11 Gennaio 2026
Le proteste in Iran continuano ad allargarsi nonostante la repressione del regime e il blackout di internet imposto dalle autorità. Sono poche le immagini filtrate all’estero, poche quante le notizie giornalistiche che non permettono una visione chiara e lineare dei fatti. Nel frattempo, dalla Casa Bianca, continua l'insistenza sul regime change dell'ayatollah Khamenei con interventi di agenti della Cia e del Mossad che, secondo alcune fonti, si nasconderebbero tra la folla. Washington ha, inoltre, espresso l'intenzione di sequestrare petroliere iraniane.
La rivolta popolare prosegue in diverse città del Paese nonostante i tentativi di reprimerla da parte del regime degli ayatollah. Gli avvertimenti del procuratore generale Mohammad Movahedi Azad, che ha definito i manifestanti “nemici di Dio”, non hanno fermato le mobilitazioni. Anche nella notte, in un Paese isolato dal mondo a causa del blackout di internet e delle comunicazioni telefoniche, migliaia di persone sono scese in strada. Le rare immagini circolate online mostrano scontri a Mashhad, Teheran, Tabriz, Ahvaz e Rasht. In alcuni video, diffusi dal creator iraniano Vahid, si vedono manifestanti ripararsi dietro barricate improvvisate. Sul piano internazionale, gli Stati Uniti starebbero valutando il sequestro delle petroliere iraniane, sul modello di quanto già fatto con quelle legate al Venezuela. Inoltre, il Pentagono avrebbe presentato a Trump una lista di possibili obiettivi, anche non militari, da colpire a Teheran.
Secondo diverse testimonianze, il blackout iraniano non è totale ma selettivo. Le connessioni restano attive solo per la tv di Stato e per alcune agenzie filogovernative, che diffondono immagini di strade deserte e manifestazioni pro-regime. Una narrazione smentita dai fatti, poiché le proteste sono diffuse e coordinate, anche in risposta all’appello di Reza Pahlavi, figlio dello Scià deposto nel 1979, che dall’esilio ha invocato una “transizione democratica”. Atteso ora un intervento pubblico del presidente Masoud Pezeshkian, dopo il silenzio della Guida Suprema Ali Khamenei.
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