per rendere la partecipazione uno strumento concreto di democrazia economica e rilancio della produttività"

23 Luglio 2025

Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl, in occasione dell'incontro Partecipazione dei lavoratori. Riflessioni sulla Legge 15 maggio 2025, n. 76” è stato intervistato da Il Giornale d'Italia.

Qual è il giudizio della CGIL sulla legge 15 maggio 2025 n. 76 e sulle nuove forme di partecipazione dei lavoratori?

"La valutiamo con grande favore, perché sancisce un principio già riconosciuto dalla nostra Carta costituzionale, in particolare all’articolo 46, che prevede la partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese. Una norma che, purtroppo, ha impiegato troppo tempo ad arrivare. Questo è forse il suo limite principale.

Noi, come organizzazione sindacale, abbiamo fatto della partecipazione una battaglia sin dalla nostra origine. Già nel 1950, alla nascita della CISNAL – poi divenuta UGL – la partecipazione era considerata un elemento fondamentale di democrazia economica. Già allora si riteneva potesse rappresentare uno strumento utile per superare la logica della lotta di classe e la conflittualità senza sbocchi.

Siamo ovviamente favorevoli alla partecipazione dei lavoratori: alla gestione, alla distribuzione degli utili, a tutte quelle forme che consentano loro di essere attori protagonisti del processo produttivo. Crediamo che sia una formula avanzata per rilanciare l’economia, il lavoro e i redditi.

Detto questo, riteniamo che si tratti di un inizio. La legge deve essere ulteriormente arricchita di contenuti più chiari e vincolanti, oggi ci sono previsioni, ma non ancora obblighi reali. Tuttavia, i lavoratori possono guardare al futuro con maggiore fiducia, sia sul piano occupazionale che su quello economico. È un passo che può aiutare il Paese a diventare più capace di generare reddito, PIL e produttività, anche rispetto alla concorrenza extraeuropea."

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