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Congo, crolla miniera di coltan controllata da ribelli M23, oltre 300 morti: minerale per cellulari estratto a mani nude per €2 al giorno - VIDEO

Al momento della frana era affollata non solo da minatori, ma anche da donne e bambini che lavoravano o commerciavano nell’area. Lo sfruttamento minorile è un fenomeno diffuso in Congo, dove bambini tra gli 8 e i 12 anni lavorano sottoterra per più di dodici ore al giorno

31 Gennaio 2026

Oltre 300 persone sono morte nel crollo di una miniera di coltan a Rubaya, nell’est della Repubblica Democratica del Congo, un’area strategica per l’estrazione del minerale usato nei telefoni cellulari e in generale per l'industria hi-tech. La miniera era controllata dai ribelli M23 e al momento della frana era affollata non solo da minatori, ma anche da donne e bambini che lavoravano o commerciavano nell’area, scavando a mani nude per pochi euro al giorno.

Congo, crolla miniera di coltan controllata da ribelli M23, oltre 300 morti: minerale per cellulari estratto a mani nude per €2 al giorno - VIDEO

Il crollo è avvenuto mercoledì nella zona di Rubaya, uno dei siti più importanti al mondo per l’estrazione di coltan, da cui proviene circa il 15 per cento della produzione globale. Il bilancio delle vittime è salito progressivamente con il passare delle ore e ha superato quota 300 tra morti e dispersi, mentre decine di feriti sono stati estratti vivi dalle macerie. Secondo le autorità provinciali, la frana ha travolto minatori, bambini e donne presenti nel mercato informale sorto attorno al sito estrattivo. "Più di 200 persone sono state vittime di questa frana, tra cui minatori, bambini e donne del mercato. Alcune persone sono state salvate appena in tempo e hanno riportato gravi ferite", ha spiegato un portavoce locale. Un consigliere del governatore ha confermato che le vittime accertate sono almeno 227, ma il numero reale potrebbe essere molto più alto.

La miniera si trova in un’area sotto il controllo del gruppo ribelle M23 dal 2024. Le Nazioni Unite accusano il movimento armato di sfruttare le ricchezze minerarie di Rubaya per finanziare l’insurrezione, mentre i ribelli, sostenuti secondo diverse ricostruzioni dal vicino Ruanda, continuano ad avanzare in territori sempre più ricchi di risorse naturali. Dopo il crollo, le operazioni di soccorso sono state rallentate dalla mancanza di mezzi, dalla presenza dei combattenti armati e dall’instabilità del terreno. Molti corpi restano sepolti sotto la terra e le gallerie scavate senza alcuna protezione.

La vita nelle miniere di coltan

Il dramma di Rubaya riaccende i riflettori sulle condizioni estreme in cui avviene l’estrazione del coltan, una miscela di columbite e tantalite dalla quale si ricava il tantalio, metallo essenziale per smartphone, computer, turbine e componenti aerospaziali. La corsa globale alla tecnologia ha fatto esplodere la domanda di questo minerale, trasformandolo in una delle cosiddette "risorse insanguinate". Nelle miniere dell’est del Congo si lavora a mani nude, scavando cunicoli strettissimi e instabili, per salari che spesso non superano i due euro al giorno. Povertà, disoccupazione e assenza di alternative spingono intere famiglie a dipendere da queste attività, anche a costo della propria vita.

Gran parte della manodopera è composta da donne e bambini. Le mani piccole e la statura minuta permettono ai più giovani di infilarsi nei tunnel dove un adulto non riuscirebbe a entrare. In molte comunità minerarie, oltre la metà dei bambini tra gli 8 e i 12 anni lavora sottoterra per più di dodici ore al giorno, senza protezioni e sotto la sorveglianza di caporali armati. Il rischio di incidenti mortali è costante, così come quello di malattie legate all’esposizione a polveri tossiche e acque contaminate. I crolli, come quello di Rubaya, rappresentano l’esito più brutale di un sistema basato sullo sfruttamento e sull’assenza totale di sicurezza.

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