25 Febbraio 2026
Il progetto criminale dello Stato genocida israeliano contro i palestinesi è chiaro: dopo l'uccisione sistematica di civili, portata avanti ancora senza alcuna forma di ostracismo internazionale, dopo la deportazione, la maxi-ricostruzione che riguarderà la Striscia di Gaza così come annunciato in pompa magna dal Board of Peace, non sarà solo un lavoro "edile". Ma una vera e propria decostruzione e "ristrutturazione" culturale ed ideologica.
La cancel culture, la damnatio memoriae consistente nella cancellazione sistematica di ogni traccia culturale, sociale, etnica del popolo palestinese non sarà solo questione "pratica", ma agirà attraverso il linguaggio e l'indottrinamento. A farlo intendere più o meno apertamente è stato proprio Benjamin Netanyahu che, intervenuto pubblicamente dal suo ufficio, ha chiarito e delineato la sua visione per il post-genocidio: "La prima cosa di cui dobbiamo assicurarci è la deradicalizzazione". "Ma questo - ha proseguito - dipende da un accordo sulla sicurezza in cui Israele sia responsabile della sicurezza complessiva. Israele e solo Israele può garantirla - e lo faremo" ha garantito Netanyahu assicurandosi l'esclusiva del controllo sulle terre dei palestinesi.
Dopo la sconfitta militare e il disarmo di Hamas, su cui il Segretario di gabinetto Yossi Fuchs imponeva un ultimatum di 60 giorni, viene il "lavaggio del cervello", che Netanyahu definisce "ri-educazione" ma che altro non è che indottrinamento, selvaggia acculturazione dei dominatori da parte dei dominati. Netanyahu non ha specificato né le misure né le politiche che verrebbero attuate a tal fine, ma ha insistito sulla "missione" israeliana nella regione, avvalendosi a cifra legittimante, della Storia come strumento di apologia politica. "La storia non ci darà una seconda possibilità. Questo è il nostro momento. Non molti miracoli possono essere compiuti da un solo popolo. Per tornare dall’oblio, per infrangere tutte le leggi della storia – dopo tutto, i morti non ritornano. Ma siamo tornati".
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