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Venezuela, da Usa minacce anche a ministro interni e numero 2 di Maduro Diosdado Cabello: “Sostieni Delcy Rodiguez su piano petrolio o cadrai”

L’amministrazione Trump avrebbe minacciato anche il ministro degli Interni venezuelano, Diosdado Cabello, che potrebbe essere il prossimo a cadere se non sostiene il presidente ad interim, Delcy Rodríguez. I funzionari statunitensi avrebbero fatto sapere a Cabello tramite intermediari che, se dovesse mostrarsi ribelle, potrebbe affrontare un destino simile a quello di Maduro

08 Gennaio 2026

Venezuela, da Usa minacce anche a ministro interni e numero 2 di Maduro Diosdado Cabello: “Sostieni Delcy Rodiguez su piano petrolio o cadrai”

Diosdado Cabello Fonte: X @eleccionescolom

Gli Stati Uniti avrebbero esteso le loro minacce anche al ministro degli Interni venezuelano e numero due del chavismo, Diosdado Cabello. Washington avrebbe intimato al potente dirigente di sostenere il presidente ad interim Delcy Rodríguez e il piano statunitense sul petrolio. In caso contrario, Cabello rischierebbe di fare la stessa fine di Nicolás Maduro.

Venezuela, da Usa minacce anche a ministro interni e numero 2 di Maduro Diosdado Cabello: “Sostieni Delcy Rodiguez su piano petrolio o cadrai”

Secondo quanto riferito, l’amministrazione Trump avrebbe minacciato anche il ministro degli Interni venezuelano, Diosdado Cabello, che potrebbe essere il prossimo a cadere se non sostiene il presidente ad interim, Delcy Rodríguez, al potere da quando Nicolás Maduro è stato rapito sabato.

I funzionari statunitensi erano “particolarmente preoccupatidal ruolo di Cabello, da anni considerato da molti il vero numero due del regime, e dal rischio che potesse sabotare il piano di Washington: mantenere in posizione alcune figure chiave della cerchia ristretta di Maduro in nome della stabilità, mentre si persegue una transizione politica e un accesso illimitato al petrolio venezuelano.

Infatti, funzionari statunitensi avrebbero fatto sapere a Cabello tramite intermediari che, se dovesse mostrarsi ribelle, potrebbe affrontare un destino simile a quello di Maduro. Cabello, da parte sua, ha diffuso sui social video che lo mostrano al comando di uomini pesantemente armati che pattugliano le strade di Caracas. Controlla polizia, agenzie di controspionaggio e le milizie note come colectivos.

È calmo, è tranquillo. Il tuo popolo cosciente sa cosa dobbiamo fare, lavorare per ripristinare la normalità che dovrebbe prevalere nel paese e tornare al lavoro. Oggi, i negozi hanno aperto senza problemi”, dice Cabello in un video, indicando un orologio che segna le 23 di martedì. In altre immagini stringe mani, parla con civili e negozianti e fa una chiamata in vivavoce con un altro comandante: “In battaglia, mio comandante, in battaglia, mio capitano. Difendendo la nostra patria”, risponde l’interlocutore.

In un’altra clip, decine di uomini armati posano con i fucili alzati cantando “Sempre leali, mai traditori!” e “Dubitare è tradire!”, lo stesso slogan riportato sul berretto di Cabello, indossato anche alla cerimonia di giuramento di Rodríguez. Un gesto interpretato come segnale di risentimento per non essere stato scelto alla guida del Paese e come avvertimento contro concessioni agli Stati Uniti.

Cabello ha una lunga storia di rivalità con Delcy Rodríguez e con il fratello Jorge, presidente del Congresso. Pur considerato da molti la seconda figura più potente del regime dopo Maduro, il potere era in realtà diviso tra fazioni che convivevano e competevano. Veterano del tentato golpe del 1992 di Hugo Chávez, Cabello è considerato un chavista “core”.

Il ministro dell’Interno è anche indicato come uno dei principali responsabili delle violazioni dei diritti umani del regime di Maduro, che includono oltre 20mila omicidi extragiudiziali, sparizioni forzate, torture e l’incarcerazione di migliaia di oppositori.

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