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Cattaneo (scienziata): "Nel mio libro racconto di eccellenze sconosciute al grande pubblico che dimostrano che si può essere scienziate in Italia"

Il GdI ha intervistato Elena Cattaneo, scienziata, docente alla Statale di Milano e senatrice a vita, a margine dell'evento organizzato da Arca Fondi SGR e Banca di Credito Popolare al Gran Caffè Gambrinus di Napoli per presentare il suo libro "Scienziate, storie di vita e di ricerca"

10 Marzo 2026

Il GdI ha intervistato Elena Cattaneo, scienziata, docente alla Statale di Milano e senatrice a vita, a margine dell'evento organizzato da Arca Fondi SGR e Banca di Credito Popolare al Gran Caffè Gambrinus di Napoli per presentare il suo libro "Scienziate, storie di vita e di ricerca".

Un libro che raccoglie storie di donne protagoniste della scienza, quale insegnamento possiamo trarre?

"Tanti insegnamenti a dimostrazione che l'Italia è piena di eccellenze al femminile. Sono eccellenze nei loro campi, sconosciute al grande pubblico, ma che dimostrano ai giovani e alle giovani donne che si può essere scienziate in Italia".

Ha senso parlare di parità in un campo come quello della scienza, dove è l'intelligenza che conta?

"Decisamente sì, perché è storia il fatto che le donne abbiano da sempre, in diversi ambiti e in diverse professioni, dovuto affrontare una serie di difficoltà, di discriminazioni, di pregiudizi. E la scienza non ne è esclusa perché la scienza poi si avvale delle istituzioni per le progressioni accademiche quindi ecco che troviamo, ad esempio nelle nostre università, nelle nostre straordinarie università, incluso l'Università Federico II di Napoli, esempi di dipartimenti, di settori disciplinari dove le donne professoresse ordinarie sono solo il 20% o il 25%.

Quindi c'è ancora molto da fare".

Quale può essere il ruolo delle istituzioni e quale quello dei singoli?

"Le istituzioni, a partire da quelle politiche, devono mettere in campo tutte le strategie necessarie per non perderci l'altra metà del cielo, perché perdere la forza intellettuale, propositiva e progettuale di una parte della popolazione non significa solo perdere loro, ma farla perdere all'intero Paese.

Quindi le istituzioni possono e deve devono mettere in campo strategie".

Le quote rosa

"Io sono convinta che le quote rosa siano una strategia importante da considerare in diversi ambiti, in diversi settori, come strategia transitoria per pareggiare laddove c'è un problema. Le istituzioni possono mettere in campo strategie che alimentano il welfare: parliamo sempre degli asili nido e dell'assistenza agli anziani.

Insomma, siamo ancora figli di una concezione uomo/donna che, insomma, ci porta indietro nella storia e vedeva i due ruoli funzionalmente separati, invece si devono integrare".

Questo anche per quanto riguarda la gestione di un evento naturale come la maternità?

"Sicuramente sì. La maternità coinvolge non solo la donna, coinvolge l'intera famiglia ed è un momento da vivere e crescere insieme.

Non può essere appannaggio dell'uno o dell'altro".

Delle dieci storie che racconto qual è quella che sento più vicina?

"Tutte hanno un filo rosso eccezionale queste storie, perché sono storie di donne che hanno deciso di scegliere la propria passione e questo è davvero l'invito che faccio a tutte le giovani ragazze e ai giovani ragazzi".

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