25 Febbraio 2026
"Nei prossimi sei mesi è del tutto possibile che vedremo cadere i regimi in Iran, in Venezuela e a Cuba, e potremmo vedere governi amici degli Stati Uniti in loro sostituzione": ha parlato così, ai microfoni della CNBC a Washington, il senatore repubblicano statunitense Ted Cruz, lanciando l'ennesimo pronostico su ciò che potrebbe tornare a succedere a L'Avana e a Teheran dopo il regime-change venezuelano dello scorso Gennaio.
Le parole di Cruz, a cui ormai la realtà della cronaca sta sempre più dando ragione, risalgono allo scorso martedì 17 Febbraio ma stanno ancora risuonando a livello internazionale, al punto da aver spinto anche la Cina a commentare. "Ci opponiamo a qualsiasi ingerenza negli affari interni di altri Paesi, indipendentemente dai pretesti addotti. Ci opponiamo a ogni azione che violi i principi e gli scopi della Carta delle Nazioni Unite e che leda la sovranità nazionale di altri Stati" ha fatto sapere Mao Ning, Direttrice dell'Informazione del Ministero degli Esteri cinese.
Cruz, senatore ultraconservatore per lo Stato del Texas e politico di origini cubane, l'ha definito "un momento straordinario della Storia". Un momento dove gli Usa - di cui ieri, a Capitol Hill, Trump ha elogiato l'Età aurea in corso grazie a lui - possono modificare i regimi interni di altri Paesi con la scusa di "esportare democrazia". "Se ciò accadesse - ha proseguito Cruz - sarebbe il cambiamento geopolitico più grande dalla caduta del Muro di Berlino nel 1989, da quando l’America ha vinto la guerra fredda senza sparare un colpo". Se in Venezuela metà del lavoro è già stato fatto e la vice Delcy Rodriguez stia dimostrando un'apertura spinta verso Washington - sebbene il lavoro di transizione non sia probabilmente ancora ultimato -, e se a Cuba ormai si contano le settimane di un collasso generalizzato, in Iran il pendolo ancora oscilla.
Tra minacce reciproche e tensioni psicologiche proiettate dagli Stati Uniti, un attacco contro Teheran è quanto di più probabile ci sia a meno che Washington non ottenga ciò che vuole in termini di nucleare. Ma anche quella, secondo alcuni, potrebbe trattarsi di una banale giustificazione: il regime-change iraniano nasconde troppi interessi, e per la sua realizzazione non si esclude il ruolo "alla Rodriguez" del figlio dell'ultimo scià Reza Pahlavi.
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