23 Gennaio 2026
Giuseppe Cossiga, Stefano Cuzzilla, Andrea De Gennaro, Francesco Paolo Figliuolo e Elisabetta Belloni, fonte: imagoeconomica
La primavera delle nomine si avvicina e, come da manuale, nei palazzi romani è già partito il risiko delle poltrone. Tra le partite più sensibili c’è quella di Leonardo, il colosso della Difesa dove ad aprile scade il mandato del presidente Stefano Pontecorvo. Traduzione: telefoni roventi e nomi che spuntano come funghi. Perché Leonardo non è una partecipata qualsiasi: è incrocio di armi, geopolitica, Nato, Ue e rapporti Usa, roba da far tremare i polsi. E infatti la rosa dei papabili è un mix di politica, apparati e industria.
In pole position c’è Giuseppe Cossiga, detto Cossiga jr, figlio dell’ex Capo dello Stato e uomo che da anni bazzica il perimetro della Difesa. Classe 1963, ingegnere aeronautico, ex Forza Italia, ex sottosegretario alla Difesa con Berlusconi, poi transitato in Fratelli d’Italia nel 2012. Da allora il curriculum si è fatto sempre più “mirato”. Oggi Cossiga jr è direttore delle relazioni istituzionali di Mbda, il colosso missilistico europeo partecipato anche da Leonardo, e dal 2022 siede alla guida dell’Aiad, la federazione delle aziende della Difesa, prendendo il posto lasciato libero da Guido Crosetto. Coincidenze? A Roma sorridono.
Un profilo che al ministro della Difesa non dispiacerebbe affatto e che viene considerato “compatibile” con la linea atlantista e industriale del governo.
Forza Italia prova a mettere sul tavolo Stefano Cuzzilla, attuale presidente di Trenitalia. Ma le chance sono ridotte al minimo sindacale: difficile che gli azzurri possano incassare un’altra casella pesante, visto che la famiglia Berlusconi non sembra intenzionata a mollare Paolo Scaroni all’Enel.
Nella lista c’è anche Andrea De Gennaro, comandante generale della Guardia di Finanza, in scadenza a maggio. Le sue quotazioni sono in salita anche se non tutti sono convinti: la poltrona di Leonardo è già stata del fratello Gianni De Gennaro dal 2013 al 2020. Poi c’è il jolly Figliuolo. Il generale, già commissario Covid e poi della ricostruzione post-alluvione, viene visto come uomo operativo, concreto, poco incline ai fronzoli. Ma proprio per questo non scalda tutti i cuori politici.
Fin qui l’ordinaria amministrazione. Ma nei corridoi che contano torna a circolare anche un nome: Elisabetta Belloni. Ogni volta che spunta una poltrona strategica – Eni docet – il suo nome ricompare come un refolo di vento. Diplomatica di lungo corso, ex capo del DIS, curriculum da manuale e dossier delicatissimi sulle spalle.
Di Eric Draven
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